Guida pastorale di Terra Santa decimo capitolo


IL MONTE DEGLI ULIVI



A est la città di Gerusalemme è chiusa dal Monte degli Ulivi, alto 800 mt., sul quale domina l’alto campanile del monastero russo femminile, detto del "Viri Galilei", punto di riferimento da tutto il deserto di Giuda, che da qui scende fino a Gerico.
Proprio la strada per Gerico vi saliva dal torrente Cedron, per scendere alle sue spalle verso Betfage e Betania, al tempo di Gesù, ultimi villaggi prima del deserto. Ai piedi del Monte degli Ulivi vi era il Getsemani, giardino privato con "grotta del frantoio", e tutto attorno lungo l'erta del colle olivi e qualche anfratto o grotta di riparo. Una di queste già dallo storico Eusebio di Cesarea è indicata come "grotta dell’orazione", venerata dai discepoli come particolarmente cara a Gesù. In cima all’Oliveto Luca pone l’Ascensione. Da Betfage Gesù prese l’asinello per scendere in città il giorno "delle palme".
Ce n’è per vivere intensamente una mattinata in compagnia del vangelo e di Gesù.

BETFAGE

E' ora una chiesa francescana costruita entro una torre medievale, sul posto dove già la pellegrina Eteria nel IV secolo ricorda una chiesetta. Una pietra istoriata d’epoca crociata rievoca l’episodio di

 

Marco 11,1-11 e paralleli
Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. E alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?». Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare. Essi condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!



Appena dietro la chiesa, nel giardino che scende, si visitano delle tombe, molto interessanti: una, a destra, con pietra rotonda rotolata davanti al loculo in fondo alla piccola scala; un'altra, a sinistra, più grande, con all'interno loculi e sala per la preparazione. Siamo nella zona cimiteriale sopra Betania. Ci facciamo così un'idea di come potevano essere la tomba di Lazzaro e il sepolcro di Gesù.





In cima al monte degli Ulivi, in una proprietà oggi musulmana vi è il ricordo della

ASCENSIONE

Nel 376 la matrona romana Pomenia vi costruì una chiesa, detta de l’Imbomon ("sulla vetta"), al centro della quale un cancelletto segnava il punto della partenza di Gesù per il cielo. Nel 438 Melania vi costruì un monastero.

I Crociati vi edificarono una chiesa ad arcate aperte, ottagonale, con al centro una edicola a cielo aperto, con colonnine, per venerare il luogo del mistero. Col ritorno di Saladino tutto fu trasformato in moschea e l’edicola fu coperta di cupola: come è tutt’oggi visibile. Resta certo che il livello del suolo al tempo di Gesù era otto metri più sotto; quindi fasullo è il riquadro di roccia che si mostra attualmente come.... impronta del piede di Gesù!!

Luca 24,50-52 e Atti 1,9-11 rievocano in forma descrittiva il fatto della esaltazione di quel Gesù di Nazaret che con la risurrezione viene a "sedere alla destra del Padre".
Dando a noi appuntamento: "Io vado a prepararvi un posto.." (Gv 14,2-4); e promettendo di rimanere con noi (cfr. Mt 28,20), attraverso il dono dello Spirito santo (At 1,4-5).
 

Atti 1,3-14:
Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito santo, fra non molti giorni».
Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra».
Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano.
 


LA GROTTA DEL PADRE NOSTRO

Più sotto, vi è un posto prezioso. Sant'Elena costruì una basilica "in Eleona", cioè dell’Oliveto, proprio sulla grotta "dove Gesù iniziò i suoi discepoli ai sacri misteri". E' questa una delle tre "sacre spelonche" che lo storico Eusebio di Cesarea dice molto venerate all'inizio del IV secolo (assieme alla grotta della Natività e al Santo Sepolcro). Forse Gesù qui si ritirava a pregare, come già faceva in Galilea: "Di giorno insegnava nel tempio, ma la notte usciva e la passava sul monte degli ulivi" (Lc 21,37). Del resto era un po' sulla strada che portava a Betania.

Un giorno i suoi discepoli gli chiesero: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli. Ed egli disse loro: Quando pregate dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione" (Lc 11,1-4). E’ la GROTTA DEL PATER, raccolta dentro un attuale convento di carmelitane, nel cui chiostro su maioliche è riprodotto in 40 lingue il "Padre nostro".

Gesù è il primo uomo che ha il coraggio e la confidenza di chiamare Jahvè col nome di "Papà, Abbà", come un bimbo chiama il suo babbo! Del resto..: "Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono! Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto" (Lc 11,9-13).

Per cui la fiducia e la perseveranza sono le caratteristiche del chiedere: Lc 11,5-8 e Lc 18,1-8. Vediamo quest'ultimo passo:
 

Luca 18,1-8
Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: “C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi”. E il Signore soggiunse: “Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.
 

Basta chiedere con fede (Mt 21,22), non solo nella sua potenza; ma fede che DIO VEDE E VUOLE IL MIO BENE PIU’ DI QUELLO CHE IO NON VEDA E VOGLIA DI ME. Per questo ci ha comandato di dire: Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra! Si attui il tuo progetto su di me, Signore, non il mio che è sempre più meschino del tuo!


DOMINUS FLEVIT

Scendendo, con uno splendido panorama sulla città, si incontra il santuario del DOMINUS FLEVIT.
Luogo di un primitivo cimitero giudeo-cristiano (all’entrata vi sono ossuari), una chiesa bizantina dedicata alla profetessa Anna (Lc 2,36-38), i cui mosaici del VII sec. sono ancora visibili, segnava il ricordo del pianto di Gesù sulla città; ora rievocato da una chiesa del Barluzzi (1955) che vuol far pensare a una lacrima! "Maestro, guarda che costruzioni! E Gesù: non rimarrà pietra su pietra!" (Mc 13,1-2).
 

Luca 19,41-44:
"Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te, e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata".
 

E’ il lamento di Gesù sulla sua città che non ha accolto e riconosciuto il Messia; come altra volta disse:

"Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!".

Un grazioso mosaico sotto l'altare riproduce una gallina con pulcini.

Rifiuto che Gesù, sulla scorta di Isaia 5, stigmatizza con la terribile parabola dei vignaiuoli omicidi (Mt 21,33-45): "Il Regno sarà tolto a voi e sarà dato ad altri..". Il segno tragico ne sarà la distruzione di Gerusalemme nell’anno ’70 da parte dei Romani (Mc 13,14-17). Quel segno i discepoli useranno poi per descrivere la fine del mondo - o meglio il suo significato - e cioè il giudizio di esclusione dal Regno per quanti, come i Giudei, hanno rifiutato il Cristo (Mc 13,24-27).

La strada corre tra cimiteri ebraici: ogni tomba è ricoperta di sassi, segno della "vita" che si augura ai propri morti quando si vengono a visitare. Lungo la valle del Cendron ci sono antiche tombe, già dal tempo di Gesù (cfr. Mt 23,29), oggi chiamate di Assalonne, di Giosafat, di San Giacomo e di Zaccaria.

Si scende poi passando davanti alla chiesa russa di Santa Maria Maddalena che spicca con le sue cipolle dorate sul verde di tutto il monte degli Ulivi, cui è annesso un monastero femminile. Si giunge al Getsemani, ai piedi del monte, nella valle del Cedron.


IL GETSEMANI

"Egli (Gesù) nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte...; pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì" (Eb 5,7-8). Siamo nel luogo dove più fortemente l’umanità di Gesù si è manifestata: "l’anima mia è triste fino a morire", e dove la sua scelta fu eroica e definitiva: "Non la mia, ma la tua volontà sia fatta". Luogo tra i più suggestivi del resto, che merita il massimo di concentrazione e preghiera.

LA STORIA
Oltre il torrente Cedron, ai piedi del Monte degli Ulivi, c’era questo giardino - forse di proprietà di qualche amico di Gesù. Vi era, appena all’entrata, una grotta naturale per gli attrezzi di lavoro e un "pressoio per l’olio" (appunto Getsemani), e angolo di riparo per la notte ( "come al solito" dice Luca 22,39: quindi Gesù ci veniva spesso). E’ questa l’attuale ‘Grotta dell’arresto’ proprio sul fondo valle, a fianco della chiesa della Tomba della Vergine: tracce di mosaici del IV secolo ne testimoniano il culto antichissimo, assieme a vari strumenti di lavoro e una cisterna. Quella sera, dopo la Cena al Cenacolo, scese la scalinata verso la valle (cfr. note al Gallicantu), lasciò qui a dormire i discepoli e presi con sé Pietro, Giacomo e Giovanni si allontanò "quanto un tiro di sasso" a pregare.

Proprio più in là una trentina di metri vi è "il giardino degli ulivi": vi sono conservati otto vecchissimi ulivi millenari, che ricordano quelli dell’agonia di Gesù. I Francescani ne sono custodi dal sec. XVII e ne hanno fatto un angolo di raccoglimento e preghiera. A fianco, dal 1920 vi è costruita una grande Basilica che conserva davanti l’altare una pietra già venerata dal III secolo come luogo della prostrazione di Gesù in agonia. La basilica è costruita sulla pianta della prima basilica, quella fatta da Teodosio nel 380 e distrutta dai Persiani nel 614. Anche i Crociati vi costruirono qui una imponente chiesa, di cui rimangono tracce nel pavimento e dintorni. Dentro la basilica, con pochissima luce filtrata da alabastro color violetto, è luogo di sosta per rivivere momenti drammatici: l’agonia di Gesù, il sonno indifferente degli apostoli, il bacio di Giuda, l’arresto, la fuga dei discepoli. I mosaici alle pareti ne sono richiamo suggestivo. Forse non esiste luogo più adatto per rileggere con calma le pagine drammatiche del Vangelo, e fermarsi per un po' di silenzio meditativo (e, quando si può, la sera, per un'ORA SANTA); poi si bacia la pietra in segno di partecipazione per chiedere di poter dire anche noi: "Non la mia, ma la tua volontà!".


LA BIBBIA

Tutti e quattro gli evangelisti sono molto dettagliati su questo momento, l’ "ora" come dice Giovanni. Più stringato Mc 14,32-52, Matteo 26,36-56 riporta le parole di Gesù, Luca 22,39-53 registra la preghiera, e Gv 18,1-11 la manifestazione della divinità pur in mezzo alla tragedia.

Matteo 26,36-44
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”.
Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”. E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.
 

Luca 22,43-44
Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava piú intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra.

Matteo 26,45-49
Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina”. Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”. E subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò. E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”.

Giovanni 18,4-9
Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. Gli risposero: “Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono io!”. Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?”. Risposero: “Gesù, il Nazareno”. Gesù replicò: “Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”. Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”.

Matteo 26,50-54
Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?”.

Luca 21,51-53
E toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre”.

Marco 14,50-52
Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.
 


LA FEDE,
PER CAPIRE QUALCOSA DELLA PROVA

Il Venerdì Santo è giorno del dramma più tragico: persino il Figlio di Dio è schiacciato dalla morte. Ma chiaramente non è incidente imprevisto: è "l'ora", quel momento a cui Gesù per tutta la sua vita s'è preparato. E' stata una scelta, che al Getsemani ha avuto il suo momento decisivo. E' ritornando al Getsemani che si capisce la croce.
Il Getsemani è il luogo del DUNQUE, dove si condensa tutto il mistero dell’uomo, del suo dolore, del suo male, del suo peccato...; ma anche del suo riscatto, della salvezza che gli viene dall’obbedienza di questo uomo Gesù alla VOLONTA’ del Padre!
Ma qui, questo scontro decisivo tra peccato e salvezza, avviene in un modo drammatico sulla pelle di un uomo; qui è vissuto il momento psicologico di questa battaglia, che lascerà permanenti i segni delle sue cicatrici anche nel Cristo Risorto che Tomaso ha toccato. E’ questo ruolo della libertà che qui ci interessa.

CHE COSA AVVIENE
L’agonia di Gesù rappresenta il momento supremo del dramma che vive ogni uomo: lo scontro e la scelta tra la propria autonomia e l’abbandonarsi a Dio. Il nocciolo del peccato originale è proprio quello di crederci autosufficienti, costruttori unici ed efficaci della propria felicità, testardi sognatori di una città terrestre pienamente saziante, e quindi paurosi di Dio, che sembra limitarci, che sembra invadere la nostra proprietà, che ci appare avversario della nostra libertà, .... che al massimo per interesse possiamo propiziarci. Per di più l’esperienza del dolore, del fallimento, della delusione, lungi dal farci ravvedere, ci insospettisce di più nei confronti di un Dio che stentiamo più ancora credere buono e paterno.

Anche Gesù, di fronte alla sofferenza e alla morte, ha paura e reagisce: "Se è possibile, allontana da me questo calice...!". E’ impossibile che Dio voglia davvero il mio bene; è difficile crederlo ancora dalla mia parte ora che mi porta alla morte e non mi difende dalla ingiustizia e dalla violenza...! Mai come qui Gesù è stato vicino ai nostri drammi e alle nostre ribellioni...! “Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte; .. pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5,7-8); e l’evangelista Luca parla di un sudore di sangue, tanta era la tensione agonica del momento. “Egli è stato provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato” (Eb 4,15). Anche Teresa di Lisieux parla della sua prova negli ultimi mesi di vita, proprio quando era stata toccata dallo strazio fisico della emottisi che la soffocava: come una nube oscura aveva velato il sole dell’amore di Dio che lei aveva tanto sperimentato; come un muro le si era posto davanti fino a farle provare la tentazione dell’ateismo. Così come appunto è avvenuto per Gesù, che è giunto fino al grido dell’abbandono: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato!”. Se c’era un uomo che aveva conosciuto l’amore di Dio era proprio Gesù; grande quindi deve essere stata la prova dell’abbandono! Non disse però, ribellandosi: "Dio non c'è!", ma disse: "Mio Dio, perché?", affidandosi al Mistero!

E proprio sudando sangue, supera questa sfiducia, rischia quell’abbandono che lo salverà: Non la mia, ma la tua volontà! Anche se non capisco, ci credo; anche se tutto mi sembra sbagliato, mi fido! E’ credere che Dio è Dio; è credere che Dio non può che volere il bene, che voler bene, che essere una persona cara, e il vero bene, perché è gratuità, generosità, verità e amore assoluto. Non sarebbe Dio se fosse diverso! Cristo è l’uomo che per primo ha superato il sospetto e la paura di Dio, e si è fidato, abbandonandosi pienamente a Lui. La sua sofferenza - fino alla morte - non l’ha distolto da Dio, anzi è stata l’occasione più forte per gettarsi nelle sue braccia e dire: mi fido solo di Te, nelle tue mani affido il mio spirito! Stando al vangelo di Marco (14,36), questa è l’unica volta che ci è riferito il termine Abbà nella lingua originale aramaica; una preghiera quindi quella di Gesù che esprime al massimo la confidenza e l’abbandono.
Questo atto di resa totale e fiduciosa ha ottenuto a lui la risurrezione, e il riscatto per noi. Sta proprio qui il punto. Non c'è altra strada per riavere anche noi la vita, se non questo atto sincero e coraggioso di resa a Dio.

PERCHE’ AVVIENE
Perché si è arrivati a questo scontro?Perché nel rapporto di oggi tra uomo e Dio si deve giungere a questa scelta drammatica, a questa prova dello SCACCO delle presunzioni umane per abbandonarsi nell’oscurità della fede-fiducia in Dio? Perché, in altre parole ci è richiesta una obbedienza che passa dalla sofferenza, che esige una prova, che vuole un così drammatico scontro con Dio?
L’uomo con il peccato compie anzitutto un atto di orgoglio e dice: io di Dio non mi fido, faccio da me! E si ritrova nudo, cioè povero, fallimentare, soggetto ai limiti della sofferenza e destinato alla morte. Senza Dio l’uomo è insufficiente a se stesso; si è fidato di sé ed è fallito. E' necessario allora che pesti il naso e senta tutto lo scacco delle sue presunzioni e sicurezze. Per questo ci è data la morte: proprio per provare la nostra insufficienza!

Il peccato è stato in sostanza un atto di sfiducia, un rifiuto dell'amore. Per riacquistare vita l'uomo dovrà riallacciarsi a Dio con un ritorno di obbedienza e di fiducia in Lui. Al no deve corrispondere un sì; e un sì limpido, rischioso, fatto con un abbandono che sfiora l’assurdo, cioè con fiducia totale..., perché Dio è molto esigente nell’amore. E’ per questo che il sì deve essere detto non a parole, ma coi fatti: cioè con l’accettazione "assurda" della sofferenza e della morte: credere cioè - come Gesù al Getsemani - che Dio vuole ancora il nostro bene nonostante ci provi con la sofferenza ...! La sofferenza e la morte sono il campo su cui si gioca il nostro sì, e quindi il nostro riscatto, di fronte a Dio e alla vita. Certo la salvezza è gratuita; ma... quanto .. costa, e quanto Dio ce la fa... apprezzare, o.. pagare!! Ci crede troppo alla nostra libertà! Dio vuole come “spremere” da noi un tale amore radicale e puro, come del resto ha fatto Lui sulla croce per noi. Il disordine creato dal peccato è il fardello d’OBBEDIENZA che viene lasciato all’uomo come campo in cui possa giocare il suo atto di ritorno d’amore a Dio; il martirio d’un momento di Cristo, si traduce nel martirio della quotidiana obbedienza di portare ognuno la propria croce.

Il peccato è sempre anche rottura con gli altri. La riparazione sarà una solidarietà: come Cristo e con Lui si diviene CORREDENTORI. Gesù non ha voluto portare la croce da solo - cfr. il Cireneo - , perché appunto richiede la nostra personale partecipazione, per noi e per gli altri. Si tratta di offrire la propria sofferenza come partecipazione alla croce di Cristo (.. ecco il gesto simbolico dell'offertorio dove al vino che diventa sangue di Cristo si aggiungono delle gocce d'acqua come simbolo del sacrificio della Chiesa), così da far defluire a pro del suo Corpo quegli atti di bene che lo santificano (come tra vasi comunicanti=comunione dei santi). "Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24).
L'anima quindi della sofferenza cristiana è duplice: come atto d'amore puro; come corredenzione per gli altri.

COME AVVIENE
Gesù è riuscito per primo a dire questo sì coraggioso a Dio per due motivi: una fortissima coscienza dell’amore gratuito e fedele del Padre e il dono dello Spirito santo, forza e amore sostanziale che lo legava a Dio. Tali sono le condizioni di riuscita anche per noi: maturare sempre più una conoscenza e quindi una coscienza che Dio ci ama; e lasciarci possedere il cuore dall’amore vivo e vivificante dello Spirito santo. Gesù qui lo disse appunto: "Vegliate e pregate per non cadere in tentazione (cioè per non cedere nella prova); lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Mt 26,41).
In particolare, la Messa è proprio l’attualizzazione, qui e ora, per noi, di quel SI' di Gesù al Getsemani, per comunicarci, per contaminarci, di quella sua energia e capacità di dire SI' a Dio nei momenti delle nostre prove drammatiche come le sue. Solo se aiutati dalla sua capacità, anche noi saremo capaci di quell’obbedienza d’amore che ci riscatta e salva. E ogni giorno abbiamo bisogno di dire i nostri sì, di portare la nostra croce dietro a Lui.

Ne deriva alla fine anche un grosso corollario di tipo esistenziale: pochi hanno paura della morte; tutti invece hanno paura della sofferenza, principalmente perché timorosi di non farcela - non farcela anche nella fede, cioè nel saper credere ancora che Dio, lì, voglia ancora il nostro bene! La tentazione della ribellione è quasi.. naturale.
Ebbene: proprio per questo Cristo è morto in croce, per darci quella grazia sufficiente a dire il nostro SI'; e ... Dio non fa mai le cose per niente, i suoi gesti non sono mai inefficaci. Certamente allora anch'io ce la farò, alla sola condizione di soffrire CON LUI e COME LUI, cioè con quel suo spirito di obbedienza e con la forza della sua grazia, che proprio il venerdì santo Gesù ci ha acquistato sulla croce.


ALLA TOMBA DELLA VERGINE
LA MADONNA DELL’ASSUNZIONE

Dal "Transitus B.M.Virginis", versione siriaca del II secolo: "Prendi la Vergine Maria questa mattina - ordina Gesù a Pietro - ed esci da Gerusalemme sulla strada che porta all’inizio della valle ai piedi del monte degli Ulivi. Lì ci sono tre caverne, una larga esteriore, una seconda all’interno e una terza più piccola ancora più all’interno. Sulla parete orientale di quest’ultima vi è un banco rialzato. Entra e deponi la Benedetta su quel banco". Banco e grotta sono lì ancora, in questa antichissima chiesa rupestre.

Si arriva in fondo alla valle del Cedron ed ecco questo angolo bellissimo: la chiesa dell’Assunzione, o TOMBA DELLA VERGINE. Chiesa crociata, ora ortodossa e armena, caratteristica: si scende per una scalinata fino ad una antica zona cimiteriale che risale proprio al primo secolo; qui scavi recenti hanno potuto accertare che una tomba era stata tagliata dalla collina e che già dal III e IV secolo era luogo di culto, probabilmente dei Giudeo-cristiani, quindi dei parenti di Gesù e Maria. Si venera da allora la tomba della Vergine, assunta subito in cielo anche col suo corpo come dice la nostra fede cattolica.

Si venera questo luogo col bacio dell'altare che copre l'antico sasso sul quale era stata collocata la Vergine morta. Attorno vi sono piccole icone d'argento e d'oro che meritano la nostra attenzione e devozione.

Appena dietro la piccola edicola, vi è la ICONA più bella di Terra Santa: una Madonna dal volto dolcissimo, caldo incarnato umano, sguardo tutto tenerezza e misericordia, e un Gesù Bambino che ispira serenità, .. "come un bimbo svezzato in braccio a sua madre" (Sal 130). Ora ne è pieno il suk con riproduzioni e gigantografie. E' stata riprodotta in ultima pagina di copertina di questo "Shalom" per averla come ricordo di Terra Santa.
Qui si recita la preghiera fatta apposta per questa Madonna dell’Assunzione per chiedere a Lei che il nostro pellegrinaggio terreno sfoci là dove "come madre è andata avanti a tenerci un posto"!


LA MADONNA DEL ‘FINALMENTE!’

Ti penso, o Vergine Maria, nell’istante della tua entrata in paradiso: “Finalmente...!”, avrai esclamato! Tu sei la Madonna dell’Assunzione. Chiusi gli occhi alla vita terrena, l’istante della tua morte è stato il velo che s’è squarciato sull’eternità, ... e tu sei stata subito nella “gloria”.
Il tuo corpo, immacolato, non subì corruzione di carne; trasfigurato come quello di Gesù in una risurrezione simile alla sua, sei diventata nuova Eva, madre e modello dei veri viventi che aspirano, con la risurrezione della carne, alla vita eterna.
Il tuo cuore era già là da tempo, perché tu sei “la serva del Signore”, sempre pronta a fare “quello che vuole la sua parola”. Proprio questa tua costante comunione del cuore, ti ha meritato la comunione del corpo e della vita con la Beata Trinità del cielo.
Sei andata ad occupare il tuo posto di Regina, tu che sei la prima dei redenti e la prima dei risorti: primizia e modello della Chiesa. Gesù ci ha promesso che lì ci sono molti posti: ci sarà anche il mio! Tu sei andata innanzi, come madre, a tenermelo. Fa’, o Maria, che a quel mio posto possa arrivare a sedermi, dopo questo pellegrinaggio della vita, che voglio vivere come te e con te, o Regina Assunta in cielo. Amen.

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