| Guida pastorale di Terra Santa | undicesimo capitolo |
LA PISCINA PROBATICA
E SANT'ANNA
Il Vangelo di Giovanni ricorda la guarigione di un uomo malato da 38 anni.
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Giovanni 5,2-9
V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in
ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di
infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi momenti
discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo
l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto. Si trovava
là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo
che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il
malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua
si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me».
Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». E sull’istante
quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare.
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Capitò proprio alla Piscina Probatica alle cui acque una credenza
giudaica attribuiva poteri terapeutici. Era a cinque portici. Gli scavi attuali
hanno messo in luce due vasche trapezoidali divise da un muro, e quindi da un
portico. Adriano la trasformò in bagni pubblici con tempio al dio Esculapio; i
Bizantini a ricordo dell’episodio evangelico vi fecero sopra una chiesa di tre
navate; i Crociati ne fecero una anche loro più modesta. In compenso ne
costruirono (1140) un’altra - Sant'Anna - su grotte adiacenti (oggi ancora
visitabili) che il Protovangelo di Giacomo dice essere state abitazione di
Gioachino e Anna, e quindi casa natale della Vergine Maria. E’ ora uno dei più
begli esempi rimastici di chiesa crociata di stile romanico-monastico. Dentro
v'è buona acustica e si trovano spesso corali che cantano.
LA VIA DOLOROSA
Venire a
Gerusalemme e fare la VIA CRUCIS sembra la cosa più ovvia! Non lo è affatto, e
nel riuscire a farla, richiede un grande sforzo, e culturale e di fede.
Culturale perché è necessario ritrovare le tracce autentiche e così commoventi
di quell’itinerario doloroso; di fede perché oggi stesso, come allora, il
cammino dell’Uomo che va alla morte per la salvezza del mondo, passa tra
l’indifferenza e l’ostilità più amara e tragica: la via Dolorosa si snoda
infatti entro il suk, il colorito e chiassoso mercato arabo. E’ una esperienza
molto scioccante: ti vien quasi rabbia vedere tutta questa gente che
mercanteggia, ignara che tu sei venuto da lontano per qualcosa che per te
rappresenta il vertice della tua stima, e ... per loro non dice niente, anzi non
ne sanno neppure niente. Gesù è passato allora nella stessa indifferenza,
incoscienza e ostilità: in questo senso drammatico e di fede questa è la più
autentica VIA CRUCIS che puoi fare!
LA STORIA
E’ necessario tener presente la cartina: la Via al Calvario (Via Dolorosa) parte
dalla Torre Antonia, angolo nordovest del tempio, costeggia le mura a nord ed
esce verso il Calvario. Il tratto non è lungo, 500 mt., con un avvallamento
(Tyropeion).
La Torre Antonia era la fortezza costruita da Erode nel 35 a.C. per controllare
e difendere la spianata del Tempio; qui nei momenti più delicati anche il re, e
poi il Procuratore romano, vi risiedeva con una guarnigione. Qui quindi era il
"Pretorio", il luogo cioè dove si tenevano processi quando il magistrato era
presente. E questo certamente durante le feste pasquali. Questa fortezza aveva
quattro torri di difesa, e un vasto cortile - a lastricato romano - dove
stanziava la "coorte" militare. Distrutta nel 70 da Tito, con i recenti scavi si
son messi in luce alcuni resti importanti: una grossa cisterna d’acqua e sopra
un lastricato romano, grosse pietre che provengono presumibilmente proprio dal
cortile interno dell’Antonia, e che richiamano chiaramente il Lithostrotos di Gv
18,28. E’ materiale mosso da Adriano nel 135 quando rinnovò la città,
prendendolo dalla fortezza Antonia. Da qui trasse anche materiale per l’arco col
quale chiuse la piazza del mercato coprendo i luoghi santi, oggi erroneamente
chiamato dell’ Ecce Homo.
A noi interessa un luogo prezioso: il LITHOSTROTOS. Quando Pilato
ebbe condannato Gesù, lo consegnò ai soldati in attesa dell’esecuzione della
condanna; questi - come era loro solito - ne approfittarono per qualche tormento
e gioco, e certamente per la flagellazione - ordinata dallo stesso Pilato prima
dell’ "Ecce homo!”. Questo lastricato - nel convento delle Suore di Sion - ben
conservato, porta ancora su alcune pietre i segni dei militari (ad es. uno
scorpione, simbolo della X Legione Fretense) e dei loro giochi, uno dei quali è
detto "gioco del re", come appunto è riferito nel Vangelo, un gioco dove il
condannato era preso in giro come re e ... incoronato... di spine. Qui è
l’autentico luogo della "via dolorosa", cioè flagellazione e incoronazione di
spine; qui è luogo di lunga meditazione e preghiera.
LA BIBBIA
La narrazione puntigliosa è del Vangelo di Giovanni, dove è curata di più questa
seconda fase "civile" del processo a Gesù: 18,28 -19,16. Ma sono i Sinottici che
registrano in un modo drammatico la derisione e le percosse subite in questo
luogo da parte di Gesù: Mt 27,27-31. Assieme si confronti Mc 15,2-39 e Lc
23,2-46, dove ciascuno ha dei particolari nel descrivere questa condanna
definitiva di Gesù.
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Matteo 27,11-31:
Gesù davanti a Pilato, flagellato e coronato di spine
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l’interrogò
dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». E mentre lo
accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato
gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non gli
rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.
Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un
prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto
Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che
vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo
avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che
fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma
i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far
morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi
rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di
Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli
aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più,
presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile,
disse, di questo sangue; vedetevela voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo
sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Allora rilasciò loro Barabba
e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse
crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono
attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e,
intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella
destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re
dei Giudei!». E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo
percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello,
gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.
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Non esiste reliquia più drammatica e vera della passione di
Gesù: queste pietre portano ancora la eco viva del sangue, gli sputi, le spine,
i flagelli e tutta la derisione di gente che "non sapeva quel che faceva..". Un
giorno Gesù apparve a Sant'Angela da Foligno e le disse: "Io non ti ho amato per
scherzo...!"; quanto è vero e sentito qui questo lamento di Gesù!
Dal tempo dei Crociati è fissato un percorso - la strada interna che
costeggiava le mura - con segnate alcune cappelle devozionali per ricordare
momenti del cammino verso il Calvario. Ogni venerdì alle ore 15 i Francescani, e
quanti pellegrini si trovano a Gerusalemme, lo ripercorrono con tanta devozione
fino alla basilica del Santo Sepolcro.
Giunti alle spalle della basilica della Anastasis si passa a fianco del
Patriarcato Copto e si entra nel monastero degli Abissini. Qui - quando si trova
un attimo di tempo - ci si può soffermare per un gesto ecumenico, la preghiera e
la benedizione del monaco etiope che legge la pagina di Atti 8, il battesimo
dell'Etiope funzionario della regina Candace sulla strada per Gaza.
Si esce poi già sul piazzale d'ingresso alla basilica del Santo Sepolcro.
IL SANTO SEPOLCRO
Giunti alla Basilica del Santo Sepolcro, o della ANASTASIS, cioè
della risurrezione, siamo nel cuore della Gerusalemme cristiana; qui i più
grandi misteri della vita di Gesù sono avvenuti: il GOLGOTA, con la sua morte
redentrice in croce; il SEPOLCRO VUOTO, con la risurrezione.
"DOMINE IVIMUS! - Signore, finalmente ci siamo!": è l’espressione entusiasta di
un gruppo di pellegrini del III sec. arrivati via mare finalmente fino al Santo
Sepolcro. Lo si trova scritto in carbone e color rosso, con disegno di nave a
remi, su una lastra di pietra locale inserita nell’abside della cappella di
Sant'Elena, appunto nella basilica del Santo Sepolcro. E’ con questo medesimo
atteggiamento di spirito che anche noi siamo arrivati qui, al vertice del nostro
pellegrinaggio, a constatare la tomba vuota del nostro Signore Risorto, per
confermare la fede e da qui partire per tutto il mondo ad annunciare una
speranza nuova per l’uomo.
LA STORIA
Prima impressione è lo sconcerto...: qui è il centro del mondo, qui è il cuore
della nostra fede, ... ed è tutto così povero, freddo, arruffato, tutto così
antico, stantio, con divisioni di spazi e tempi di culto tra i diversi inquilini
di riti e confessioni cristiane! E’ la veste di Cristo divisa.
Proprio perché qui è sicuramente il "punto concentrato" di tutta la cristianità,
rappresenta emblematicamente e porta in sé tutte le tracce della storia dei
cristiani, fatta di duemila anni di culture, stili, fatti, battaglie, divisioni,
ecc..: ognuno ha lasciato, e cercato di conservare, qualcosa del suo passaggio e
della sua presenza. Se manca la conoscenza di questa dimensione storica, si
rischia di appiattire tutto, e renderlo senza significato. Mentre, al di là
della prima impressione, è una ricchezza enorme da scoprire e vivere!
Una cava di pietre per costruzioni, appena fuori le mura, era diventata luogo di
esecuzione dei condannati a morte (... si pensi alle nostre Fosse Ardeatine); la
collina nord occidentale, di nome Ghareb, che vi saliva fino a 780 mt., era già
da tempo adibita nei suoi sbalzi a grotte per sepolcri; era rimasto a quota 755
mt. un piccolo promontorio di roccia dura, non più alto di dieci metri: questo
era il ‘palcoscenico’, ben visibile dalle mura, per le condanne 'esemplari'.
Centro subito di devozione cristiana, con la costruzione del "Terzo muro" nel 44
d.C. da parte di Erode Agrippa, fu rinchiuso entro la città. Sembra che durante
l’invasione di Tito nel 70 non abbia subito danni. Invece nel 135 l’imperatore
Adriano, nel capovolgimento dato alla città di Gerusalemme per renderla una
città romana con fori e campidoglio, cambiandole nome in Aelia Capitolina,
interrò i luoghi santi cristiani, costruendovi sopra un tempio a Venere; così
divenne segno sicuro di identificazione.
Nel 325 Sant'Elena identifica il luogo del Calvario e del Sepolcro, e Costantino
vi edifica un complesso sontuoso di culto. Anzitutto, isolando dalla collina la
grotta del sepolcro, vi costruisce sopra un mausoleo rotondo, è l’ANASTASIS,
(almeno nella sua pianta, è ancora l’attuale "rotonda"); chiude con un porticato
aperto il giardino, che ha nel suo angolo sud-est la collinetta del Golgota; vi
costruisce infine davanti una grande basilica a cinque navate, con ampio atrio
che dà sul cardo maximus di Adriano. Il Calvario, a cielo aperto, fu inscatolato
lateralmente da marmi. La consacrazione avvenne il giorno 14 settembre 335.
Il seguito d'una triste storia
Il 20 maggio 614 Cosroe II distrugge tutto e incendia. Si riprese lentamente il
restauro con le magre offerte dei fedeli: inaugurazione nel 628, riportando la
Croce che Sant'Elena aveva trovato e che Cosroe aveva rubato. Nel 638 arrivano
gli Arabi. Dapprima sono rispettosi, poi sempre più ostili. Nel IX secolo un
terremoto danneggiò la cupola. Nell’841 altra devastazione con incendio ad opera
di Tamim Abu-Harb. Nel 938 incendio ad opera dei Musulmani; nel 966, uccisione
anche del patriarca. Nel 1009 fu lo sfacelo: il califfo Hakim diede ordine di
demolire ogni segno cristiano: il 15 agosto di quell’anno si distrusse col
piccone tutta la basilica. Si riprende la costruzione nel 1042 a partire dal
perimetro delle fondamenta. Siamo così al periodo dei CROCIATI. Restaurarono e
fecero più bella l‘Anastasis (la rotonda), ma soprattutto costruirono la grande
basilica che è ancora l’attuale, inglobando tutti gli edifici costruiti attorno
e il Calvario. L’inaugurazione è del 15 luglio 1149.
Quando nel 1187 ritornano i Musulmani con Saladino la basilica viene chiusa, e
interdetta ogni visita e culto. In seguito due famiglie arabe avranno la chiave
e ci vorrà una forte somma per poter visitare il Santuario.
Nel sec. XIV per intervento di alcuni sovrani d’Europa, si possono
ottenere per i Francescani alcuni insediamenti: al Sepolcro, al Sion, a
Betlemme. E’ l’inizio di una lunga ed eroica presenza e difesa che ci ha dato
fino ad oggi la possibilità di un culto cattolico. L’edicola attuale è opera dei
Greci ortodossi che la rinnovarono dopo un ennesimo incendio nel 1810 con
l’aiuto e nello stile del governo degli zar della Russia.
La basilica oggi è in condominio tra Latini (Francescani), Armeni e
Greco-Ortodossi; Siro-Giacobiti, Abissini e Copti vi hanno presenza più
limitata. I Francescani hanno un altare dedicato a Santa Maria Maddalena e una
cappella, col SS. Sacramento, che vuol ricordare l’apparizione di Gesù a Maria
sua Madre. Ogni giorno alle ore 16 vi è la processione all’interno della
basilica che termina proprio qui con una solenne benedizione eucaristica. A
volte si riesce a seguirli e fare con loro una speciale Via Crucis che gira per
tutte le cappelle della basilica rievocando i momenti del doloroso viaggio di
Gesù. E' suggestiva perché si prega assieme e si cantano in latino le antiche
melodie gregoriane della passione!
Il sepolcro è diviso in due camere: nella prima un sasso vuol ricordare la
pietra rotolata dall'angelo; all'interno vi è una lastra di marmo in forma
d'altare. In pratica è rimasto solo il perimetro; ma è luogo sicuro. Si entra
per non più di mezzo minuto a rinnovare l'atto di fede nella risurrezione di
Cristo.
Tra il Santo Sepolcro e il Calvario è posta la pietra dell'unzione -
oggi illustrata in un modo splendido dal mosaico che le sta alle spalle. E'
luogo di grande devozione per gli Ortodossi. Noi Latini usiamo tra la morte e la
sepoltura di Gesù ricordare il dolore di Maria - la Pietà -, rievocata oggi da
un altarino sul Calvario con la statua della Vergine Addolorata.
Dentro l'attuale edificio di epoca crociata, è rimasta dell'antica costruzione
bizantina la cripta di Sant'Elena con ancora un suo tappeto a mosaico
bellissimo.
Più sotto si scende ad un altare latino a ricordare il ritrovamento della Santa
Croce da parte di Sant'Elena; si vedono i tagli della roccia di quello che un
tempo era stata una cava di pietre per costruzioni.
IL CALVARIO
La visita al Calvario è suggestiva, ma è più difficile. Oggi si sale
con una ripida scala al piano che chiude in forma di duplice cappella quello che
è rimasto del "Golgota". E’ poco, ma è commovente scoprirlo e .. toccarlo!
Paolo VI ebbe questi sentimenti: "Siamo qui, Signore Gesù, siamo venuti come
colpevoli che tornano sul luogo del loro delitto... Siamo venuti per riconoscere
il misterioso rapporto tra i nostri peccati e la tua Passione.. Siamo venuti per
batterci il petto e domandarti perdono, per implorare la tua misericordia".
Quella roccia, detta "cranio", era un promontorio non più alto di una decina di
metri (oggi è fuori sei dal pavimento), lungo a forma di “s” o di arco circa 7
metri (cfr. le due cartine in pianta e sezione). Su di esso erano stabilmente
infissi dei pali verticali ai quali i condannati - che portavano il legno
orizzontale sulle spalle - venivano appesi con funi o chiodi. I primi cristiani
- i Giudeo-cristiani - vi furono molto attaccati fin dall’inizio: risale a loro
la tradizione di collocare qui il ricordo di Adamo, indicazione teologica
preziosa per esprimere l’universalità della Redenzione di Cristo. Nel 135
Adriano coprì questi luoghi venerati con un terrapieno per farne il foro di
Aelia Capitolina; così il luogo non subì ulteriori devastazioni.
Con Costantino si va a ripulire il tutto: la roccia del Calvario
viene messa a nudo e raccolta entro un quadriportico che chiude il prato davanti
al Sepolcro. Sul Calvario Teodosio II (428) vi pose una croce d’oro,
circondandolo con una cancellata protettiva e sopra una cupoletta.
Successivamente, per salvare il Calvario da peripezie sempre peggiori (compresi
i furti "di reliquie"), fu inscatolato da pareti, coperto da robusti archi, fino
ad essere definitivamente inglobato nella basilica crociata nel punto e nel modo
ancor oggi visibile.
Lo si intravvede in una vetrina nella parte nord; in una finestrella a ovest,
entro la cappella di Adamo; sopra, ai lati dell’altare ortodosso, nel punto più
alto, con ampia vetrata; e dietro l’altare degli ortodossi (ma ci vuole permesso
speciale) dove si vede un buon tratto della parete est, proprio sopra una
grotticella che per secoli fu luogo di privata devozione di tante anime in
preghiera.
Oggi a livello della cima vi sono tre altari: uno ortodosso - tradizionalmente
il luogo della croce -; uno latino che vuol rievocare la crocifissione, e quello
della Vergine Addolorata. Sotto l'altare ortodosso è possibile allungare il
braccio entro un apertura rotonda per giungere a toccare la roccia sicura del
Calvario. Folle di pellegrini (e turisti) giungono continuamente a questo luogo
sacro, non sempre con la dovuta preparazione e raccoglimento. Siamo vicini, se
non col tempo, certo con lo spazio, al cuore della storia e della nostra
salvezza. Nella penombra e nel silenzio è luogo di profonda preghiera,
riprendendo i testi evangelici della morte.
LA BIBBIA
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Marco 15,22-32
Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e
gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo
crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che
ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E
l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui
crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.
I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: “Ehi, tu che
distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo
dalla croce!”. Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi
beffe di lui, dicevano: “Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo,
il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo”. E anche
quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Luca 23,34.39-43
Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva
te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di
Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto
per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse:
“Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità
ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.
Matteo 27,33-34
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del
pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che
significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Giovanni 19,25-30
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di
Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi
disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la
prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per
adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero
perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono
alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”.
Luca 23,46
Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio
spirito”. E detto questo, spirò.
Marco 15,38-39
Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso. Allora il centurione
che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente
quest’uomo era Figlio di Dio!”.
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E’ concentrato qui tutto il mistero di Cristo: il Nuovo
Testamento è tutto legato agli eventi qui succeduti, di morte e risurrezione di
Gesù il Cristo.
* A livello di primo annuncio da parte dei testimoni oculari: 1Cor 15,11ss.: "Vi
ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto..."; e di una
loro prima comprensione: i discorsi di Pietro e Paolo negli Atti: At 2,14-40;
3,12-26; 4,8-12; 5,30-32; 10,34-43; 13,17-41.
* A livello di rievocazione storica dei fatti avvenuti e narrati nei
particolari, scoperti come significativi dopo la risurrezione: sono i racconti
della passione, morte e risurrezione nei quattro vangeli:
Matteo da 27,33 a 28,10;
Marco da 15,22 a 16,11;
Luca da 23,33 a 24,12;
Giovanni da 19,16 a 20,18.
* A livello infine di comprensione salvifica che l’evento della
morte-risurrezione rappresenta per tutta l’umanità; è la teologia di Giovanni e
di Paolo. Ad es. l’inno di Fil 2,6-11; Col 1,15-20; Ef 1,3-14.
La croce è il segno privilegiato in cui l'amore di Dio si è fatto manifesto.
“Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici” (Gv 15,13). La
prova dell’amore è il sacrificio. Non c’è linguaggio più forte ed efficace quale
quello del sangue. Cristo ci ha messo la pelle per noi. “Avendo amato i suoi, li
amò sino alla fine“ (Gv 13,1). Sant'Agostino, meditando la croce, ha una
espressione sublime: “Potuit gutta, venit unda; poteva salvarci con una goccia
di sangue, ne venne una valanga ..!”. La croce è lo spettacolo della ECCEDENZA
di Dio, che vuol strafare ... in amore!
La croce non è un incidente di percorso, entra in un disegno preciso di Dio
(secondo le Scritture) che - "per i nostri peccati" - offre il suo unico Figlio
perché esprima come uomo tutta l'obbedienza d'amore di un figlio al Padre; a
nome nostro e per noi in espiazione salvifica sullo schema di Isaia 53. Fattosi
obbediente fino alla morte, Dio lo ha esaltato (cfr. Fil 2,6-11).
Merita una lettura, per essere guidati alla comprensione più piena dei racconti
evangelici della passione, lo studio veramente affascinante fatto da:
Bruno Maggioni, I RACCONTI EVANGELICI DELLA PASSIONE, Cittadella Editrice,
Assisi.
LA FEDE
LA RISURREZIONE
Matteo 27,57-61; 28,1-10
Venuta la sera, giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale
era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il
corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il
corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba
nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla
porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala
e l’altra Maria.
Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e
l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran
terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra
e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo
vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie
tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So
che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E‘ risorto, come aveva detto; venite
a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E‘
risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve
l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le
donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.
Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi,
gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate
ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
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Annunciamo Cristo vivo!
Siamo di fronte al fatto più decisivo della storia: un uomo è venuto
dall'aldilà; se fosse vero cambia la vita!
Il fatto
E vero lo è, perché vi sta una precisa documentazione. Anzitutto le donne
trovano la tomba vuota; gli evangelisti non avrebbero portato la testimonianza
delle donne se non fosse stata vera. Esse trovano poi le bende piegate: non
sarebbero rimaste così se il corpo di Gesù fosse stato rubato. L'angelo dice: è
risorto!
Se è risorto lo si può incontrare. Da qui le apparizioni, tre private e cinque
con la comunità. Eccone le testimonianze. "Anzitutto vi trasmetto quello che
anch'io ho ricevuto: Cristo è morto ed è stato sepolto. E’ risuscitato il terzo
giorno ed è apparso a Pietro, poi è apparso ai dodici e quindi a più di
cinquecento discepoli riuniti insieme, la maggior parte dei quali è ancor oggi
in vita. In seguito è apparso a Giacomo e a tutti gli apostoli; e alla fine è
apparso anche a me" (1Cor 15,3-8). E’ la testimonianza di quel Paolo, cambiato
da persecutore in apostolo proprio da un "violento" incontro faccia a faccia
sulla strada di Damasco con questo Gesù vivo e potente! Pietro e Giovanni
imprigionati, pestati e processati, con molto coraggio dichiarano: "Noi non
possiamo fare a meno di parlare di quelle cose che abbiamo visto e udito" (At
4,20). Pronti a dare la pelle, per "ciò che noi abbiamo udito, visto coi nostri
occhi, contemplato e toccato con le nostre mani" (1Gv 1,1). "Noi, che abbiamo
mangiato con lui dopo la risurrezione" (At 10,41). Del resto: "Se non vedo il
segno dei chiodi nelle sue mani, se non tocco col dito il segno dei chiodi, e se
non tocco con mano il suo fianco, io non crederò" (Gv 20,25). Un fatto quindi
che s’è imposto oltre ogni verifica! D’altra parte Gesù ha dichiarato: "Sappiate
che ora io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt
28,20). E’ questa sua presenza viva e sperimentata nella Chiesa che ci conferma
che Lui è vivo, attivo e operante, oggi ancora salvatore e guida della sua
comunità.
Risorto con il corpo, il suo corpo: Tomaso, che aveva dubbi, l'ha riconosciuto.
Gesù appare nel Cenacolo e mangia: "Perché siete turbati e perché sorgono dubbi
nel vostro cuore? Guardate le mie manie i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi
e guardate; un fantasma non ha carne ed ossa come vedete che ho io. Dicendo
questo, mostrò loro le mani e i piedi" (Lc 24,38-40). Con l'ascensione, un corpo
è esaltato alla destra di Dio! Come sarà il nostro corpo risorto? Come quello di
Gesù: il suo corpo di prima ma sotto leggi diverse.
La fede
Con il termine risurrezione si vuol affermare la continuità tra il Gesù storico
e il Cristo risorto; con il termine esaltazione si celebra la gloria divina di
Cristo risorto. Era Dio, s'è fatto uomo fino alla morte; ora ritorna in Dio
portando con sé l'umanità che ha assunto. Per Gesù la risurrezione segna la sua
accreditazione. Egli allora è il vero INVIATO di Dio, perché il Padre lo ha
risuscitato. Prova della sua missione, e quindi anche prova della sua divinità.
E’ il sigillo di Dio sull’opera di questo profeta: non è un inventore di
religione come gli altri. Tutti sono morti; lui è risorto e vivo, come aveva
promesso!
Nelle apparizioni non lo riconoscono subito, se non nella fede (Maria! - a
Emmaus allo spezzare del pane - Giovanni: vide e credette!). Non è sufficiente
la documentazione storica, occorre la fede, che è il modo di vedere e capire che
nasce dall'amore e si fonda sulla Parola di Dio (ai discepoli di Emmaus Gesù
spiega la sua morte alla luce delle Scritture). In questo senso è allora
"visibile" anche oggi: "Beati quelli che credono, pur senza avere visto!" (Gv
20,29). Ma fede non è fantasia: Gesù insiste nel mangiare, e dice a Tomaso di
toccare. Non si tratta di illusioni soggettive, ma prove oggettive; trascendenti
ma reali. Così reali che cambiano la vita ai discepoli.
Questo è anche il contenuto della nostra fede. Gesù è fatto SIGNORE, perché
signore della signora della storia che è la morte: "Se Cristo non fosse risorto,
vana sarebbe la nostra fede" (1Cor 15,16). Noi siamo cristiani perché ci fidiamo
di Cristo, perché vediamo in lui l’uomo riuscito e anche il nostro salvatore. In
quanto inizio della umanità nuova, "primizia", in lui leggiamo il nostro destino
e la verità più profonda di noi stessi. "Quel medesimo Spirito che ha
risuscitato Gesù dai morti, darà vita anche ai vostri corpi mortali a causa del
suo Spirito abitante in voi” (Rm 8,11). Assieme si rinnova anche il cosmo:
"Tutta la creazione geme e soffre nelle doglie del parto e nutre la speranza di
essere liberata dalla corruzione" (Rm 8,22). Nasce quindi il vero "materialismo"
cristiano. L'unico.
Speranza ma anche garanzia: si tratta oggi di credere e connetterci a Cristo
vivo col battesimo, con la signoria dello Spirito che cresce con la vita di
grazia, nutrita dall'Eucaristia: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv 6,34). La sera di
Pasqua ci ha promesso il suo Spirito, il suo modo discreto ma efficace di
sussidiare la nostra fragile libertà. "Lasciarsi fare" dallo Spirito è il modo
proprio di crescere da figli di Dio! Si tratta di vivere nella Chiesa, anticipo
della famiglia di Dio che sfocerà in Casa Trinità.
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