| Guida pastorale di Terra Santa | dodicesimo capitolo |
LA SPIANA DEL TEMPIO
Siamo nel cuore della Gerusalemme religiosa, l’antico monte SION su cui sorgeva
il Tempio della "presenza" di Jahvè in mezzo al suo popolo, anelito d’ogni ebreo
disperso nel mondo. Al Tempio rinnovato da Erode venne Gesù. Poi nel VII secolo
giunsero qui i Musulmani e ne fecero loro terzo luogo sacro, dopo La Mecca e
Medina, costruendovi le Moschee di Omar ed El Aqsa.
LA STORIA
Quando attorno all’anno 1000 a.C. Davide conquista Gerusalemme, compera qui
l’aia di Arauna (il punto più alto della collina) col sogno di costruirvi un
tempio. Sarà Salomone a costruirlo, nel 955, come unico luogo centralizzato di
culto a Jahvè. Sarà distrutto da Nabucodonosor nel 586 a.C. E’ il primo Tempio.
Era costituito da un atrio, una sala centrale (il Santo) e da un’edicola di
fondo (il Santissimo) dove era custodita l’Arca, che conteneva le Tavole della
Legge date da Mosè al Sinai. Fuori, l’altare per gli olocausti e una vasca per
le abluzioni.
Dopo l’Esilio babilonese si ricostruì un secondo Tempio, più povero, dal 520 al
515. Dentro non c’era più l’Arca, scomparsa; oltre all’altare dell’incenso e dei
"pani della proposizione", vi era un candelabro a sette braccia, la Menorah. Nel
corso dei secoli successivi subì molte profanazioni e distruzioni.
Erode lo trovò fatiscente e, per prestigio personale, decise di ricostruirlo con
grandezza e sontuosità; è il Tempio frequentato da Gesù. Iniziata la costruzione
nel 20 a.C., fu terminata solo nel 62 d.C. e fu distrutto dall’invasione romana
nel 70 con Tito. Con grandi contrafforti si era realizzata un’area lunga 490
metri e larga circa 300 metri: aveva al centro il Santuario propriamente detto,
in corrispondenza dell’attuale ROCCIA coperta dalla cupola d’oro della moschea
di Omar; grandi cortili, e due Portici grandiosi: a sud il Portico Regio, alto
50 mt. (si vedono ancora oggi i capitelli rimasti); a est il Portico di
Salomone. Si entrava nella spianata da sud con due lunghe scalinate e due porte
(duplice e triplice, ancor oggi visibili nel muro sud). L’angolo sud-est è il
Pinnacolo del Tempio. A nord vi era a guardia la TORRE ANTONIA, luogo della
guarnigione romana e di Pilato (il PRETORIO). Di questa vasta area, sostenuta da
terrapieni, a ovest si trovano i resti dei muraglioni costruiti da Erode: è il
cosiddetto MURO DEL PIANTO o muro occidentale.
Nel 135 Adriano vi costruì sopra un tempio a Giove, e da allora gli Ebrei sono
ancora esclusi dal loro luogo più sacro.
Infatti nel 638 il califfo Omar conquista la città e fa di questa spianata il
"recinto nobile" (Haram esh-sherif). Un suo successore vi costruirà la moschea
in suo onore, chiamata oggi "Cupola della roccia", luogo da cui Maometto in una
notte salì in visione al cielo. Più tardi vi costruirono l’altra moschea, El
Aqsa (la "più lontana"), che i Crociati nel 1099 trasformarono in palazzo per il
re Baldovino. Con Saladino ritornò tutto ai Musulmani che lungo i secoli le
abbellirono.
LA BIBBIA
Questo luogo ha una preistoria: probabilmente questo è proprio il
Monte Moriah, luogo del sacrificio di Abramo: Gen 22,1-14.
Segue il ciclo di Davide e Salomone, per la scelta e la costruzione del primo
Tempio: dall’acquisto del terreno in 2Sam 24, al desiderio non realizzato di
Davide in 2Sam 7, alla bellissima preghiera di Salomone nel giorno
dell’inaugurazione in 1Re 8. Quindi la sua storia di ristrutturazioni (2Re 12),
di culto e centro della fede jahvista (2Re 22-23) e la distruzione (2Re 25). Per
il secondo Tempio: Esdra 4-6.
Tutta la teologia del Tempio meriterebbe qui un excursus. E’ la vera "tenda del
convegno" per il dialogo tra Dio e il suo popolo, espresso nella preghiera
comunitaria e individuale dei Salmi. In alcuni di questi, "i salmi di Sion", è
raccolto tutto l’amore a questa "dimora-shekinàh" di Dio tra gli uomini: "il
monte Sion, dimora divina, è la città del grande Sovrano" (47,3); "la santa
dimora dell’Altissimo, Dio sta in essa, non potrà vacillare" (45,6); “Dio è
conosciuto in Giuda, è in Gerusalemme la sua dimora, la sua abitazione in Sion"
(75,12). E poi tutti i Salmi delle ascensioni che si pregano salendo a
Gerusalemme, assieme al Salmo 83 che esprime il saluto nostalgico di chi
s'allontana dal Tempio e chiede la benedizione dei sacerdoti.
Un dialogo che esige certo coerenza di vita, richiamano i profeti: "Non
confidate in chi dice: tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del
Signore!" (Ger 7,1-15); e quindi che si vada al di là della materialità del
luogo (i capitoli 40-44 nella visione del Tempio ideale di Ezechiele).
Gesù si presenterà lui come il vero tempio ("Distruggete questo tempio e io lo
edificherò di nuovo..."), cioè il luogo dell’autentica dimora di Dio con gli
uomini (prologo di Gv), e vero luogo d’incontro col Padre. La teologia di Paolo
svilupperà ulteriormente questo tema fino al nuovo tempio che è ogni credente
("Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?",
1Cor 3,16) e la Chiesa (cf. Ef 2,20-22).
Tutto il vangelo è pieno di episodi legati al Tempio perché Gesù "vi veniva ogni
anno" (cf. Lc 2,41): presentazione, Lc 2,22; tra i dottori, Lc 2,41; i mercanti,
Gv 2,13; l’obolo della vedova, Mc 12,41; tutti i discorsi dell’ultima settimana
al Tempio e le grandi dispute coi farisei.
Anche la Chiesa primitiva fu legata per i primi tempi ancora al Tempio (At 2 e
3). E Paolo proprio qui sfuggì ad un agguato tesogli dai fanatici suoi avversari
giudei: At 21,27 ss.
L'angolo sud-est della spianata, che guarda la valle del Cedron, è il famoso
pinnacolo del Tempio di cui parla Mt 4,5-6, nelle tentazioni di Gesù.

Scavi a sud del Tempio nell'area meridionale
Da tempo si stanno facendo ricerche sul lato sud sotto la spianata del Tempio,
là dove si cerca di trovare l'antica storia della Gerusalemme di Davide e
Salomone; ma le interpretazioni delle ricerche si modificano continuamente.
Nello spigolo sud ovest della spianata si vede l'attacco dell'Arco di Robinson,
che era una scala a curva che portava alla spianata. Più sotto resti di una
strada che correva lungo la valle del Tyropeion; poi botteghe e case d'epoca
romana con antiche cisterne trasformate in bagni rituali; poi case bizantine con
ancora mosaici come pavimento; sopra queste sono state impostate costruzioni
omayyadi. Appena dietro la moschea el-Aqsa, al centro, si vede la grande torre
crociata restaurata da Saladino. Sul muro spiccano la Porta Duplice e la Porta
Triplice che portavano all'interno del cortile del Tempio con grandi scalinate.
Più sotto resti di un monastero e strada bizantina. Di irrisolto come epoca vi è
un muro datato al VIII sec. a.C. che qualcuno vuol far risalire fino a Salomone,
forse un suo palazzo.
Si sa che Davide conquista la città Gebusea nell'anno 1000 circa a.C. (2Sam
5,6-9); oggi si cerca di leggere la storia di questo triangolo a sud del tempio,
da prima di Davide fino alla conquista babilonese. Il suo nome è OFEL. La città
Gebusea stava in cima allo sperone, rafforzata da mura di sostegno, più volte
rifatte da Davide in poi. Lasciamo agli archeologi di fissarne le date. Quel che
si visita da parte di specialisti è il Pozzo di Warren, un condotto scavato
entro la roccia che conduceva fino ad attingere acqua alla sorgente del Ghihon
posta in fondo alla valle, protetta da mura. Può essere che da questo sinnor
Joab, generale di Davide, sia penetrato in città (2Sam 5,8).
La sorgente di Ghihon in fondo alla valle è a sifone: produce tanta acqua per 30
minuti poi quasi si ferma per quattro ore; era uno dei rifornimenti più
importanti per la città già dai tempi di Salomone che ne derivò un canale per
irrigare la valle (del Cedron). All'avvicinarsi di Sennacherib, Ezechia (727-698
a.C.) chiuse questo canale e ne fece uno nuovo che portava l'acqua alla piscina
di Siloe: cosa visitabile ancora oggi.
Siamo nella Valle del Cedron, chiamata anche Valle di Giosafat (Gioele 4,2.12),
dal IV secolo d.C. ritenuto il luogo del Giudizio universale.
BETANIA
Betania (el-'Azariyah) è alla periferia est di Gerusalemme (oltre il
muro!) , alle spalle del monte degli ulivi. Qui passava la strada per Gerico, e
Gesù vi aveva trovato una famiglia accogliente e amica. Alle premure culinarie
di Marta, corrispondeva l’attenzione spirituale di Maria (Gv 12,1-11). Qui Gesù
si rifugiava ogni sera quando era a Gerusalemme, e soprattutto le ultime
settimane quando sentiva addensarsi attorno l’odio dei capi e il pericolo d’un
arresto. Qui c’era l’amico Lazzaro.
Proprio per Lazzaro Gesù sperimenta l’amarezza e il pianto di una tragedia
familiare. Per lui compie il gesto più caratteristico della sua missione: lo
ridona alla vita! "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se
muore vivrà". Già a Naim e a Cafarnao aveva compiuto un tale segno. Segni per
annunciare la potenzialità di vita che sta nella fede in lui. La sua
risurrezione a Pasqua garantisce per sempre ad ogni uomo questa signoria sulla
morte ottenuta dalla generosa potenza di Dio, "autore della vita".
E’ dal II secolo - come attesta Eusebio - la venerazione qui della tomba di
Lazzaro. Sulla "casa dell'amicizia" si fece una prima chiesa nel IV sec.;
distrutta da un terremoto, fu ricostruita nel sec. successivo: ne rimangono
diversi mosaici. In epoca crociata (1138) la regina Melisenda vi costruì chiesa,
monastero femminile e torre di difesa: resti ancora visibili. Da questa chiesa
allora si scendeva alla tomba. Ora vi si scende con 24 scalini passando dalla
strada esterna, da sotto una moschea costruita proprio sopra l’antica chiesa
crociata. La chiesa attuale (1954) a forma di tomba con luce dall'alto vuol
ricordare la risurrezione e la vita offerteci da Gesù.
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Luca 10,38-42 - Marta e Maria
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo
accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale,
sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa
dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che
mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù
le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una
sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non
le sarà tolta».
Giovanni 11,1-44 - la risurrezione di Lazzaro
Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta
sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e
gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la
gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù voleva
molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand’ebbe dunque sentito che era
malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai
discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco
fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Soggiunse loro: «Il
nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero
allora i discepoli: «Signore, se s’è addormentato, guarirà». Gesù parlava della
morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora
Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non
essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». Allora Tommaso,
chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro.
Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da
Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che
veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a
Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche
ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse:
«Tuo fratello risusciterà». Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell’ultimo
giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me,
anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi
tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il
Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella,
dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». Quella, udito ciò, si alzò in fretta e
andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove
Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a
consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono
pensando: «Va al sepolcro per piangere là». Maria, dunque, quando giunse dov’era
Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui,
mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora quando la vide piangere e piangere
anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e
disse: «Dove l’avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù
scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». Ma alcuni di
loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì
che questi non morisse?».
Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta
e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose
Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di
quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria
di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre,
ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho
detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E,
detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i
piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse
loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
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Quando risorgono i morti?
"So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno", risponde Marta a Gesù
che aveva dichiarato: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche
se muore, vivrà".
Ma quand'è l'ultimo giorno? Una riflessione teologica così risponde: noi oggi
viviamo nel tempo, con la successione di un prima e di un dopo. Con la morte si
esce dal tempo, dove non c'è più un prima e un dopo, ma - nell'aevum - tutto è
contemporaneo ed eterno. Dove quindi il primo giorno è anche l'ultimo.
Significa che nell'istante della mia morte, uscito dal tempo, sono subito
all'ultimo giorno, lì dove Dio ricrea il mio corpo con la risurrezione della
carne, le cui caratteristiche ora noi conosciamo solo da quello che si è
sperimentato di Gesù risorto.
Il Purgatorio va inteso naturalmente non nella linea del tempo, ma della
intensità di un attimo di purificazione.
Questa idea dell'aevum al di sopra del tempo ma sempre contemporaneo ad esso,
può aiutarci a capire qualcosa della efficacia del "sacramento".
Nella Messa diciamo che è reso presente il sacrificio della croce; cioè non solo
il suo frutto salvifico, ma quel medesimo atto compiuto da Gesù, pur entro il
vestito dei Riti, che sono "segni efficaci". Essendo l'atto di Cristo compiuto
sì nel tempo, ma atto divino con dimensione quindi eterna (cf. Ecclesia de
Eucharistia), cioè permanente e quindi contemporaneo a tutta la lunghezza della
storia, può rientrare in ogni istante come attuale, anzi puntuale, richiamato da
quei segni che rievocano, contengono e comunicano il gesto salvifico di Cristo
che sono i sacramenti.
AIN KAREM
All’estremo ovest della città, entro una vallata verde, su un poggio
raccolto tra cipressi, sta la bella chiesa della VISITAZIONE, custodita dai
Francescani: proprio sopra il pozzo d'acqua che c'è ancora, residenza
"campagnola" di Elisabetta in attesa del figlio Giovanni, avvenne probabilmente
l’incontro con Maria, venuta a darle una mano al momento del parto.
E' luogo molto accogliente e distensivo: si sale per un sentiero e si giunge in
una piazzuola salutata dal canto di maioliche colorate che trascrivono il
Magnificat in trenta lingue! Al mistero di Maria dedichiamo attenzione e
preghiera; senza dimenticare la figura di Giovanni Battista che giù in paese
ebbe la sua nascita, nella chiesa ora a lui dedicata.
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Luca 1,5-25
Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della
classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta.
Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le
prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e
tutti e due erano avanti negli anni.
Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo
l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per
fare l’offerta dell’incenso. Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora
dell’incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra
dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da
timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata
esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni.
Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli
sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno
di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al
Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per
ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti
e preparare al Signore un popolo ben disposto». Zaccaria disse all’angelo: «Come
posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni».
L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato
mandato a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai
parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto
alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo
indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che
nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta,
sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa
ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia
vergogna tra gli uomini».
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Una sterilità resa feconda perché Dio interviene fin dalla
nascita a segnare i suoi uomini. Così era avvenuto per Sara, per la madre di
Sansone, per Anna mamma di Samuele. Così, al vertice, e con un salto di qualità,
avviene per Maria con la sua maternità verginale per l’opera dello Spirito
santo.
LA VISITAZIONE

Luca 1,39-56
In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta
una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena
Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.
Elisabetta fu piena di Spirito santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra
le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio
Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei
orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha
creduto nell’adempimento delle parole del Signore».
Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore...".
Si canta qui il Magnificat:
L’anima mia magnifica il Signore,
e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente,
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Gloria..
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Un gesto di carità familiare, sul filo del quale passa la grazia
che santifica Giovanni Battista. Tale è sempre il gesto del cristiano, che
sfocia in dono di grazia, divenendo veicolo dell’amore salvifico di Dio. Ma più
probabilmente il motivo di quella "fretta" fu il desiderio di constatare il
segno di cui Maria aveva sentito parlare dall'angelo Gabriele. Constatarlo non
per dubbio verso la potenza e la parola di Dio, ma verso se stessa. Di qui il
bisogno psicologico di vedere il segno. Il segno c'era. Anzi sulle labbra di
Elisabetta risuona una rivelazione inaspettata: "Benedetta tu... e il frutto del
tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?..". E' una
rivelazione, frutto dello Spirito: "Elisabetta fu piena di Spirito santo...". E'
sempre lo Spirito a guidare alla comprensione di fede più profonda.
Il santuario è a due piani: sotto, la cripta bizantina, con pozzo; sopra, tra i
bastioni di epoca crociata, l’agile chiesa che canta Maria. Il Signore merita
ogni lode, dice Maria: ha guardato alla mia pochezza, e l’ha fatta grande. Lui
ha sempre fatto così con quelli che lo temono. La storia di ogni giorno ne è
conferma: abbatte i potenti ed esalta gli umili, sazia gli affamati e manda a
mani vuote i ricchi. Così del resto ha fatto con Israele, così fa sempre con il
suo popolo, con ognuno di noi. Basta leggere la Bibbia per capirlo. Santo è il
suo nome!
SAN GIOVANNI BATTISTA
Giù al villaggio di Ain Karem nella chiesa crociata con cripta bizantina si
legge la nascita di Giovanni Battista
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Luca 1,57-68
Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.
I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua
misericordia, e si rallegravano con lei.
All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col
nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà
Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con
questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si
chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti
furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si
sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi
da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte
queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai
questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.
Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito santo, e profetò dicendo: Benedetto Il
Signore...
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e si canta il Benedictus,
Benedetto il Signore Dio d’Israele, *
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi una salvezza potente *
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva promesso *
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici, *
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri *
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, *
di concederci, liberàti dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia *
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo *
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza *
nella remissione dei suoi peccati,
grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, *
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge,
per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre *
e nell'ombra della morte
e dirigere i nostri passi *
sulla via della pace.
Gloria al Padre ...
GERUSALEMME NUOVA
Un veloce giro in città nuova a Gerusalemme è sempre interessante.
Una città posta su tante colline e nella sua parte più moderna con bei viali e
palazzi.
Una sosta davanti al Parlamento, la KNESSET, per la foto ufficiale davanti alla
MENORAH, il candelabro a sette braccia, simbolo dello Stato di Israele. Attorno
vi sono tutti i Ministeri. Siamo anche nella zona del grande e interessantissimo
MUSEO D’ISRAELE, con a fianco il MUSEO DEL LIBRO, dalla caratteristica copertura
bianca a forma di coperchio di giara, dove sono esposti alcuni rotoli e
materiale scoperto a Qumran. All'uscita del Museo a sinistra v'è un recente
altro bel MUSEO DELLE TERRE DELLA BIBBIA.
Museo archeologico (ormai impoverito) è il ROCKEFELLER, nella parte est della
città. Altro luogo interessante da visitare è l’ospedale-università di HADASSAH,
nella cui sinagoga ci sono le famose vetrate di Chagall che illustrano i simboli
delle dodici tribù di Israele. Vi si vedono fluttuare in un mare di colori
sgargianti figure di animali, di pesci, di fiori, di numerose rievocazioni
giudaiche. Chagal si identifica con tutta la storia di Israele, con le sue
vicende e tragedie; l'ispirazione parte dal capitolo 49 del libro della Genesi
dove il patriarca Giacobbe dà la benedizione ai suoi figli, e da Dt 33 dove Mosè
benedice le 12 tribù. Altri affreschi di Chagall sono nell’atrio della Knesset.
Altra visita possibile a MEA SHEARIM, il quartiere-ghetto degli
Ebrei osservanti: strade strette, con ogni casa il suo balcone, con vetrinette
imbottite delle cose legate al culto giudaico, formicolante di uomini e bambini
tutti in impeccabile abito nero, ad ogni angolo una sinagoga ...: siamo nel
cuore del giudaismo più intransigente.
Un quartierino moderno invece, tutto ebraico, lindo e intelligente è risorto
all’interno delle mura della Città Vecchia alle spalle del Muro del Pianto, con
ricupero del Cardo Maximus di Adriano.
Molti scavi sono stati fatti, ricuperando abitazioni di epoca erodiana, e tracce
più antiche, anche di un muro dell'VIII secolo a.C.
Naturalmente non può mancare un giro entro il souk a partire dalla Porta di
Damasco.
Nel giardino dell' hotel Holyland è ricostruita in modellino la città di
Gerusalemme dell'epoca del Secondo Tempio, cioè di Gesù: è interessante
rievocare lì tutta la vicenda della settimana di passione.
D'estate si può partecipare ad una serata di folklore israeliano, coi canti
tipici dei Chassidim (del resto raccolti in buona selezione in musicassette e
CD).
Alle spalle della porta di Giaffa si trova la Cittadella, il palazzo costruito
da Erode il grande, oggi sede di uno splendido Museo di tutta la storia di
Gerusalemme, chiamato "della Torre di Davide". Attraverso un'intelligente
esposizione multimediale, filmati, grafici, animazioni computerizzate,
scenografie e reperti archeologici si ripercorrono tremila anni di storia della
città santa; in particolare vengono ricostruiti il primo e il secondo tempio
(quello di Erode frequentato da Gesù), e poi i dettagli della basilica bizantina
del Santo Sepolcro e quella attuale. Si ha così un'idea molto precisa delle
varie dominazioni e culture passate in Gerusalemme.
YAD WA-SHEM – memoriale dell’Olocausto
Yad wa-Shem è la collina tutta dedicata alla memoria dell'Olocausto,
oggi completamente rinnovato con illustrazioni mediatiche di eccezionale
documentazione.
Yad waShem è un’espressione biblica che alla lettera significa "un posto e un
nome": "Io concederò loro nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un
nome" (Is 56,5). Comprende, oltre ad archivi, biblioteca e una grande
documentazione di immagini, il Viale dei Giusti, dove ogni albero reca il nome
di un non ebreo che ha aiutato a salvare gli ebrei, la Valle delle Comunità
perdute, con lapidi delle comunità ebraiche distrutte dai nazisti, l’Aula del
Ricordo dove una fiamma perenne arde davanti ai nomi dei campi di sterminio
(Auschwitz, Maidanek, Sobibor, Treblinka ...), e infine la Galleria dei Bambini.
E' una galleria sotterranea che si percorre in un buio totale, nel quale
palpitano piccole luci riflesse da una sola candela, quasi lucciole o stelle,
mentre una voce dice i nomi, l’età, la provenienza del milione e mezzo di
bambini ebrei uccisi nella Shoà. E' una straziante discesa agli inferi, una
esperienza che ci immerge nel mistero del male e lascia - in chi percorre quel
cammino - il senso di un’immensa irreparabilità.
Terribile è anche trovarsi davanti ad un carro ferroviario dove
erano blindati i destinati alle camere a gas! Su quel carro qualcuno ha scritto:
"Qui in questo carro io sono Eva con mio figlio Abele; se vedete l'altro mio
figlio Caino, figlio dell'uomo, ditegli che io...". Sulla parete di fronte c'è
il racconto tragico di uno di questi tragitti: "Oltre cento persone erano
stipate all'interno del nostro carro bestiame... Mancava completamente l'aria;
ciascuno cercava di trovare una fessura per respirare. Io trovai una apertura in
una delle assi del pavimento e vi infilai il naso. Il fetore del carro era
insopportabile. Quando il treno si fermò una guardia salì e ci derubò di ogni
cosa...".
La visita ci rende pensosi sulla malvagità di cui è capace il cuore dell'uomo
quando si imbarbarisce lontano da Dio! Si visita per tener viva la memoria, ..
anche se oggi purtroppo sembra prevalere ancora il tempo di Caino!!
SAN GIORGIO DI KOSIBA
SAN SABA E IL MONACHESIMO IN TERRA SANTA
Due visite si potrebbero fare ai due più vivi monasteri o "Laure": quello di San
Giorgio di Kosiba nel Wadi Qelt e quello di San Saba, nel Wadi Kedron, sotto
Betlemme.
Il monachesimo, nato qui con sant'Ilarione (291-371 - presso Gaza) che si ispirò
a sant'Antonio della Tebaide egiziana, prese forma di "Laura" rupestre con san
Caritone (260-350), che fondò dapprima la Laura di Fara, poi di Duka (sopra
Gerico, detta della "Quarantena"), e infine quella di Suka nell'Wadi Kharitun.

San Giorgio di Kosiba fu fondata nel 420 da un certo Giovanni d'Egitto, con
chiesa dedicata alla Theotokos, e nel ricordo di san Gioachino ed Elia.
Distrutta dai Persiani nel 614, fu il monaco Georgios Kosiba (tomba in loco) a
riorganizzarla nel 620. Ristrutturata in epoca crociata, oggi è costruzione
rinnovata dal secolo scorso, con una bella chiesa piena di icone, e una grotta
che ricorda Elia (1Re 17), o forse meglio un suo miracolo. Attorno si vedono
ancora grotte abitate da eremiti e croci sparse ovunque.
San Saba è il grande monastero aggrappato alle pareti del Cedron, fondato da san
Saba (439-532) dove è sepolto e venerato. Originario della Cappadocia, venne a
Gerusalemme, conobbe san Caritone e ne divenne discepolo. Si ritirò nel 478 in
una grotta qui nel deserto di Giuda (la si mostra nella parete est del Wadi),
quindi col crescere dei discepoli, fondò questa grande Laura la cui chiesa fu
consacrata nel 501.
Oggi la visita è suggestiva (non vi possono accedere le donne): un
piccolo mausoleo ricorda il luogo della morte del Fondatore, la cui tomba è
nella bella chiesa piena di icone e pitture. Il corpo, trafugato a Venezia, fu
restituito qui solo nel 1965. Celle e strutture di servizio si arrampicano sulla
parete ovest del wadi/torrente che scorre in fondo alla valle. Una cappella
appartata conserva la tomba di san Giovanni Damasceno, lì dove il grande teologo
dell'VIII secolo visse per più di 60 anni.
San Saba, assieme al suo contemporaneo san Teodosio, fu il più grande
organizzatore della vita monastica in Palestina: nel VI secolo si contavano qui
più di diecimila monaci, decimati poi nel 614 dai Persiani.
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