| Guida pastorale di Terra Santa | quattordicesimo capitolo |
NEL DESERTO DI GIUDA
La giornata nel deserto è tra le più ricche, sia da un punto di
vista turistico che spirituale: alla scoperta del paesaggio, deve precedere la
sua lettura biblica, che fa del deserto una delle esperienze più decisive del
Popolo di Dio.
Lasciato prestissimo Gerusalemme, a 800 mt. sul livello del mare, in meno di 30
km si scende a Gerico, la città più in basso della terra, a 400 mt. sotto il
livello degli oceani. Dopo il tratto di superstrada, ci si inoltra sul tracciato
della vecchia strada romana del tempo di Gesù, entro la vallata di Wadi Kelt,
rivivendo per qualche ora il silenzio di quel deserto santificato da Gesù con
quaranta giorni di digiuno e di preghiera.
Il deserto sembra addormentato, di prima mattina; eppure già vive di vita
propria, discreta e intensa. Vive della flora, variopinta subito dopo il periodo
invernale delle piogge, coi “gigli del campo” che sono anemoni rosse o gambi
filiformi ripieni di calicetti violetti. Vive dei greggi di pecore e capre nere
dei beduini, che si muovono in questa immensa distesa arida a brucar cespugli
secchi, o alla ricerca di acque fragorose che scorrono incanalate nel fondo
dell’wadi, dopo aver dato vita al monastero di San Giorgio di Koziba. E’ questo
un altro aspetto vivissimo del deserto: le “laure” sono piccoli romitori sparsi
nella vallata dove austeri anacoreti vivono durante la settimana l'esperienza di
preghiera e di lavoro, e si ritrovano nel cenobio il sabato e la domenica a
vivere il giorno del Signore nella lode a Dio e nella fraternità. Oggi, oltre a
questo di San Giorgio, aggrappato alla roccia come un’anima al suo Dio, vi è
ancora San Saba, sotto Betlemme. Ma nel V e VI sec. vi erano più di trecento
monasteri nel deserto di Giuda (cf. Pia Compagnoni: Il deserto di Giuda. IPL).
Oggi questo deserto è parte dei territori palestinesi occupati dall'esercito
d'Israele: vi si notano insediamenti e trincee; oltre a grandi agglomerati
urbani di bianco cemento che ricoprono le creste dei monti quali insediamenti
abusivi (es. la città di Adumim).
Uno degli interessi più vistosi è la vista degli accampamenti di beduini che si
distendono nelle rughe di questo deserto; soprattutto d'inverno si insediano
vicino alla Città per mandare qualche mese a scuola i loro ragazzi. Vivono sotto
tende di tessuto nero, quattro pentole, due stuoie, un fuoco, pollame, bambini
mangiati dalle mosche estive, e ... tanta cordialità; accolgono sempre
coll’offrire the caldo, segno d’ospitalità e d’amicizia.
Di mattino si vedono gli ovili ancora pieni di pecore tutte ammassate entro un
recinto; è l'ora in cui ogni pastore viene a chiamare il suo gregge, ciascuno ha
un suo fischio particolare, e le pecore sanno e lo seguono. Passando spesso per
questo deserto, Gesù ha visto questa scena e un giorno disse:
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"IO SONO IL BUON PASTORE",
Giovanni 10,1-16
“In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle
pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi
invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le
pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce
fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e
le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo
seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli
estranei”. Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa
significava ciò che diceva loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta
delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti;
ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso
di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non
per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e
l’abbiano in abbondanza.
Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il
mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede
venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde;
egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e
io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non
sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e
diventeranno un solo gregge e un solo pastore".
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La nostra visita è per vivere tutto il senso spirituale legato
al deserto: Israele vi abitò per 40 anni; Elia vi si ritirò nei momenti di
ricarica spirituale; Giovanni Battista vi svolse il suo ministero; Gesù lo
consacrò nei 40 giorni delle sue scelte drammatiche; Paolo stesso vi si ritirò
dopo la conversione, e su su fino al monachesimo egiziano e all’attuale moderno
esercizio di deserto che deriva dalla spiritualità di Carlo de Foucauld nel
Sahara.
1. Il deserto è anzitutto esperienza di silenzio, di povertà, di
essenzialità, di percezione sensitiva della propria piccolezza e della assoluta
dipendenza da Dio. E' il tema biblico espresso in Gdc 2: Dio educa il suo popolo
con situazioni di bisogno e difficoltà perché impari a dipendere da Lui.
Per noi si tratta di riscoprire l'essenzialità della vita oltre l'ingordigia del
consumismo e lasciar sfogo, nel silenzio, a quella nostalgia di purezza, di
valori, di ideali che la vita affannosa soffoca: è desiderio profondo di Dio che
qui sembra così presente in questo immenso mare di mistero.
Anche noi, come nell’anelito della cerva espresso dal salmo 41, cantiamo:
“Signore, ha sete di te l’anima mia”.
2. Il deserto è tempo di prova: ci sta dinanzi il monte della Quarantena, che
rievoca la pagina di
Matteo 4,1-11
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo.
E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore
allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi
diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo
del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro
mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». Gesù gli rispose:
«Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò
tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti
darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta
scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».
Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.
La scelta qui è tra due diverse idee di Dio. Gli uomini si aspettano un Dio che
risolva i problemi immediati della fame, che protegga sempre i suoi anche con
gesti vistosi, e che comunque sia il padrone del mondo. La scelta di Gesù è per
un affidamento al disegno di Dio e alla sua volontà, non invece un "tentare",
cioè un piegare Dio alla propria volontà.
Come Giacobbe lottò al torrente Jabbok (Gen 32,25), così Israele fu tentato di
fame, di sete, di idolatria, di nostalgia della schiavitù (le cipolle
d’Egitto!)... e fu vinto! Gesù, nuovo Israele, rifà la prova e vince,
rispondendo a Satana: Non di solo pane vive l’uomo; Non sfidare il Signore Dio
tuo; Adora il Signore Dio tuo, e a Lui solo rivolgi la tua preghiera! Un Gesù
tentato, è un Dio vicino: “Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia
compatire la nostra infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa,
come noi” (Eb 4,15).
3. Entro le rughe di questo deserto di Giuda, con barba verde fino a fine
aprile, e poi tutto bruciato, Gesù ambientò la sua più bella parabola, quella
del Buon Samaritano.
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Luca 10,30-35
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo
spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per
caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò
oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò
oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e
n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e
vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese
cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore,
dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio
ritorno.
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Sant'Agostino, e con lui molti Padri della Chiesa, così leggono
questa parabola: l’umanità creata da Dio stava nella intimità del paradiso
terrestre, nella Gerusalemme luogo della Presenza di Dio in mezzo al suo popolo.
Ma l’uomo si mosse alla ricerca di un’altra felicità, verso la città del
peccato, che è Gerico. Come avviene per il figliuol prodigo, questo abbandono
del Padre è fatale: l’umanità incappa nei ladroni - Satana tentatore - che la
spoglia dei doni della vita divina e la ferisce nelle sue stesse capacità umane;
tanto che oggi l’uomo, lasciato a sè solo, è incapace di resistere al male, e
langue destinato alla morte lungo la strada della sua storia. Il Sacerdote e il
Levita dell’Antica Alleanza passano a fianco di questa umanità, ma è un
passaggio inefficace. Finché viene un Samaritano (.. Gesù che aveva respinto
diverse accuse: mangione, beone, satana, .. non respinge mai l’accusa di essere
“un samaritano”!), Cristo Salvatore, che chinandosi su quest’uomo, lo mette
sulla sua cavalcatura, l’umanità da lui assunta, per portarlo alla locanda - che
è la Chiesa - dentro la quale l’uomo possa trovare ristoro e guarigione...,
nell’attesa del suo ritorno! Intanto lì è possibile il suo ricupero mediante le
due monete lasciate dal Samaritano, appunto la Parola di Dio e i Sacramenti.
E’ lo schizzo storico della vera storia dell’umanità, come la guida Dio, come
storia di salvezza! Ne verrà proprio da qui, da questo esempio d’amore divino,
l’impegno a vivere ognuno il medesimo atteggiamento di amore e salvezza verso il
prossimo che incontriamo lungo la strada!
Ma un atteggiamento che prolunghi l'amore salvifico di Cristo, la sua missione,
cioè l'idea giusta di Dio, il suo amore per noi, il suo progetto d'umanità e la
chiamata all'intimità con Dio col divenire "simili a Lui". Una salvezza che deve
essere "nuova evangelizzazione", cioè proposta prima che ricupero! Magari
attraverso la carità, ma per giungere alla verità! "Veritatem facientes in
caritate" (Ef 4,15), questo è fare autentica missione!
Proprio questa parabola ci introduce alla comprensione della SPIRITUALITA’ del
deserto come luogo e atteggiamento della scoperta dell’amore di Dio, esperienza
della sua TENEREZZA, dell’ “hesed”! Un amore - espresso nel tema dell'Alleanza -
letto dai profeti in forte chiave sponsale: è ... la canzone dell'amore di Dio
per la sua sposa!
LA CANZONE DELL’AMORE DI DIO
PER LA SUA SPOSA
“Così dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei per origine e per
nascita del paese dei Cananei” - .. nessun diritto alla cittadinanza divina!-.
"Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato l’ombelico e non
fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale, né
fosti avvolta in fasce. Occhio pietoso non si volse su di te per farti una sola
di queste cose e usarti compassione, ma come oggetto ripugnante fosti gettata
via in piena campagna, il giorno della tua nascita” - .. destinata alla morte,
come ogni uomo! -. "Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue
e ti dissi: Vivi.. e cresci come l’erba del campo!". - E’ la prima parola di Dio
sull’uomo che si dibatte nel suo destino di morte: VIVI!
Ma poi, molto di più: "Crescesti e ti facesti grande e giungesti al fiore della
giovinezza: il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà.
Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l’età dell’amore; giurai
alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia" (Ez 16,3-8). - Se Dio
crea per la vita, poi soprattutto CI CERCA PER L’AMORE!!
Un innamoramento in piena regola con esplicita promessa di matrimonio: "Sì, come
un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Creatore; come gioisce lo
sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te" (Is 62,5).
E’ quindi con la baldanza dell’innamorato e la tenerezza del fidanzato che Dio
entra nella storia dell’uomo: "Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti
unsi con olio; ti vestii di ricami, ti calzai di pelle di tasso, ti cinsi il
capo di bisso e ti ricoprii di seta; ti adornai di gioielli: ti misi
braccialetti ai polsi e una collana al collo: misi al tuo naso un anello,
orecchini agli orecchi e una splendida corona sul tuo capo. Così fosti adorna
d’oro e d’argento; le tue vesti eran di bisso, di seta e ricami; fior di farina
e miele e olio furono il tuo cibo; diventasti sempre più bella e giungesti fino
ad esser regina. La tua fama si diffuse fra le genti per la tua bellezza, che
era perfetta, per la gloria che io avevo posta in te, parola del Signore Dio"
(Ez 16,9-14).
Che cosa non ci ha dato Dio ..?! - “Cos’hai che tu non abbia ricevuto?” (1Cor
4,7); ”Dio che non ha risparmiato il suo Figlio, come non ci donerà ogni cosa
insieme con lui?” (Rm 8,32).
Ma, che cosa abbiamo fatto noi dei suoi doni? Che ne facciamo del suo amore?
C’era un uomo chiamato Osea, aveva sposato una donna cui voleva molto bene, da
lei aveva avuto tre bei bambini; un giorno questa se ne andò di casa lasciando
marito e figli. Osea ne fu angosciato. Dio interviene proprio in questo momento
drammatico e gli dice: va’ e fa il profeta per Me, racconterai la tua vicenda
personale come immagine del mio stesso dramma che vivo col mio popolo: “La loro
madre si è prostituita, si è coperta di vergogna. Ha detto: Seguirò i miei
amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il
mio olio e le mie bevande” (Os 2,7). - Non facciamo così anche noi uomini? Dio
non mi dà né stipendio né pensione...! Questo conta! Diventiamo orgogliosi della
nostra scienza e del nostro progresso e rifiutiamo Dio! “Non capì che io le davo
grano, vino nuovo e olio, e le prodigavo l’argento e l’oro che hanno usato per
Baal” (Os 2,10).
Da qui il dolore di Dio, il suo sgomento di fronte a chi “ha
abbandonato Me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne
screpolate, che non tengono l'acqua” (Ger 2,13). E i suoi richiami, i suoi
castighi per farle aprire gli occhi: “Perciò, ecco, ti sbarrerò la strada di
spine e ne cingerò il recinto di barriere e non ritroverà i suoi sentieri” (Os
2,8).
Isaia qui ha una pagina di profondissima penetrazione nel cuore di Dio: “Canterò
per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto
possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva vangata e sgombrata dai
sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e
scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva
selvatica. Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi
giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io
non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva
selvatica? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi
cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia" (Is
5,1-6).
Allora l'uomo, sperimentando la sua miseria, .. si ricorda ancora di Dio!
“Inseguirà i suoi amanti, ma non li raggiungerà, li cercherà senza trovarli.
Allora dirà: Ritornerò al mio marito di prima perché ero più felice di ora” (Os
2,9). E’ la eco lontana di un’altra dichiarazione a noi cara: “Allora rientrò in
se stesso - il figliuol prodigo - e disse: Quanti salariati in casa di mio padre
hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre
e gli dirò: Padre ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno
di essere chiamato tuo figlio” (Lc 15,17-19).
Sappiamo chi trova ad aspettarlo alla porta di casa: un padre tutto tenerezza e
compassione. Così infatti prosegue la vicenda di Osea: "Il Signore mi disse
ancora: Amala, come il Signore ama gli Israeliti, anche se si rivolgono ad altre
divinità" (3,1). Con gesto altissimo di carità e perdono Osea riaccoglie in casa
la sposa infedele. Quando in questa coppia strana il partner umano viene meno,
il Partner divino non ha altra scelta che di ripiegare sulla misericordia e sul
PERDONO. Capita da noi di sentire le nostre mamme dire, di fronte a un figlio
discolo: Che vuoi farci ...o massal o mantegnill!!
“Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.
Là canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese
d’Egitto. E avverrà in quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: Marito
mio, e non mi chiamerai più: Mio padrone. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò
mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti
fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore. E amerò Non-amata; e
a Non-mio-popolo dirò: Popolo mio, ed egli mi dirà: Mio Dio” (Os 2,16-26).
Questa è la scelta di Dio e il cuore più profondo di Lui!
Gesù, di questo cuore di Dio, ne farà una stupenda rivelazione nei
suoi gesti di misericordia verso pubblicani e peccatori: “Si fa più festa in
cielo per un peccatore pentito che non per novantanove giusti ...” (Lc 15,7).
Egli è il buon Pastore che va in cerca della pecora smarrita (Lc 15,3-7); è il
padre della parabola del figliuol prodigo (Lc 15,11-32).
Noi a Dio non possiamo regalare niente che già non abbia.. tranne una cosa:
dagli gioia col chiedergli perdono! Scrive sant' Ambrogio: “Non leggo nella
Bibbia che Dio si sia riposato quando creò il cielo e la terra; o le piante e
gli animali; leggo che si è riposato quando creò l’uomo, perché finalmente aveva
trovato uno cui potesse perdonare” (Exam.).
Le conclusioni di questo discorso le affidiamo a san Paolo, che prima e piú di
noi ha avuto la sorpresa di scoprire di essere gratuitamente e con fedeltà amato
da Dio, e quindi di aver appoggiato la propria vita sulla roccia incrollabile
dell’amore di un Innamorato potente e dolce, stabile e generoso, che è Dio
stesso.
"Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli
che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non
ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio
giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato,
sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di
Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità,
il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha
amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né presente né avvenire,
né potenze, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in
Cristo Gesù, nostro Signore" (Rm 8,31-39).
GERICO
Scendendo dal deserto, Gerico appare come una splendida oasi verde, del diametro
di 5 km., entro la valle bruciata del Giordano. Siamo a 400 mt sotto il livello
dei mari, la città più in basso della terra. Sorgenti abbondanti (la più ricca è
sotto il tell, chiamata “di Eliseo”, 2Re 1,22) ne fanno un giardino di palme,
con agrumi, bougainvilles e ogni specie di piante e fiori; compreso il
“sicomoro” che ricorda l’episodio di Zaccheo:
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Luca 19,1-10
Entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo
dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva
a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per
poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse
sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché
oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E‘ andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma
Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni
ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli
rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio
di Abramo; il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che
era perduto».
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Oggi Gerico è cittadina araba, chiusa entro i check-point
ebraici, con qualche ristorante tipico e un vistoso Casinò, viva per il per il
transito in Giordania, avendo alle spalle, al centro della valle tra calanchi di
arenaria asciutta, il passaggio di confine con la Giordania, il ponte di
Allemby. La presenza cristiana è segnata dalla parrocchia francescana con chiesa
dedicata al Buon Pastore; da una bella scuola con Suore Francescane; e dal ramo
maschile di don Dossetti che opera per l’intesa tra le tre grandi religioni
monoteiste. La sosta è anche per assaggiare la frutta locale e riportare qualche
souvenir di ceramica.
Al tempo di Gesù Gerico era un piccolo villaggio attorno alla sorgente; qui va
ambientato l'episodio evangelico di Bartimeo.
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Marco 10,46-52
Mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di
Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire
che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù,
abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più
forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Allora Gesù si fermò e disse:
«Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!».
Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli
disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia
la vista!». E Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito
riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.
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Più a sud, proprio all’uscita del Kelt, Erode vi costruì
palazzi, ville, anfiteatro e ippodromo. Oggi vi stanno facendo scavi.
Vi è poi la Gerico più antica, vero capolinea della storia, che
risale dal 1600 a.C. fino a quasi il 9000 a.C. E’ oggi Tell es-Sultan, dove gli
scavi archeologici di Miss Kenyon vi hanno trovato almeno 17 insediamenti
successivi.
La torre centrale, fortificazione militare con al suo interno ancora scheletri
di soldati, risale al 7200 a.C.; ma le sue fondazioni risalgono al primo
neolitico (9/8 mila a.C.). E’ la ceramica, e in particolare le statuette di
culto, ad aiutare l’ulteriore decifrazione di culture e datazione. La
documentazione si interrompe verso il 1600 a.C. Questo suscita problema per il
periodo della conquista di Gerico da parte di Giosuè (c. 6): la Bibbia ne fa una
rievocazione in chiave di celebrazione liturgica; probabilmente le intemperie
hanno disperso i dati archeologici più recenti.
Domina la vallata il monte della “Quarantena”, col suo monastero a forma di
trenino appeso a metà parete (ricostruito nel 1895 da un precedente monastero
che risaliva a san Caritone: laura di Duka), a ricordo proprio delle tentazioni
di Gesù. Una fortezza del tempo dei Maccabei occupa la cima; ora anche
installazioni militari ebraiche. Una ovovia raggiunge il monastero.
Infine vi è la quarta Gerico, quella triste, e ormai cancellata, dei profughi
palestinesi che dal ’48 al ’67 qui abitavano in casette di fango e sassi;
fuggiti poi in Giordania all’arrivo d’Israele. Con l'autonomia, si rifanno i
villaggi.
Interessante visita turistica a 4 km a nord è al palazzo lasciato dagli
Ommayyadi con ancora splendidi mosaici d'epoca.
IL MAR MORTO
E’ per eccellenza il luogo della desolazione nella tradizione biblica, rinnovato
solo nei futuri tempi messianici quando un torrente dal tempio verrà ad
addolcire queste acque salatissime e senza vita (cf. Ez 47). Siamo a 396 m.
sotto il livello degli oceani; la fortissima evaporazione condensa i sali fino
al 25 per cento (gli altri mari al 5 per cento), rendendolo ricco di sodio,
magnesio, asfalto, facendo l’acqua densa e quasi oleosa, capace di tenere a
galla senza movimento! Nella sua parte sud, in estate, il sale si condensa a
formare isolette bianche sul tenue azzurro del mare, di uno spettacolo
eccezionale! Lungo 90 km. e largo 15 è chiuso nella parte orientale
dall’altipiano di Moab, con il Monte Nebo sopra Gerico, più in giù la fortezza
di Macheronte (dove fu ucciso Giovanni Battista) e le sorgenti di Calliroe, la
grande vallata dell’Arnon e alla fine le montagne rosse che salgono verso Petra.
Nella parte occidentale la prima visita è a Qumran, poi En Ghedi, poi Masada. Il
mare è chiuso dalla zona di Sodoma, legata ai ricordi di Lot (Gen 19), oggi sede
di grandi impianti per l’estrazione di sale e altri minerali. La depressione
prosegue poi con la valle dell’Araba, fino a Eilat sul mar Rosso.
Qumran
Era l’anno 1947. Un ragazzo beduino, in cerca di pecora perduta, scopre in
grotte delle giare contenenti rotoli e pergamene. Ne risulta un patrimonio
letterario eccezionale: testi della Bibbia, da quasi tutti i libri, in
particolare tutto Isaia; e scritti propri di una Comunità che qui sulla riva
occidentale del Mar Morto viveva in forma monastica.
Il monastero è lì, messo in luce dai recenti scavi: con torre, sale per
scrittura e lavori di ceramica e forno, con un ingegnoso sistema idrico per
bagni e abluzioni rituali, e molte cisterne. E’ soprattutto Giuseppe Flavio a
descriverci la vita che si viveva: fatta di preghiera, studio della Bibbia,
lavoro agricolo sui pianori sovrastanti, prendendo acqua a Ain Feshka, vita
organizzata gerarchicamente, con povertà e vita in comune, celibato e una
fortissima tensione escatologica in attesa del Messia. Si sentivano l’autentico
Israele, “i puri”, ESSENI, staccatisi da Gerusalemme all’epoca dell’eccessiva
ellenizzazione. Si va dal 150 a.C. fino al 70 d.C., quando i Romani
rastrellavano le ultime sacche di resistenza ebraica a seguito dell’operazione
Vespasiano-Tito. Questi monaci dapprima cercarono di salvare i loro scritti
nascondendoli nelle grotte circostanti; quindi con ogni probabilità scesero a
Masada per dar man forte alla resistenza zelota. Tra i loro scritti, una
“Regola”, e un testo apocalittico: “Guerra dei figli della luce contro i figli
delle tenebre”. Sembra che Giovanni Battista uscisse da questa scuola, e che
contatti col Cristianesimo primitivo (se non con Gesù) ci siano stati.
Questi scritti ritrovati rappresentano la più importante scoperta per il testo
biblico, riportandoci indietro di mille anni rispetto ai testi che fino ad
allora avevamo, risalenti al IX-X secolo d.C. In più si è notata la sostanziale
identità del testo, testimonianza dell’amore e della fedeltà nella trascrizione
della Bibbia.
Un filmato di dieci minuti ben presenta il sito. Per saperne di più, vedi il
libretto della collana LoB della Queriniana: Ernest-M. Laperrousaz, GLI ESSENI
secondo la loro testimonianza diretta.
LEGGERE LA BIBBIA
L'amore alla Bibbia di questi Esseni ci suggerisce l'impegno ad uno
studio serio della Bibbia, quale primo proposito del pellegrinaggio in Terra
Santa.
Perché leggere la Bibbia? Dio ha un progetto preciso in mente - dice san Paolo
-: chiamare tutti gli uomini alla intimità della sua vita quali figli ed eredi
di casa Trinità. E’ del resto aspirazione di sempre di ogni uomo: “Divenire come
Dio”. Gli uomini tutti cercano questo volto di Dio, “come a tentoni, nel buio”.
Ma ben poco arrivano a conoscere di Lui e del suo progetto. Dio stesso allora
viene incontro all’uomo, per farsi conoscere personalmente e invitarlo da amico
a casa propria. Sono i FATTI dei passi compiuti da Dio entro la storia, iniziati
con Abramo, con Israele e culminati col suo rendersi visibile in carne ed ossa
in Gesù di Nazaret. “Chi vede me vede il Padre”.
Ma Dio non scrive libri: insegna con i fatti e le persone. Ha voluto scegliere
un “segmento” d’umanità, un popolo qualunque, con il quale iniziare
esemplarmente quel lavoro di proposta di Sé, perché poi questo inizio si
dilatasse a tutti gli uomini. L’opera che Dio compie con Israele diviene
paradigmatica del suo agire con ogni uomo di sempre! Dapprima purifica e orienta
le aspirazioni degli uomini, li fa incontrare con graduali segni della sua
presenza e azione nella storia perché da qui scoprano il suo vero volto e il suo
pieno progetto. Questo progetto individuale sarà poi realizzato nella persona
stessa di Cristo, rivelazione incarnata al tempo stesso della intima natura di
Dio e del progetto grande che Dio ha sull’uomo. E la Chiesa che ne scaturirà
sarà l’inizio della nuova umanità sognata da Dio, segno e richiamo per tutti gli
uomini. Nella Bibbia, con passione, è messa in luce tutta la pedagogia, dolce e
robusta, con la quale Dio educa il suo popolo.
Da qui deriva la necessità di fare il cammino della Bibbia per arrivare al vero
volto di Dio. Per passare dal paganesimo alla fede nel vero Dio è necessario
rifare l’itinerario dell’Esodo, cioè dell’Antico Testamento, altrimenti non si
capirà niente di Cristo, cioè della rivelazione piena, oltre l’attesa stessa
dell’uomo. Insieme è necessario anche per chi già crede, tener viva la MEMORIA
dei fatti dell’amore di Dio per alimentare alle sorgenti oggettive la propria
sete di Dio!
Ecco allora alcune indicazioni tecniche per lo studio della Bibbia. Anzitutto un
buon testo. Tra le più recenti edizioni della Bibbia, ne segnalo due. La più
intelligente e di uso immediato è la SACRA BIBBIA, edizione LA CIVILTA’
CATTOLICA (a cura di P. Vanetti, dei Gesuiti di S. Fedele, Milano). Testo con
commento teologico è LA BIBBIA DI GERUSALEMME, ed. Dehoniane, Bologna.
Poi un minimo di introduzione generale. Testo facile e completo: Giovanni
Giavini, VERSO LA BIBBIA. Collana Le Vele. Ed. Ancora, Milano. Qui si trova
altra bibliografia utile.
Infine prendere un libro per anno e leggerlo con i suoi commenti. Qui indico due
collane semplici, complementari. GUIDE SPIRITUALI ALL'ANTICO TESTAMENTO, Città
Nuova. Libretti piccoli di color grigio come antologia e commenti molto
sostanziosi e accessibili. Invece come introduzione e commenti (senza testo),
fatti da specialisti, per ogni libro, vedi collana LoB, LEGGERE OGGI LA BIBBIA,
della Queriniana di Brescia. Vi si è aggiunta una serie di monografie su
particolari tematiche bibliche e storiche.
MASADA
Dopo Qumran ecco En Ghedi, con all’interno una ricchissima sorgente, ricordata
per le sue vigne (Ct 1,14) e i suoi palmeti (Sir 24,14), legata a ricordi della
prima avventura di Davide e Saul (1Sam 24,1-8). Oggi è un angolo suggestivo - un
parco protetto, ricco di vegetazione e fauna caratteristica.
E siamo a Masada. Proprio davanti alla penisola che dalla Giordania penetra nel
mare, e ormai congiunta con Israele per l’abbassamento del livello dell’acqua,
sorge questo sperone di roccia, una “fortezza” (Masada), alta 440 mt. sul Mar
Morto e 50 sopra il livello dei mari, a cui si accede oggi con una veloce
funivia.
Erode l’aveva fortificata con un chilometro e mezzo di mura larghe tre metri e
mezzo e alte 5 m., con 38 torri alte 22 m. e piena di casematte per la difesa.
Sarebbe stato l’ultimo suo rifugio in caso di ribellione ebraica e qualora fosse
stato “scaricato” dai Romani. L’attrezzò di grandi magazzini per viveri e
cisterne per l’acqua; vi costruì palazzi, terme, e una splendida villa a tre
piani pensili sullo strapiombo nord della fortezza. Piano superiore abitazione,
a metà una veranda con doppia fila di colonne e bagno circolare, sotto la sala
dei banchetti. Quel che colpisce è la tecnica delle terme: con acqua e vapori
caldi, poi tepidarium e frigidarium. Resti di pittura di tipo "pompeiano" ai
bagni dicono la raffinatezza degli artisti romani ingaggiati. Raccoglieva in
canali (dalla parte di Arad) tutta l'acqua piovana degli wadi, la metteva in
cisterne a metà costa, almeno 12, capaci di 4mila mc. e da lì attraverso la
Porta dell'acqua era portata sopra in altre cisterne. Nella parte centro
meridionale vi è il palazzo di rappresentanza, con ancora bellissimi mosaici
come pavimento nel bagno romano. Sulla punta sud piscine coperte, un colombarium
a torre rotonda per piccioni e una cittadella di difesa. Gli scavi proseguono:
recentemente s'è trovata un'anfora per il vino (annata 19 a.C.) con lo scritto:
"Erode, re di Giudea".
Questo stupendo luogo - stupendo per un panorama dall’alto davvero eccezionale
sul deserto asciutto - divenne al tempo della resistenza ebraica contro
l’invasione romana di Tito, l’ultimo baluardo di difesa di 960 zeloti. Inseguiti
e circondati dalla X Legione di Flavio Silva (circa 10 mila uomini), i cui
accampamenti si distinguono ancora bene dall’alto, resistettero per tre anni
(fino alla pasqua del 73): vi costruirono una sinagoga (la più antica rimastaci)
dove si trovarono nascosti testi della Bibbia (Lv, Dt, Ez, Salmi e anche parte
del Siracide), e uno scritto con calendario esseno (probabilmente questi si
erano rifugiati lì da Qumran), coniarono monete, vissero di raccolti seminati
lassù. Alla fine prevalse l’astuzia romana: fu costruita una collina artificiale
nella parte ovest fino a giungere all’altezza delle mura e sfondarle.
Quando vi giunsero sopra i Romani non trovarono che un cimitero di 960 zeloti
che si erano uccisi. “Abbiamo ricevuto da Dio - aveva esortato per l’ultima
volta Eleazar Ben Yair - la grazia di poter morire come uomini liberi, per non
divenire schiavi dei nostri nemici. Che le nostre donne muoiano senza subire
oltraggio; che i nostri figli muoiano senza conoscere la schiavitù: uccidiamoli
e poi uccidiamoci e la libertà sarà il nostro sudario”. Ancora oggi le reclute
dell’esercito d’Israele qui vengono a giurare fedeltà alla nazione: mai più
piede straniero sulla nostra patria!
Nel V e VI secolo colonie di monaci abitarono qui e vi costruirono una piccola
basilica, ancor oggi visibile: era la Laura di Marda con 13 celle attorno.
Beer Sheba
Alla fine del mare siamo ad En Bokek; dove si può fare il bagno in
quest'acqua dove da tutto il mondo vengono per la cura della pelle. Non si può
ripartire senza portare a casa sali e creme da questa località.
La strada poi risale verso Arad a mille metri, attraversando un deserto che
richiama tutto l’ambiente del Sinai, con rocce rosse, canaloni, acciottolato di
sassi sgretolati e .. dromedari in libertà.
Da Arad si estende un vasto altipiano, dove si scopre il ciclopico lavoro che
gli Ebrei stanno facendo per ricuperare a coltura buona parte del deserto del
Neghev. Qui anche si notano gli stadi diversi di sedentarizzazione dei beduini:
dalle tende, alle baracche di latta, alla periferia della grande città.
Beer Sheba è tra le città più anticamente abitate: già nel terzo millennio la
gente si era fatta una città sotteranea con cunicoli e piazzette per viverci al
riparo delle grandi bufere di vento che spolverano questo altipiano. Qui venne
anche Abramo per farvi alleanza con Abimelech e comperarvi un pozzo (Gen 21,25).
In questo deserto si ricordano pagine bibliche: Agar (Gen 21,14) e momenti della
vita di Isacco e Giacobbe: Gen 24-26.
Oggi è una grossa città industriale e commerciale, punto di raccordo tra il
paese e le industrie aeronavali e atomiche nascoste nel deserto del Neghev
Le ultime cose da vedere
Appena si può, sono ancora da visitare GIAFFA E CESAREA MARITTIMA. Sono due
cittadine collegate da un momento importantissimo della vita della Chiesa
nascente (At 9,36 -10,48): Pietro che rompe - per intervento diretto dello
Spirito santo - con la tradizione giudaica e svincola il Cristianesimo dalle
remore dell’Ebraismo, per lanciarlo con libertà verso il mondo pagano, pronto ad
assumere e incarnare nella nuova cultura greco romana gli elementi essenziali e
perenni della fede di Cristo. Un tema ricorrente nella storia della Chiesa, e
oggi, dopo il Concilio, vivissimo, per disoccidentalizzare la Chiesa romana e
“inculturarla” in ogni paese e civiltà!
L’episodio parte da Giaffa: Pietro in casa di Simone il cuoiaio riceve una
visione e un invito ad andare a Cesarea, in casa del centurione Cornelio, un
pagano, e battezzarlo!
CESAREA è una visita molto interessante da un punto di vista storico: è
l’antico porto ristrutturato da Erode e divenuta per suo merito una città che
sarà la capitale per tutto il periodo romano e bizantino; i governatori romani
vi abitavano volentieri (s'è trovata una lapide con scritto il nome di Pilato).
Paolo vi rimase prigioniero per due anni prima di essere trasferito a Roma per
il processo. Origene a metà del terzo secolo vi impiantò la prima Scuola
teologica, e di qui fu vescovo quell'Eusebio che fu il primo grande storico
della Chiesa. Un bel teatro, ruderi crociati ne fanno un angolo archeologico
vivo!
A GIAFFA si visita di solito la Chiesa di san Pietro, e si fanno le
ultime foto alla spiaggia di Tel Aviv.
Leggiamo questi ultimi episodi simpatici che ci danno l'idea della prima
espansione della Chiesa fuori Gerusalemme, nella pianura di Saron, a Lod (dove
c'è l'aeroporto), e a Giaffa.
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Atti 9,32-43
E avvenne che mentre Pietro andava a far visita a tutti, si recò anche dai
fedeli che dimoravano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni
giaceva su un lettuccio ed era paralitico. Pietro gli disse: “Enea, Gesù Cristo
ti guarisce; alzati e rifatti il letto”. E subito si alzò. Lo videro tutti gli
abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore.
A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità, nome che significa “Gazzella”, la
quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni
si ammalò e morì. La lavarono e la deposero in una stanza al piano superiore. E
poiché Lidda era vicina a Giaffa i discepoli, udito che Pietro si trovava là,
mandarono due uomini ad invitarlo: “Vieni subito da noi!”. E Pietro subito andò
con loro. Appena arrivato lo condussero al piano superiore e gli si fecero
incontro tutte le vedove in pianto che gli mostravano le tuniche e i mantelli
che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si
inginocchiò a pregare; poi rivolto alla salma disse: “Tabità, alzati!”. Ed essa
aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece
alzare, poi chiamò i credenti e le vedove, e la presentò loro viva. La cosa si
riseppe in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore. Pietro rimase a Giaffa
parecchi giorni, presso un certo Simone conciatore.
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Ma infiniti altri sono i posti da vedere in Israele. Si pensi al
Neghev, con le sue cittadine archeologiche di epoca bizantina; o al fascino del
deserto di Paran e di Sin, di biblica memoria, come ad es. l'oasi di KADESH
BARNEA, alle cui sorgenti Israele rimase quarant'anni tornando dall'Egitto.
Ed è appunto all'Esodo e al SINAI cui bisogna pensare per un secondo viaggio:
ripercorrere tutto il viaggio dal Cairo - via tunnel - costa occidentale della
penisola del Sinai, oasi di Feiran, monastero di santa CATERINA e la scalata
della Montagna di Mosè. Si tratta di seminare dentro l'itinerario dell'esodo
tutto il testo biblico, gli approfondimenti teologici e le celebrazioni. Poi si
passa in Giordania per la visita di Petra, per concludere al santo memoriale
della morte di Mosè al monte NEBO.
EMMAUS
Visita di congedo è a El Kubeibeh, Emmaus. Qui nel 1902 il Card.
Ferrari consacrò la chiesa, col primo pellegrinaggio italiano lasciandoci un
commovente resoconto.
Ricerche archeologiche hanno messo in luce la strada romana che scendeva a
Cesarea, con modeste case attorno; e resti di chiese bizantina e crociata.
Si giunge lì passando sotto il santuario di Nebi Samuil, una moschea oggi che
ricorda la grande figura del profeta Samuele. Qui veniva anche Salomone a
offrire sacrifici (cf. 1Re 3,4-10). Appena dopo il colle si scende nella vallata
di Eialon e Gabaon, luoghi che ricordano la prima conquista ebraica.
Più avanti, sulla cresta, si trova questo villaggio arabo: il convento
francescano racchiude la chiesa dei "due discepoli di Emmaus".
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Luca 24,13-35
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio
distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di
tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù
in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di
riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo
fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di
nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non
sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli
risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in
opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i
nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno
crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son
passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle
nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato
il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i
quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e
hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei
profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare
nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in
tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio
dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi
insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al
declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese
il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono
loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si
dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava
con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono
senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e
gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed
è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e
come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
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I fatti e gli avvenimenti della vita di Cristo non sono
percepiti fino in fondo se non quando sono letti sullo schermo più vasto della
Rivelazione. I discepoli sentono del fatto della Risurrezione di Gesù, ma non ne
colgono il senso, se non quando Gesù “spiegò loro in tutte le Scritture ciò che
si riferiva a Lui”. L’evento di Cristo è il cuore, il punto focale di tutta la
rivelazione della Bibbia
Allo stesso modo ogni gesto attuale di Dio nella nostra vita, dai Sacramenti,
alle ispirazioni, alle circostanze con cui Dio fa storia di salvezza in noi e
con noi, non sono riconoscibili e compresi se non sono illuminati dalla Sacra
Scrittura. Per questo la "liturgia della Parola” è parte importante di ogni
celebrazione; per questo la lettura costante della BIBBIA è condizione
essenziale per rispondere con docilità alla chiamata di Dio.
Infine anche il nostro Viaggio in Terra Santa: quel che s’è visto è come
"materia amorfa", se non è lievitata dalla Sacra Scrittura. Chi conosce, ha
letto e legge la Bibbia, qui trova ogni sasso parlante, ogni luogo rivelatore,
ogni angolo di questo suolo evocatore di gesti profondi e perenni di Dio nei
confronti del suo popolo, e quindi del suo popolo di sempre!
Leggere ogni giorno la Bibbia, con passione, ora deve essere il grande amore che
portiamo a casa da questa esperienza di TERRA SANTA.
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