UN "VANGELO"
PER IL TERZO MILLENNIO

Ciò che i cristiani credono e vivono
alle soglie del nuovo Millennio

 

Un grande storico contemporaneo dice che l'icona più tipica del Cristianesimo è un Dio che lava i piedi agli uomini; un Dio che s'è messo all'ultimo posto perché anche il più misero non abbia 'soggezione' di Dio.
Dietro l'immagine sta il fatto: di un Dio che in croce ha messo la pelle per noi, per convincerci che "se non ha risparmiato il proprio Figlio come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?" (Rm 8,32). Un Dio quindi più che affidabile.
Un Dio che venuto a condividere l'esperienza di noi uomini un giorno ebbe a dire: "Qualunque cosa avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatta a me" (Mt 25,40). Tanto stima ogni uomo che vi si identifica; e questo costituisce l'unico serio fondamento della dignità della persona umana. Non esiste religione più umanistica e solidaristica quanto il Cristianesimo.

Un giorno Gesù ebbe a lamentarsi con la Samaritana:"Se tu conoscessi il dono di Dio... saresti tu stessa a chiedere quest'acqua viva!" (Gv 4,10). Sì, capita proprio così: non amiamo Dio perché non lo conosciamo. Prova a fermarti un momento a prendere sul serio il problema religioso - da adulto, e domandati una volta tanto: ma chi è questo Dio? Serve? Che ci guadagno? E' proprio così decisivo per la vita?
Farai delle scoperte inattese. E capiterà a te come a Sant'Agostino, che esclamava: "Tardi ti ho incontrato, o Bellezza tanto antica e tanto nuova! Tardi ti ho conosciuto..!". Anche tu dirai: Se lo sapevo prima ...!!
Sapere prima, per esempio, che ..

1. L'ILLUSIONE

Incominciamo a sgombrare il terreno da pregiudizi e illusioni. Il difficile del problema religioso, cioè del rapporto con Dio e della fede, sta in due cause: l'illusione di crederci autosufficienti e l'ignoranza dei fatti e delle verità che ci precedono.

L'autosufficienza

Fino a ieri c'era l'euforia della ragione e della scienza: tutto si risolverà ormai con la tecnica e il progresso! Ma dopo i disastri del ventesimo secolo (ideologie e genocidi), oggi, alle soglie del ventunesimo, c'è disillusione di tutto, e rassegnazione al peggio; la stessa ingordigia di libertà individuale, che sembra essere l'unica religione del nostro tempo, è spia di paura, di un mondo che ormai ci sfugge dalle mani, con l'unica regola dell'arrangiarsi e del si salvi chi può!

Ma l'essere ormai senza speranza (.. anche teorizzato nel 'pensiero debole') non ci distoglie lo stesso dall'orgoglio di sentirci autosufficienti, unici costruttori di noi e del mondo, padroni e manipolatori della natura e della storia; piuttosto si accetta l'assurdo che ricercare e accettare una verità; piuttosto ci si aliena e distrugge in evasioni edonistiche che piegarsi a norme etiche e a riferimenti oggettivi che rivelano la nostra relatività e insufficienza.
Eppure alcune cose sono semplicemente vere. La morte e la malattia, nonostante tutti gli sforzi della medicina, dicono la nostra precarietà. Anche l'agitarsi ogni tanto della crosta terrestre grida la nostra fragilità, quasi una punta di spillo al pallone gonfiato della tecnologia. Lo scatenarsi sempre più orribile della violenza, anche gratuita, è spia vistosa di una libertà ferita, di una natura umana non sana, rovinata, nonostante si cerchi di arginarla con leggi, punizioni e mai ben efficace educazione.

Il cuore dell'uomo ha poi delle attese che gli sembrano purtroppo sempre frustrate: attese di amore, di comunione, di comprensione, di tolleranza, di giustizia, di solidarietà...! Sono bisogni o illusioni? L'amara esperienza dei propri stessi limiti morali (slealtà, infedeltà, disonestà, egoismi, animalità...) esige compassione, perdono, riabilitazione..., perché il rimorso ci spinge a risorgere! Ma poi... da chi potremo essere capiti e resi nuovi? Dagli altri, da noi stessi, da Dio? Quanti enigmi ancora nella vita! Sentiamo dentro un bisogno di totalità, infinità, eternità, bisogno di certezze e di assoluto; eppure ci ritroviamo sempre chiusi e delusi entro un frammento che decisamente ci soffoca! Che senso ha la vita, che destino, che struttura profonda, che .. predestinazione?

Ecco la parola giusta: predestinazione. E' inutile illuderci. C'è un certo determinismo che ci ha generati, che ci sospinge, che ci attende. Siamo già strutturati in un certo modo nel nascere, siamo condizionati nel vivere, siamo ben finalizzati ad un unico destino. E' illusione non crederlo. E' orgoglio non accettarlo. La nostra libertà c'è, ma è finita, è ben delimitata in spazi che non ne fanno un assoluto.
E' necessario sapere e accettare la verità che ci precede. E' semplicemente questione di onestà. La vita dell'uomo sta ad un bivio: o l'assurdo o il mistero.

Il mistero

Sì, chiamiamo mistero ciò che ci circonda e che determina la nostra vita. Lo vogliamo scrutare e possedere (.. e tutte le religioni vi mirano!). Ma con quali risultati? E se invece il mistero si svelasse? Se Dio prendesse un volto preciso?
E' capitato. E ci è stato rivelato moltissimo di quel quadro che ci precede e determina; ed è mistero che - conosciuto - ci incanta, perché è realtà e dono insospettabile addirittura ad ogni nostro più roseo sogno.
Il mistero di un Dio vicino, anzi che s'è fatto nostro consanguineo, col condividere la nostra vicenda umana, anche amara - e quindi la sa -, ma soprattutto per riscattarla e aprirla addirittura alla partecipazione piena della sua stessa condizione di Dio.
Un Dio che ha voluto e creato ogni uomo suo figlio proprio e quindi con una struttura che aspira alla totalità e all'assoluto, cioè in sostanza a divenire niente di meno che come Dio, suoi eredi, "simili a Lui". E questo spiega tutto il dramma di insoddisfazione e di alte aspirazioni che si giocano nella nostra vita. Ma dice anche l'unica verità di noi stessi e l'illusoria immagine di uomo che ognuno di noi si fa.
Un Dio che ha promesso - e garantito già in un uomo risorto, come primizia - una risurrezione della carne, e quindi uno scavalcamento della morte e del dolore. E tutto questo come dono, anzi - per il nostro cocciuto rifiuto - come perdono.
Si tratta di conoscere queste cose, e crederle come realtà poste e dichiarate da Dio. In alternativa - ed è la massima vergogna dell'uomo che si crede intelligente - si diventa boccaloni dei maghi o delle interessate manipolazioni televisive. O Dio, o gli idoli.

Guardiamo allora ai fatti.

- seconda parte -

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