Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


Quale libertà?

Tu sei geloso della tua libertà, della tua autonomia. In fondo non ti sta bene Dio perché temi che ti schiacci. O tu o Lui!
Il punto è proprio qui: l'orgoglio di far da sé, di non voler dipendere da nessuno, di non essere condizionato da niente, di sentirsi padrone di sé.. e magari degli altri.
Ebbene, questa è una illusione, un imbroglio spaventoso. La Bibbia dice che è la tentazione - cioè la menzogna - di satana.

Senti questa. Dicono che l'esperienza più forte della vita sia l'innamoramento. Uno è "fuori di sé", con totalità di interesse e di dono, quasi consacrato ad un assoluto. Io penso che l'innamoramento sia come "una goccia dell'amore di Dio" - e quindi della sua più vera identità - lasciata cadere per un momento sul cuore di un uomo e di una donna perché assaggino la bellezza e la dolcezza del "mestiere" di Dio, che è Amore.
Alle soglie della vita adulta è un assaggio che svela una nostra stessa vocazione o identità. Si dice che l'uomo è fatto per amare ed essere amato. Forse si può dire anche che in fondo al cuore di ogni uomo e di ogni donna c'è un bisogno insopprimibile di comunione, di uscire cioè da sé per appoggiarsi a qualcuno, nel quale trovare completamento, cui affidarsi nel segno di una totalità, quasi ricerca di un assoluto cui aggrappare una propria precarietà e insufficienza. E quanto più grande è questo valore ricercato, tanto più dà sicurezza e forza, o salvezza.

Allora significa che non è vero che l'uomo può fare da sé, può... liberarsi da tutto per essere autonomo e autosufficiente. Nessun uomo è un'isola. E' un imbroglio l'affanno per una LIBERTA' DA... ogni cosa, perché in fondo a questa strada si trova il nulla! Forse la libertà vera è ricerca di qualcosa e qualcuno che ci soddisfi, ci completi, ci sazi; è ricerca di un amore che ci unifichi e ci rassicuri. Appunto, una LIBERTA' PER... qualcosa!
Un giorno risuonò nel creato il primo canto d'amore di un uomo per la sua donna: "Questa sì è carne della mia carne e osso delle mie ossa" (Gen 2,23); Dio aveva infatti stabilito che "non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" (Gen 2,18). E' Dio che ha creato l'uomo e la donna diversi per amarsi, per integrarsi reciprocamente in un dono che faccia "dei due una carne sola" (Mt 19,6). Ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza, Lui, Dio, che non è un single, ma una unità libera e trasparente di Tre Persone che si vogliono così bene da formare una cosa sola (cfr. Gv 17,21).
La prima profonda riuscita del cuore umano allora - di questa sua profonda identità che è modellata su Dio "che è Amore" - è la realizzazione di un amore sponsale totale e generoso. L'icona biblica è quella di Dio che toglie una costola all'uomo e vi crea la donna; a dirci come all'uomo manchi qualcosa di sé quando gli manca la donna, e qualcosa di vicino al cuore - dice un detto rabbinico -, perché gli sia di pienezza e sazietà d'amore. "Dio non ha tratto la donna dalla testa dell'uomo, perché gli comandasse; né dai suoi piedi, perché fosse la sua schiava; ma dal suo fianco, perché fosse vicina al suo cuore" (Talmud).

Ma non è tutto. Anche l'amore più fortunato non sazia pienamente. L'amore è una cosa meravigliosa, ma non è un assoluto. L'amore ha le sue delusioni, i suoi distacchi; chi vi si appoggia come al tutto, sbaglia, perché è solo un gradino per aiutarsi a raggiungere insieme la soglia più alta, l'amore a Dio.
L'uomo insegue brandelli di verità, di giustizia, di felicità..., perché rincorre la verità, la giustizia, la felicità totale; del tutto, dell'infinito, dell'eterno infatti egli ha bisogno, cioè dell'Assoluto, di Dio.

Ora proprio questo è capitato che l'Assoluto - l'assoluto Bene/Persona - si sia proposto come partner in amore con l'uomo e lo chiami ad un rapporto libero d'amore personale - senza assorbimento e annullamento - con Se stesso, anzi con le Tre Persone divine. Tutta la Bibbia racconta questo esporsi di Dio sulla storia e nella vita dell'uomo per proporsi come sposo, amico, intimo di ognuno, fino al dono dello Spirito, modo sorprendente di dimorare di Dio in noi: "Noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Del resto questo è il sogno espresso da Gesù su ogni uomo: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola" (Gv 17,21).
A questo punto bisogna leggere i Mistici per sentir raccontare a quale intimità d'esperienza d'amore Dio conduca le persone che a Lui si abbandonano. Per questo oggi la consacrazione verginale è una profezia dell'assoluto che esprime in un modo concreto il destino di ogni uomo.

Ecco: quale libertà? La sfida del postmoderno nei confronti di Dio è proprio la libertà, intesa come individualismo, chiusura, soggettività esasperata ed escludente, e quindi capriccio. Ma è illusione. L'uomo è fatto per l'amore, e la libertà si realizza non quando rincorre il vuoto dei suoi variabili impulsi, ma quando sceglie e possiede (o è posseduto) dal Bene più grande.

Anche qui capita di trovare nella fede non solo l'esaudimento di un bisogno profondo del cuore, ma addirittura una eccedenza, un qualcosa di insospettato e immeritato. Nessuno sa vincere Dio in fantasia.. nell'amare!
E se vogliamo essere più precisi fino in fondo, la fede - cioè l'affidarsi a Dio pienamente - consiste nel credere che Dio vede e vuole il mio bene più di quello che io non veda a voglia di me!
L'affidamento che nasce dall'amore è la più grande esperienza di sicurezza e serenità. E con Dio, una sicurezza più che "razionale", perché non può né sbagliare né imbrogliare. Né stancarsi, perché è fedeltà e misericordia.
Ce n'è per .. provare a fidarsi di Dio! In un paese svizzero dei Grigioni ho trovato scritto su un muro di casa: "O Dio, mio Padre, non ti comprendo ma confido in Te!".

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