Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


Che peccato...!?

Peccato, morale sessuale.., basta! Sono cose da medioevo, dice il mondo pagano. Confessarsi davanti a un prete.., puro masochismo!
Eppure anche qui, ripulito dai pregiudizi, il problema della colpa trova l'unica risposta degna di un uomo. Anzi.. degna di Dio, cioè oltre ogni attesa.

Dico subito una cosa paradossale ma vera: finché si è giovani non si fan peccati! Dove peccato significa dispiacere a Dio, rispondere col no al suo amore. E ciò che Dio ha fatto per amarci e farsi amare, ... ci vuole una vita per comprenderlo! Molti non sanno quello che fanno.., e Gesù dalla croce li ha già perdonati (cfr. Lc 23,34).

Un'anima attenta, un cuore padrone di sé, però, s'accorge di sbagliare, sente disagio interiore, e, come una puntura pungente, la coscienza inquieta e grida la difformità dell'atto rispetto al bene.
E nasce il senso di colpa. E' l'esperienza d'una propria fragilità morale, d'una dignità e pulizia che non si riesce a tenere, .. in fondo è l'esperienza di una incapacità della libertà a realizzare il bene che vuole e a resistere al male che pure non vuole. E' già una pagina drammatica, autobiografica, di Paolo: "Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene ma non la capacità di attuarlo. Sono uno sventurato! Chi mi libererà..?" (Rm 7,15-25).

La concezione cristiana definisce la libertà come "ferita", già in se stessa proclive al male; è l'eredità del peccato di Adamo, che ognuno inesorabilmente ratifica con una propria scelta personale. Se a questo si aggiungono i condizionamenti delle "strutture di peccato" che l'uomo nella storia si costruisce, manovrate dal "principe di questo mondo" (Gv 12,31) che è satana.., si capisce come sia "normale" l'esperienza del limite anche morale che tutti conosciamo.

Il punto è qui - e quindi proprio qui si parla di peccato: che l'uomo non vuol riconoscere questa sua insufficienza, e si nega all'azione risanatrice e perdonante di Dio che in Cristo è venuto a ricreare nuova l'umanità ferita. Tutta la cultura dall'illuminismo in poi ha dato l'idea che l'uomo sia autonomo perché autosufficiente, e che non abbisogni affatto di una salvezza dall'alto. Che l'uomo - a parte gli errori voluti - cammini vittorioso verso un progresso e una autonoma sublimazione dell'umanità fino - un giorno - al superamento della morte stessa.
Sono teorie che riteniamo ormai superate e stupide oggi, di fronte al fallimento delle ideologie e alle paure che suscita la tecnica. Ma pure idee non ancora capaci di scalfire l'orgoglio dell'uomo che oggi - con quel che si chiama "il pensiero debole" - si riduce ad accettare l'assurdo e la rassegnazione, uccidendo così la ragione che cerca e il cuore che vuole sicurezza! Mi spezzo ma non mi piego, sembra dire! E' il vero peccato, il punto esatto in cui si realizza il rifiuto di Dio, illudendosi e fidando in una propria "giustizia" (laica, oggi si dice).

Il vero passo alla fede è credere e accettare quella nostra insufficienza come derivante dal rifiuto di Dio (dal peccato), e lasciarsi perdonare da Dio per riprendere con Lui una vita nuova. Perdono già ottenutoci da Cristo e disponibile sempre all'uomo pentito.
Il vertice infatti del mistero di Dio rivelatoci da Gesù è appunto la sua "compassione" e misericordia. La Bibbia parla delle "viscere" (rahamim) di Dio che si commuove, come una madre di fronte al proprio figlio (Is 49,15). Il cuore di Gesù che "ha compassione" della vedova di Naim (Lc 7,13), che si identifica col cuore del padre del figlio prodigo (Lc 15,20), che prende i panni del buon Samaritano che si china sulla nostra umanità ferita (Lc 10,33), ripresenta in risonanza umana il cuore compassionevole di Dio. "Si fa più festa in cielo per un peccatore pentito.." (Lc 15,7), è scritto. Sant'Ambrogio diverrà il cantore della misericordia di Dio quando scrive: "Non leggo nella Bibbia che Dio si sia riposato quando creò il cielo e la terra; o quando creò gli animali e gli uccelli; leggo che si è riposato quando ha creato l'uomo, perché finalmente aveva trovato uno cui potesse perdonare" (Exam.).

Il male "ineluttabile" per alcuni versi e il senso della colpa che ne deriva, possono avere due sbocchi: o la disperazione (ribellione) o l'abbandono nelle braccia di un Dio che è misericordia e perdono. Questa è la sfida della fede cristiana di fronte ad un problema che non è teorico ma che costituisce il bisogno più profondo del cuore: la serenità del sentirsi capiti e perdonati. Non per nulla si dilata il mondo degli stress e delle.. alienazioni; o si ricorre a maghi e all'occulto più irrazionale. Neanche la psicologia più terapeutica rasserena il cuore quando si scopre colpevole. E' necessario un perdono che ci rimetta nuovi, e da parte di uno che vede fino in fondo e solo dà garanzia di assoluto!
Per questo io, invecchiando, ricorro più spesso alla confessione davanti ad un prete, per sentire non un generico insicuro pentimento mio personale, ma una parola esplicita, autorizzata di uno cui è stato detto: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi..." (Gv 20,23). Per me il dono più prezioso, la vera pace interiore, è la limpidità e la serenità davanti a Dio. Mai l'occhio degli altri - e neanche sempre il proprio - è compassionevole e capace di capirci e perdonarci quanto il cuore di Dio che è Padre. Proprio un mio saggio confessore mi insegna che non più tre, ma quattro sono le virtù teologali: fede, speranza, carità e .. pentimento.

Grande dono anche il peccato se ha fatto scattare un amore più grande, un perdono, da parte di Dio! O felix culpa!

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