Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


Quale speranza?

Giunto al confine dei propri limiti, l'uomo si trova davanti ad un abisso di desiderio e di sogno che costituisce il vero tormento della sua esistenza. Dietro sta l'assurdo, davanti il mistero. Ed è un mistero che lo affascina.

Quanto scarto tra le nostre più grandi aspirazioni e i nostri limiti...! E quante illusioni! Pensavamo di essere felici nel possedere quella cosa, coltivare quell'amicizia, raggiungere quel posto.., ma poi tutto ci ha deluso. Dentro l'uomo c'è un vuoto che sente di dover essere riempito. E non c'è materia, non c'è possesso, non c'è fortuna o amore, non c'è realtà terrestre che lo possa saziare! Dentro ha un'anima spirituale che è "immortale"! Ha sete di infinito. Dentro l'uomo c'è qualcosa che grida un bisogno di pienezza che travalica l'esperienza dei suoi limiti. L'uomo è una struttura aperta che invoca nella frammentarietà l'unità, nel tempo l'eterno, nel piccolo il tutto e l'infinito. Ha voglia di vita, voglia di riuscita e felicità. E non gioia di un momento, ma perenne. Dietro ogni assaggio di bene vuole il bene sommo.
Il cuore dell'uomo ha delle attese che gli sembrano quasi impossibili, utopie. Ma, sono bisogni o illusioni? Esisterà poi un corrispondente a ciò cui aspiriamo? Sentiamo dentro un bisogno di totalità, infinità, eternità, bisogno di certezze e di assoluto; eppure ci ritroviamo sempre chiusi e delusi entro un frammento che decisamente ci soffoca! Che senso ha la vita, che destino, che struttura profonda, che .. predestinazione?

Ecco la parola giusta: predestinazione. E' inutile illuderci. C'è un certo determinismo che ci ha generati, che ci sospinge, che ci attende. Siamo già strutturati in un certo modo nel nascere, siamo condizionati nel vivere, siamo ben finalizzati ad un unico destino. E' illusione non crederlo. E' orgoglio non accettarlo. La nostra libertà c'è, ma è finita, è ben delimitata in spazi che non ne fanno un assoluto.
E' necessario sapere e accettare la verità che ci precede. E' semplicemente questione di onestà. Sì, chiamiamo mistero ciò che ci circonda e che determina la nostra vita. Lo vogliamo scrutare e possedere.

L'uomo ha sempre cercato soluzioni. Ha cercato nella cultura, con miti, letteratura, arte, poesia. Grandi valori umani certo, ma parziali. Ha cercato nella solidarietà. Nell'amore. Ma anche l'amore più fortunato non sazia fino in fondo.
L'uomo infine cerca ... nel Mistero, oltre se stesso. Asseconda il senso religioso e s'affida ad un richiamo che viene dal profondo dell'essere, dal creato, dall'anima.

E nasce la religione.
Induismo, Buddismo, Islam... le grandi religioni storiche raccolgono questo anelito, lo cristallizzano in forme sociali e l'incanalano verso una certa visione di Dio e dell'uomo.
Dalle opere si conosce l'autore. La ricchezza e l'ordine del creato svelano moltissimo di Dio. "Ciò che di Dio si può conoscere è manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a tutti. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalle creature del mondo attraverso le opere da lui compiute" (Rm 1,19-20). "Il Verbo illumina ogni uomo", dice il Concilio. I "semi del Verbo" sono ovunque, sono le tracce di Dio, che educano il "senso religioso", aprendo così l'uomo alla contemplazione e lo preparano ad una più piena rivelazione di Dio nella storia.
Va dato atto e stima a questo sforzo umano di ricerca, a queste grandi costruzioni unitarie di sistemi morali e religiosi atti a pacificare il cuore dell'uomo aprendolo alla speranza. Sul tema soprattutto dell'aldilà.

Ma con quali risultati? Queste grandi religioni sono del tutto insufficienti a condurci al vero Dio. Si fermano come al citofono di casa, ma non svelano la sua identità vera, personale. Occorre che Dio stesso apra la porta, e qualcuno dall'interno venga a dirci qualcosa di Sé.

E' stato scritto: il mondo sarà di chi gli darà la più grande speranza! La speranza è il caso serio della vita. E' la speranza a muovere l'uomo; e, dicono, è sempre l'ultima a morire.
La speranza è il presagio di un possesso. Ma spesso si rivela un miraggio, una illusione. E il cuore si ostina..., diventando, la speranza, alla fine, una bambina dagli occhi bendati. Cioè solo... la fortuna. E siamo all'irrazionalità subumana! Per questo, anche oggi, una religiosità che si frantuma in sette irrazionali e soggettive.. - in new-age -, non è risposta degna dell'uomo!
Il bisogno di verità è bisogno di certezza, non di ipotesi; è bisogno di chiarezza, non di immagini nebulose e confuse. La vera pacificazione del cuore sta anche in una risposta razionale. La speranza deve essere fondata sui fatti.

"A meno - diceva già Platone - che la divinità stessa non venga in soccorso della nostra ricerca"; e l'uomo, in questo suo navigare verso la verità, invece della sua incerta zattera trovi un mezzo più sicuro che lo porti al porto desiderato. Invece cioè di inoltrarci noi con ipotesi verso il mistero di Dio, Dio stesso non si sveli e apra la porta di Casa sua per dirci quale sia la sua vera identità e il progetto di uomo e di mondo che ha in testa.
Esattamente questo è il cristianesimo, che non è una religione, ma una fede; la risposta cioè e l'accoglienza di un fatto, di un evento; appunto quello di un Dio resosi presente e accessibile a svelare pienamente il mistero dell'uomo sullo sfondo del mistero di Dio.

Da questo punto di vista non si può più dire che ogni religione sia uguale; un conto sono le ipotesi umane, un conto sono i fatti. Una religione vale per la certezza che offre - razionale e documentata - che lì c'è il dito di Dio, e quindi che ci si può fidare con sicurezza.
Religione è ricerca di soluzione seria della vita, non emotività irrazionale e soggettiva.

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