|
Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio |
"Si fece carne"
Un giorno a Gesù morì un amico di famiglia; a Betania, con Marta, Maria e
Lazzaro Egli era di casa! Al cimitero "Gesù si commosse profondamente .. e
scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: Vedi come lo amava" (Gv
11,33-36).
Dai vangeli traspare la ricca umanità di Gesù. E' un uomo che ha percorso
tutto il cammino duro della crescita umana, con lo studio e il lavoro, per
capire se stesso e il suo posto nel mondo, nella fatica di una vita povera; per
trent'anni ha vissuto la vita quotidiana d'un villaggio sperduto!
E' un uomo di una finezza interiore eccezionale, capace di poesia davanti al
creato e di intuizione profonda del cuore dell'uomo. Pieno di fascino
("Beato il grembo che ti ha portato", Lc 11,27, gli disse una donna
incantata di lui!); sincero e grande nelle amicizie, attento alle persone malate
ed handicappate, capace anche di contestazione, e coraggioso polemista che si
scalda con gli avversari ("Sappiamo che tu sei uno che non guarda in faccia
a nessuno", Mt 22,16, gli riconoscono i farisei!).
Un uomo di una immersione sociale straordinaria, attento ai problemi del suo
tempo fino ad essere schiacciato dalla macchina del potere. Immerso nella folla
provando successo e abbandono, sequela e tradimento; e comunque iniziatore di un
movimento culturale e religioso non ancora oggi arrestato!
Nella sofferenza, nello scontro drammatico con la morte, fino a sentirne tutta
la ribellione, è apparso pienamente e profondamente uomo, affrontando il suo
destino con consapevolezza lucida, con coraggio e forza d'animo che ha
meravigliato tutti! Nessuno più di lui ha imparato "con forti grida e
lacrime" cosa sia l'obbedienza che è la vita (Eb 5,7-8)!
Scrive Sant'Ignazio di Antiochia: "Gesù Cristo, della stirpe di Davide,
figlio di Maria, realmente nacque, mangiò e bevve, realmente fu perseguitato
sotto Ponzio Pilato, realmente fu crocifisso e morì, realmente risuscitò dai
morti" (Trall. 9). E' la professione di fede nella concreta umanità di Gesù.
Il quale Gesù non è personaggio di una bella favola. E' l'uomo più studiato
della storia; di lui s'è detto e scritto più di ogni altro al mondo! Gli
ultimi duecento anni di ricerca critica hanno reso pacifici alcuni dati
accettati da tutti gli studiosi.
E si sa tutto: dove è nato, quando, da chi, l'ambiente, il paese, la cultura,
il mestiere, ecc... : "Era figlio del carpentiere" (Mt 13,55). Nato
nel 6 avanti l'éra volgare, sotto il regno di Erode, morì ammazzato il 7
aprile dell'anno 30 della nostra éra, a Gerusalemme, sotto il governo di Ponzio
Pilato. E poi lo hanno visto risorto.
Non c'è personaggio della storia antica che abbia biografi vicini e
contemporanei quali li ha avuti Gesù. Fonti non cristiane (Tacito, Svetonio,
Plinio il Giovane) vi fanno brevi cenni: non interessava loro un piccolo profeta
di provincia! Sono alla fine i Vangeli a darci la vera e sicura documentazione.
Tutto il vangelo - quello che di bello e di umiliante, di umano e di divino
riguarda Gesù - è stato scritto quando ancora esistevano testimoni oculari che
potevano controbattere. Certamente non abbiamo la registrazione dei suoi
discorsi, o il filmato dei suoi gesti, ma sicuramente il ricordo vivo di chi ha
vissuto in prima persona e ha compreso poi quel che allora gli era capitato.
"Ciò che noi abbiamo udito, ciò che abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò
che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il
Verbo della vita, noi lo annunciamo a voi" (1Gv 1,1-3). Nati nella Chiesa,
questi scritti sono stati ritenuti fin dall'antichità come
"canonici", cioè attendibili e normativi per la loro fedeltà al
"deposito", scelti tra moltissimi altri scritti - detti
"apocrifi" - che non davano affidamento di storicità e verità. Del
resto, leggendo bene i vangeli, ci accorgiamo di aver davanti più testimonianze
di fatti vissuti - con molti particolari anche personali - che non formulazioni
di verità o dottrine elaborate. Questi testimoni - uomini semplici - sono stati
pronti poi a pagare con la vita quello che dichiaravano.
Un uomo vero, Gesù, pienamente uomo come ognuno di noi. Chi gli ha vissuto a
fianco ha sperimentato tutta la carica umana straordinaria che possedeva. Ma al
tempo stesso ha constatato in lui dei segni incontestabili di una eccezionalità
che sbalordiva, che lo rivelava qualcosa di diverso.
La libertà dai condizionamenti familiari, sociali, religiosi dell'epoca;
l'autorità che attribuiva alle sue parole; la vittoriosa potenza che esercitava
sui demoni, sulle malattie, sulla morte; il perdono che, a titolo personale,
concedeva ai peccatori; la spontanea familiarità con cui si rivolgeva a Dio...:
tutti questi comportamenti conducevano a collocare Gesù in una relazione
eccezionale con Dio.
Ma le sorprese non finivano qui. Proprio quando lo si pensava così vicino a
Dio, lo si scopriva così lontano dal modo consueto di pensare Dio: Gesù
mangiava con i peccatori; viveva nella povertà e semplicità; parlava sempre più
frequentemente di un tragico destino di passione e di morte che lo attendeva.
Alcune pagine evangeliche esprimono emblematicamente questo sconcerto. Pensiamo
al racconto delle tentazioni, che concentra nella misteriosa figura di satana
gli orientamenti, i desideri, i pensieri della gente: se Gesù è veramente
vicino a Dio, deve fare miracoli, dimostrare di essere protetto da Dio in modo
prodigioso, conquistare un potere terreno...!
Se sono inauditi i comportamenti di Gesù che lo fanno sembrare Dio, sono ancor
più inauditi, poi, i comportamenti che non lo fanno sembrare Dio.
Ma allora, chi è veramente questo Gesù di Nazaret? Che sia davvero quel Dio
che pretende di essere?

|