Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


"In principio era il Verbo"

Il vangelo di Matteo si apre con una pagina drammatica: Giuseppe è sconcertato quando scopre la sua ragazza incinta, e non da lui! Maria ha un figlio - spiegherà poi l'angelo a tutti e due - generato per opera di Spirito santo. Gesù viene da questa vergine resa feconda da Colui "che dà la vita", così che è sì figlio di Maria, ma direttamente anche figlio proprio di Dio. "Colui che nascerà sarà chiamato Figlio di Dio" (Lc 1,35).

E' l'inizio di una esistenza umana che si rivelerà sempre più associata alla divinità, nell'agire, nel parlare, nella progressiva autocoscienza ("Io e il Padre siamo una cosa sola", Gv 10,30); scriverà di lui San Paolo: "In lui abita la pienezza della divinità in un modo fisico" (Col 2,9). Alla fine San Giovanni sintetizzerà la sua esperienza con Gesù col dichiarare: "Noi vedemmo la sua gloria, gloria come di Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14).

E' proprio Giovanni a scoprire una antica preesistenza di questo Gesù, risalendo al "principio" di tutto. "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,1.14). E' necessario entrare in Casa Trinità per capire quel che è successo, e soprattutto per cogliere chi sia realmente il Dio che si rivela in Gesù. E' Lui stesso a parlarcene: "Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27).

Da sempre il Padre ha un Figlio Unigenito, che è come un suo riflesso, riproduce in pieno tutte le ricchezze del Padre ("della stessa sostanza del Padre"), a Lui perfettamente somigliante, come del resto sognano di vedere i genitori dei propri figli.
Questo Figlio è anche in piena sintonia e intesa col Padre, in accordo libero e personale, che ne fanno una cosa sola. Rapporto d'amore, trasparenza assoluta senza veli, quasi una identità che fa scaturire la più grande felicità. Come avviene - per rievocare una analogia - nella fugace esperienza d'amore tra un uomo e una donna ("una carne sola"), attimi di profonda soddisfazione e gioia umana.
Questa relazione tra Padre e Figlio, questo dono reciproco di sé è talmente forte e concreto da essere una persona, lo Spirito santo, che è proprio il legame che unisce i Due, come - ma è solo immagine lontana - dall'amore di un uomo e di una donna sgorga una persona che esprime e incarna l'amore dei due.

Ecco i Tre, questa specie di famiglia di Tre persone che si vogliono così bene da essere una cosa sola. Un solo Dio in Tre Persone, l'Amante (il Padre), l'Amato (il Figlio) e il frutto dell'amore, il dono dell'amore (lo Spirito santo).

Ora succede che un giorno in Casa Trinità si sia presa una decisione sorprendente, quella cioè di avere, Dio, come figlio proprio, un uomo, e si sia creata l'umanità di Gesù unita sostanzialmente al Verbo, al Figlio Unigenito, che è divenuto così anche uomo. Costituisce il primo uomo progettato da Dio, il Figlio stesso di Dio che nel tempo assume la natura umana, un uomo che è il Figlio proprio di Dio. "Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui" (Col 1,1-17). "Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo".

Gesù di Nazaret rappresenta il primo Adamo, il primo uomo pensato e voluto da Dio, il PROTOTIPO di uomo - impasto sostanziale di umano e di divino - che si rende visibile nel tempo, perché a immagine di Lui poi sia formato ogni altro uomo, da Unigenito divenendo primogenito di ogni creatura.

San Paolo vede così la vicenda di Gesù: "Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Fil 2,5-7). La sua è stata poi una vicenda umana di totale adesione al Padre così da meritare di portare l'umanità a sedere alla destra di Dio. Potremmo dire: ha assunto l'umanità per contagiarla della sua totale sintonia col Padre, per farla vivere da "figlio di Dio", e guadagnarsi così - anche come uomo - un posto in Casa Trinità. "Apparso il forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato" (Fil 2,8-9).
Un giorno Gesù stesso riassumerà così tutta la sua vicenda: "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre" (Gv 16,28). Una parabola, quella di Gesù, partita dall'eternità, entrata nel tempo per assumere il tempo e la carne, per portarli all'eterno e al divino.

Proprio su questa vicenda di uomo - rivelatosi il prototipo e l'esemplare - si può leggere ora e capire pienamente la vicenda di ognuno di noi.
E' quanto vogliamo fare nel prossimo capitolo dedicato appunto alla antropologia letta sullo sfondo della cristologia.

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