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Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio |
Intervallo biblico
Prima di inoltrarci a esporre il progetto di Dio sull’uomo, facciamo una
sosta, per una ricarica. Può venire il sospetto di trovarci davanti a invenzioni
nostre o... di qualche teologo.
Due testi di San Paolo ci aiutano a radicare nella più primitiva convinzione
della Chiesa - e quindi nel genuino insegnamento di Gesù - quanto andremo
dicendo nei passi successivi. E’ sempre più sorprendente Dio di ogni nostra
fantasia o sogno umano. In questo sta la vera “credibilità” della fede
cattolica, più che in tante prove razionali. Chi conosce, capisce che si è in un
campo che non può essere frutto di invenzione umana.
19) COLOSSESI 1,15-20
Il problema dell’identità profonda e vera è la prima domanda d’ogni uomo serio:
chi sono io veramente? Qual è la mia verità e struttura? O se si vuole: qual è
la mia RADICE? Radice, o fondamento, mio e del mondo?
A questa preoccupazione risponde uno degli inni più antichi della Chiesa
primitiva che Paolo ci riporta nella lettera ai Colossesi. Inno di
ringraziamento a Dio perché avendoci “liberati dal potere delle tenebre e
trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, ci ha messi in grado di partecipare
alla sorte dei santi nella luce”, cioè di avere salvezza e riuscita nella vita.
Si tratta di capire bene il ruolo di Cristo nei confronti dell’uomo e del mondo,
per cogliere più in profondità la vera identità dell’uomo e la sua vicenda. La
radice dell’uomo – la vera antropologia – è in una precisa cristologia indicata
da Paolo.
Il testo si presenta nella forma di due strofe del tutto parallele e
complementari; nella prima parte si tratta del ruolo di Cristo nella creazione;
nella seconda del ruolo di Cristo nella redenzione.
Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per
mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla
terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e
Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.
Egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di
coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose.
Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui
riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
Nella creazione
“Egli è immagine del Dio invisibile”. Si parte dall’interno della Trinità: il
Figlio eterno di Dio, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre, è
“irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” (Eb 1,3), riflette
cioè il Padre, è del tutto rivolto a Lui in perfetta consonanza, immagine
somigliante perché del tutto in comunione piena d’amore; insomma un “Figlio
diletto”.
E quando questo Figlio “prende carne e viene ad abitare in mezzo a noi” (Gv
1,14) – del Verbo incarnato qui si parla, di Gesù di Nazaret – si rivela, come
uomo, una immagine del tutto somigliante al Padre, cioè “obbediente fino alla
morte di croce” (Fil 2,8), tanto che dirà: “Chi vede me vede il Padre” (Gv
14,9).
In questo senso è “generato prima di ogni creatura”, è cioè il primo Adamo, il
primo e ben riuscito uomo fatto “a immagine e somiglianza” (Gen 1,29) di Dio,
prototipo della serie di creature fatte poi tutte “a immagine del Figlio suo
perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29); egli ne è
l’esemplare primo, lo stampo su cui è creato, cioè sognato ogni uomo – perché
sia fedele come lui.
Il suo rapporto con ogni creatura si specifica in tre funzioni: come causa
esemplare (in lui); come causa efficiente (per mezzo di lui); come causa finale
(in vista di lui).
“In lui” significa che egli è il progetto sul quale ogni uomo è “predestinato”,
cioè strutturato; ogni uomo è appunto creato figlio proprio di Dio come lo è da
sempre l’Unigenito, divenuto ora primogenito.
“Per mezzo di lui”: a fianco e come mediatore del Padre sta Cristo, l’uomo-Dio,
a modellare ogni uomo come suo prolungamento, quale - dirà Paolo - membra del
suo Corpo - il Cristo totale - di cui egli è il Capo (“egli è il capo del
corpo”).
“In vista di lui”, perché cioè ogni creatura si costruisca, si modelli su di lui
- dato lo spazio di libertà e quindi di impegno a portare a compimento la “forma
cristica” con la quale siamo fatti, o rifinire l’abbozzo.
In sostanza, Cristo “è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui”, stanno
insieme, hanno senso, “si ricapitolano in lui”, se ne scopre la profonda
identità unitaria e razionale. Tutte le cose – anche quelle invisibili (o
occulte) di cui paventiamo il maleficio! E’ l’unico Signore.
Nella redenzione
Ma la vicenda umana ha una sua storia di libertà e di ribellione. L’uomo creato
a immagine somigliante di Dio - spiega bene San Bernardo – perde la somiglianza,
rifiuta di essere figlio di Dio. Cristo allora, il prototipo, si rende visibile
nella storia e mostra in una vicenda concreta di obbedienza tutta l’identità di
un Figlio davvero fedele – cioè somigliante – a Dio. Diviene così “il
principio”, cioè l’inizio di una umanità restaurata, non più destinata alla
morte (per colpa del peccato), ma riconciliata con Dio e quindi destinata alla
risurrezione e alla vita perenne (“il primogenito di coloro che risuscitano dai
morti”).
Questa umanità rinnovata è la Chiesa, di cui Cristo appunto è il capo; una
umanità riconquistata da Cristo, per cui nuovamente Egli a buon diritto “ottiene
il primato su tutte le cose”. E’ in lui che Dio ha posto “la pienezza”, cioè in
lui Dio s’è riversato pienamente (“In lui abita la pienezza della divinità in un
modo fisico”, Col 2,9); e questa pienezza viene ora riversata su tutta
l’umanità.
Il tutto, naturalmente, per mezzo di gesti storici precisi, la vicenda umana di
Gesù di Nazaret e la sua morte in croce. Non teorie quelle dette, ma fatti: è
sul “sangue della croce” che si fonda la riconciliazione dell’umanità con Dio e
con se stessa.
Cristo allora è radice e identità dell’uomo; suo riscatto e pienezza di vita
(umano-divina, cioè eterna). Solo qui si trova in sostanza quell’umanesimo
plenario (“pleroma”) che è poi l’unico in questo tipo di mondo creato da Dio
così.
20) ROMANI 8,28-30
San Paolo si sentiva molto stupito e fortunato di essere stato fatto
annunciatore del “mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora
manifestato ai suoi santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa
ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza
della gloria” (Ef 1,26-27). Si tratta di un progetto sull’uomo, su ogni uomo,
che Dio ha pensato da lontano e che attua - attraverso Cristo - in diverse fasi
lungo l’arco completo della nostra vita. Completo nel senso che va oltre il
nostro breve segmento sperimentabile di vita terrena, per cogliere quanto
precede la nostra nascita e quanto ci attende oltre la morte.
In una pagina, tra le più sintetiche, della Lettera ai Romani, San Paolo stesso
fissa questo disegno in cinque momenti, marcati da cinque verbi speciali. Ecco
il testo: “Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che
sono chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che da sempre ha conosciuto
li ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli
sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha
anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha
giustificati li ha anche glorificati” (Rm 8,28-30).
Analizziamo il testo. Anzitutto l’introduzione: Dio ha un disegno di bene, di
vita, di riuscita e felicità piena per ogni uomo: tutto concorre al loro bene,
cioè Dio fa di tutto “perché tutti gli uomini siano salvati e giungano alla
conoscenza della verità” (1Tim 2,4). Naturalmente il risultato dipende dalla
libertà d’ognuno, chiamato a corrispondervi: cioè ad amarlo. Dio può far di
tutto, ma se uno dice di no, anche la sua onnipotenza e il suo amore rimangono
inefficaci.
Su questo sfondo di una iniziativa di Dio così positiva e promettente, si svolge
in cinque punti l’esistenza dell’uomo, che nasce nella profondità del cuore di
Dio e termina nella eternità della comunione piena con Lui.
Conosciuti
Il tratto di vita che precede la nostra apparizione nel mondo sta nel cuore e
nella mente di Dio: è propriamente la fase di progettazione. Due verbi la
qualificano: conosciuti e predestinati.
Conosciuti significa che ogni uomo è voluto, amato, sognato come risultato di
una premura e di un progetto personalizzato. L’immagine primordiale biblica è
quella del vasaio, che non fa mai vasi in serie, ma ognuno è un capolavoro nuovo
e originale. Oggi diciamo che Dio ha chiamato ciascuno per nome. “Prima di
formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti
avevo consacrato” (Ger 1,5); “fin dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio
nome” (Is 49,1). Significa che abbiamo a disposizione - indipendentemente da
ogni nostro merito, per pura gratuità - una risorsa potente ed esplosiva, capace
dell’impossibile, quale è il cuore stesso di Dio.
E’ la prima certezza della nostra fede: “ci ha amati fin da prima della
creazione del mondo e ci ha scelti” (Ef 1,4). C’è quindi un motivo e un perché
del nostro apparire sulla terra, non siamo venuti al mondo per caso, nel caos
delle violenze umane, perché le precede e le domina un disegno preciso.
Dice la razionalità della nostra vicenda di uomini, che ci appare a volte tanto
irrazionale e deludente. “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù
Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in
Cristo” (Ef 1,3-10).
Predestinati
Questa è la verità primordiale e più profonda: che Dio nell’istante in cui pensa
all’uomo, lo pensa subito come suo figlio. “Vedete come ci ha voluto bene il
Padre? Egli ci ha chiamati ad essere suoi figli. E noi lo siamo davvero” (1Gv
3,1).
Ma figli non in qualche modo; siamo chiamati ad essere “figli nel Figlio”, cioè
figli propri. Un giorno Dio decise di allargare famiglia, e di avere un UOMO
come suo figlio proprio. Il suo Figlio unigenito assunse la natura umana,
divenne anche uomo. Fu il primo uomo progettato da Dio, un Dio che è anche uomo,
un uomo-Dio! E’ Gesù Cristo. “Egli è prima di tutte le cose” (Col 1,17).
Su quello ‘stampo’, come prolungamento di Lui, sono stati creati tutti gli
uomini: da Unigenito il Figlio proprio di Dio divenne “primogenito di molti
fratelli”. “Ci ha predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo,
perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). L’uomo è così
creato, ‘stampato’, strutturato, “predestinato” figlio proprio di Dio come il
Primogenito. Cioè uomo-Dio come lui. Quello che Gesù è per natura, noi lo
diventiamo per grazia, cioè per dono gratuito. “A quanti lo hanno accolto ha
dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Dio ci ha così fatti “a sua immagine e somiglianza”, cioè ci ha impresso
qualcosa di Sé, ha impastato l’uomo con qualcosa di divino. Qualcosa di divino
che non possiamo più rinnegare, perché è strutturato in noi.
Chiamati
Quando uno viene al mondo, Dio gli propone il suo Dono, gli fa conoscere la sua
proposta, lo chiama a realizzare quel progetto. E poiché si tratta di un
rapporto libero e d’amore, nasce qui una lunga storia d’amore tra Dio e ogni sua
creatura, che la pungola in forme infinite ad aprirglisi in piena libertà;
storia d’amore rappresentata come in sintesi paradigmatica nella singolare
avventura d’amore intercorsa tra Dio e il suo popolo nella Bibbia.
La prima chiamata è per Abramo, padre e modello della nostra fede, nel quale
sono benedette tutte le famiglie della terra. Prosegue questa scelta con
Israele, “il primogenito”, chiamato a stringere con Dio una alleanza sacra al
Sinai. E’ una vicenda difficile, d’amore e tradimenti, come, con icona
commovente, viene descritta dai Profeti a partire dal dramma personale di Osea.
Sarà a partire dalla esperienza dell’esilio che Israele capirà che la chiamata è
per ogni popolo, che l’eredità di Abramo dovrà passare a tutte le nazioni per la
sola fede in Cristo, come spiegherà bene San Paolo. Per questo Gesù invierà i
suoi apostoli “ad ammaestrare tutte le nazioni..... fino agli estremi confini
della terra” (Mt 28,20). E' missione propria della Chiesa ora giungere a tutti
gli uomini.
Ma è chiamata che stranamente riceve un rifiuto. Gesù ne parlò con amarezza,
svelando la meschinità delle nostre scuse, delle nostre pretese, anzi delle
nostre prepotenze, a partire dalla parabola del figlio prodigo, a quella degli
invitati al banchetto di nozze del figlio del re (cfr. Mt 22,1-14), a quella dei
vignaiuoli omicidi (cfr. Mt 21,33-44). L’uomo dice di no a Dio e tenta di
realizzare di sé un progetto alternativo.
Questo è il peccato di Adamo e nostro. Quell’essere stati fatti a immagine
somigliante a Dio, anzi a Cristo, finisce per diventare immagine sfocata, non
più somigliante, e l’uomo perde i tratti più specifici della sua identità,
divenendo uomo destinato alla morte e nemico di Dio.
Giustificati
Ecco allora l’ulteriore scelta di Dio: essendo l’uomo impossibilitato da sé solo
a dire di sì a Dio, a corrispondere al suo amore, e alla fine a chiedergli
perdono, Dio stesso decide Lui di divenire uomo, per essere il primo uomo capace
di dire di sì a Dio e aiutare tutti gli uomini a dire il loro sì, riconciliando
così tutta l’umanità al suo Creatore e Padre.
La vicenda umana di Gesù la si può riassumere in una duplice azione: mostrare
con tutto se stesso la bontà e la misericordia del Padre perché gli uomini ne
abbiano più fiducia e amore; e poi vivere tutta una vita come un sì pieno e
totale al Padre, fino all’atto supremo del sì della croce, per essere d’esempio
e in un certo modo per rappresentarci nell’atto di riconciliazione con Dio.
Dio ha come voluto caricare su di lui il peccato di tutti noi; per le sue piaghe
noi siamo stati guariti; il castigo che meritavamo noi è caduto su di lui: è
stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità (cfr. Is
53). Ha così espiato a nome nostro e per noi, riconciliandoci con Dio,
rendendoci giusti davanti a Lui. Ci ha giustificati col sangue della sua croce,
riaprendoci ad un nuovo e più intimo rapporto con Dio.
Toccherà ora a noi “lasciarci riconciliare con Dio” attraverso Gesù; imparare da
lui e dal vangelo una fiducia più grande in Dio e lasciarci toccare dai suoi
gesti di riconciliazione e perdono che sono i sacramenti. La vita cristiana, dal
battesimo in poi, è crescere in una progressiva connessione e identificazione
con Gesù - operata più dallo Spirito santo che da noi - per divenire sempre più
come lui figli sinceri e fedeli di Dio Padre.
Glorificati
“E se figli, siamo anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Cristo” (Rm 8,17).
Questo è il nostro grande destino, a tanto siamo chiamati, cioè a divenire
niente di meno che come Dio, “simili a Lui perché lo vedremo così come egli è”
(1Gv 3,2). Per questo Gesù ripeteva: “Nella casa del Padre mio ci sono molti
posti. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un
posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io” (Gv
14,2-3).
E vi saremo con la pienezza della nostra realtà di uomini, in anima e corpo, sul
modello di quello che è già avvenuto per Gesù, risuscitato col suo corpo, e per
Maria, assunta in cielo col suo corpo, a dire la pienezza di vita eterna che ci
attende oltre la morte. “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me,
anche se muore vivrà, e chiunque vive e crede in me non morrà in eterno” (Gv
11,25). Il sogno dell’uomo era l’immortalità; il dono di Dio è la risurrezione
della carne per una vita perenne “da dio”.

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