Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


“Diede lo Spirito”

Ma vi è un altro e ben più grande dono che viene dalla morte di Gesù. Anzi, più propriamente, è attraverso questo dono - “il suo Spirito” - che si realizza in noi la redenzione.
Dall’alto della croce - come scrive San Giovanni nel suo linguaggio ambiguo a duplice senso - alla sua morte Gesù “... emise lo spirito” (Gv 19,30), cioè spirò, morì; o anche “.. emise lo Spirito”, cioè diede lo Spirito. E la sera stessa di Pasqua, al suo primo apparire risorto tra i discepoli, “alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito santo” (Gv 20,22). E’ il “primo dono ai credenti” fattoci da Gesù, sgorgato “come fiume d’acqua viva” (Gv 4,14) dal suo costato squarciato in croce, da dove “uscì sangue e acqua” (Gv 19,34).

Siamo ad una svolta decisiva del disegno di Dio: alla missione del Figlio succede ora l’opera dello Spirito santo, “che è Signore e dà la vita”.
Capita così. Con la morte e risurrezione questo uomo Gesù viene a “sedere alla destra del Padre”, e per suo tramite l’umanità viene quindi a far parte della Trinità; un pezzo vero di umanità è unita alla divinità, al Figlio uomo-Dio. Ora proprio attraverso Lui - attraverso la sua umanità da una parte ormai congiunta con Dio e dall’altra con tutta la creazione - deborda e tracima sugli uomini quella ricchezza di vita che corre tra il Padre e il Figlio, il vincolo d’amore che li lega, che è lo Spirito santo. Dice San Pietro il giorno di Pentecoste: “Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire” (At 2,32-33).

Il compito dello Spirito è essenzialmente quello di raggiungere tutte le membra di Cristo, tutti gli uomini, per portare a destinazione personale l’opera compiuta da Cristo. E’ quel soffio o respiro di Cristo risorto che egli alita sugli uomini in una perenne Pentecoste (cfr. Gv 20,22).
Li connette tenacemente a Cristo e li configura a lui facendone quell’umanità nuova che può ben essere detta suo “corpo”, cioè la Chiesa. Sant’Ireneo dice che il Padre - principio di ogni progetto e iniziativa - agisce come con due braccia: il Verbo e lo Spirito. Ora è il tempo dello Spirito.
Gesù ne aveva parlato a lungo, presentando lo Spirito santo essenzialmente come colui che avrebbe preso il suo posto, ma non fisicamente visibile - legato cioè ad uno spazio/tempo -, bensì nel cuore di ognuno, come “paraclito”, colui che sta vicino, dentro, come assistente e difensore. “Non vi lascerò orfani. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore (=paraclito) perché rimanga sempre con voi” (Gv 14,16.18).
Il suo compito è di rappresentare Gesù, portarne a compimento l’opera, agire al posto e a nome di Gesù: “Prenderà infatti del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16,18).

Più precisamente l’opera dello Spirito è quella di rendere il cuore “capace di Dio”, perché capisca, gusti e accolga in sé l’opera di Gesù. Già Ezechiele aveva parlato di questa trasformazione del cuore: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei precetti” (Ez 36,26-27).

In due forme opera lo Spirito in mezzo all’umanità, o come in due distinti settori, che possiamo chiamare “il santo” e “il sacro”.

Lo Spirito è come rugiada feconda, che scende a dar vita al deserto di questa nuova umanità, giungendo in qualche modo al cuore di tutti gli uomini. Opera anzitutto nel mondo interiore di ogni creatura; da qui il vero e il bene che si può trovare ovunque, come riverbero dell’azione universale dello Spirito. "Lo Spirito c'è anche oggi e sta operando; arriva prima di noi, lavora più di noi e meglio di noi; a noi non tocca né seminarlo né svegliarlo, ma anzitutto riconoscerlo, accoglierlo, assecondarlo, fargli strada, andargli dietro. Egli sorride, danza, penetra, investe, avvolge, arriva anche là dove noi mai avremmo immaginato; lo Spirito sta giocando, nell'invisibilità e nella piccolezza, la sua partita vittoriosa" (Carlo Maria Martini).
Quando trova corrispondenza, fa crescere una speciale presenza del divino nel cuore dell’uomo che chiamiamo propriamente “di grazia”. Si tratta essenzialmente di una duplice operazione che possiamo sintetizzare come connessione con Cristo e conformazione a Lui. Egli è lo “Spirito che dà la vita” (Rm 8,2), rendendoci “figli nel Figlio” e costruendo in noi quella condizione filiale che ci renderà alla fine eredi di Casa Trinità.

Ma Gesù ha voluto che quest’acqua viva corresse dentro la storia fino a noi, fino alla fine del mondo, come in un canale sicuro per portare a tutti i frutti della redenzione, istituendo un nuovo tipo di presenza divina, che possiamo chiamare “sacrale”. E' la Chiesa, con la Parola di Dio, la Grazia dei Sacramenti e il Ministero Apostolico. Lo Spirito cioè costituisce come un luogo del “Sacro”, là dove, entro i segni sacramentali e liturgici, gli atti e i gesti di Cristo vengono resi presenti a costruire la Chiesa, l’umanità toccata e rinnovata da Cristo. Lì è come il “deposito”, un frammento divino intoccabile e non deteriorabile, efficace in se stesso - quasi un fortilizio indistruttibile e inataccabile dalle forze del male o dalle nostre incoerenze -, cui ognuno può attingere con sicurezza; è quello che noi chiamiamo “il Sacramento”, in particolare l’Eucaristia, segno voluto da Cristo che contiene e comunica tutto il mistero cristiano di salvezza.

Varrà la pena ora di conoscere queste strade praticate dallo Spirito per attualizzare la salvezza di Cristo, perché appunto in questo sta lo specifico del mistero cristiano che salva.

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