Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


La conformazione

Come la nostra natura umana ha una sua struttura, così essa possiede anche dei suoi meccanismi e ritmi di crescita, legati al cammino discorsivo della libertà che non sceglie mai cose definitive, ma compie - nel quadro di riferimento globale (quando ce l’ha) - piccoli passi, a volte in avanti, a volte indietro, ma comunque sempre capaci di “trasnaturare” la persona, cioè farla progredire verso una sua piena riuscita, o farla retrocedere verso una sua più pesante schiavitù, in particolare la schiavitù della materia.

L’azione dello Spirito si insinua e si affianca con pazienza a questo processo, spingendo la libertà umana verso il bene, facendola innamorare delle cose sempre più alte, risanando la fragilità della volontà e aiutandola con suoi speciali impulsi. San Paolo prega perché i suoi cristiani possano “essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante lo Spirito” (Ef 3,16). E’, lo Spirito, una guida interiore affidabile ed efficace; anche se purtroppo deve operare con un partner ... ribelle, pigro e molto resistente a stimoli impegnativi quale è ognuno di noi.

Già in Ezechiele - e il testo lo si usa al Battesimo - troviamo scritto: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò entro di voi uno Spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi” (Ez 36,25-27); e in Geremia: “Porrò la mia legge nel loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore” (Ger 31,33-34). Per questo San Paolo parlerà ormai di una nuova legge che il cristiano ha dentro di sé - come un buon maestro interiore - che è appunto “la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù” (Rm 8,2).

Lo stile dello Spirito - oltre la pazienza per vincere le nostre viscosità e pigrizie - è la gradualità con l’infiltrarsi a passi lenti nella complessa struttura del nostro agire morale. Dapprima il suo influsso è sulle singole azioni, illuminando la retta coscienza a scelte giuste: è ciò che chiamiamo ‘grazie attuali’ per le quali l’incredulo si prepara alla fede, il peccatore si dispone alla conversione, il giusto riesce a perseverare e crescere nella vita divina. Grazia preveniente, che non manca a nessun uomo dal cuore sincero.

Poi dagli atti si passa alle loro radici, là dove l’uomo vive le sue funzioni più tipiche di intelligenza, volontà e cuore; lì appunto lo Spirito interviene a risanare, a rafforzare e a sublimare queste capacità con quello che noi chiamiamo il dono della fede, della speranza e della carità. Si tratta di una progressiva divinizzazione, ‘ontologica’ alla fine ma che passa da una graduale divinizzazione ‘morale’, cioè operante sugli e attraverso i nostri atti liberi e personali.

Se questa nostra libertà collabora attraverso quel che noi chiamiamo vita ascetica, cioè col togliere gli ostacoli e col ricercare gli atteggiamenti delle Beatitudini, allora gradualmente si realizza quella ‘trasfigurazione’ di cui parla San Paolo: “Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2Cor 3,18).

In concreto significa essere coinvolti arcanamente negli atti vitali di conoscenza e di amore che intercorrono tra il Figlio e il Padre, gli stessi atti onde scaturisce eternamente la vita ineffabile della Trinità. In questo senso si arriva a parlare di inabitazione della Trinità in noi, divenuti realmente ‘creature nuove’, trasformate ma rispettate nella nostra identità di uomini e di interlocutori liberi e personali. E’ qui che si sviluppa la vita di preghiera e l’esperienza dei mistici. Del resto Gesù ne aveva parlato: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). Diventiamo tempio dello Spirito: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16); cioè “abitazione di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2,22).

Crescendo in tale conformità a Cristo - ricuperando cioè la ‘somiglianza’ alla ‘immagine’ - noi realizziamo sempre più l’unica nostra identità, e quindi una più profonda unità interiore e libertà. Assieme quindi avremo anche una facilità maggiore a produrre frutti di una qualità diversa di vita; quei frutti di cui parla San Paolo: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).
Con una tale presenza dentro - con dentro il motore ‘che dà la vita’, lo Spirito - non abbiamo da aspettarci se non che alla fine questa vita possa riaccendersi anche dopo la morte con la risurrezione della carne. Come era già avvenuto per Cristo, la morte abboccherà come pesce vorace per divorarci; ma in fondo all’amo troverà l’Autore della vita che è impossibile far morire; anzi sarà Lui a uccidere la morte. Scrive San Paolo: “Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, lui che ha risuscitato Cristo dai morti darà vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,11). Sarà il compimento, l’opera conclusiva della signoria dello Spirito ormai giunta anche a trasfigurare la materia e a renderla parte della divinità, partecipe di Casa Trinità.

Naturalmente dell’azione dello Spirito non c’è da dubitare: la grazia di Dio è sempre efficace. Tutto però dipende dalla collaborazione dell’uomo, da quella libertà che Dio rispetta e non vuol scavalcare. Il punto è la nostra docilità. E’ qui che si gioca il nostro destino, perché è pure scritto: “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene” (Rm 8,9).
Per fortuna - scrive San Paolo – “è Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo la sua benevolenza” (Fil 2,14); è ancora azione dello Spirito sollecitare e sostenere la nostra corrispondenza. In questo senso l’esistenza cristiana si struttura come vita che sviluppa le tre virtù teologali della fede, della speranza e della carità, pure queste dono dello Spirito. Delle quali ora vogliamo parlare in dettaglio.

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