Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


La carità

“L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).

E’ lo Spirito a farci sentire un Dio che ci ama, perché ci coinvolge nel giro di relazioni con la Trinità.
E’ lo Spirito che – Spirito del Figlio – dentro di noi risponde all’amore del Padre con l’amore e l’abbandono del Figlio, anzi con la confidenza del Figlio, nella preghiera in particolare.
Ed è lo Spirito, che è Amore, a dilatare il cuore dell’uomo perché divenga grande come quello di Dio ad amare ogni creatura, sull’esempio e con la forza del cuore di Cristo.
Il dono della CARITA’ è frutto privilegiato dello Spirito (Gal 5,22).

Bisogna risalire alla sorgente. Lo Spirito santo nella Trinità è l’Amore che scaturisce e unisce il Padre e il Figlio. Scrive sant'Agostino: “L’amore suppone uno che ama, ciò che è amato e l’amore stesso”. Il Padre è la fonte e il principio di tutto, è colui che ama; il Figlio è colui che è amato; lo Spirito santo è l’amore con cui si amano.

Con l’incarnazione prima e poi con la risurrezione l’umanità di Gesù è stata investita dallo Spirito santo ed è stata quindi come .. rapita dentro la divinità: un uomo ora fa parte di Casa Trinità in un modo sostanziale.

Lo Spirito che ci è dato nel battesimo ci innesta in Cristo, cioè nel Figlio, e, in un cammino di graduale identificazione, ci porta un giorno a divenire pienamente ‘figli nel Figlio’, anche noi eredi di Casa Trinità. Lungo questo cammino crescono in noi i vincoli con le Tre Persone divine, cresce una presenza, cresce una esperienza di Dio; appunto l’esperienza dell’amore che Dio ha per noi. “Meravigliosa condiscendenza del creatore verso la creatura: l’uomo viene a trovarsi, in qualche modo, preso dentro l’abbraccio e il bacio del Padre e del Figlio che è lo Spirito santo; unito a Dio con lo stesso amore che unisce tra loro il Padre e il Figlio. Gioire di un tal bene, farne la dolce esperienza, per quanto è possibile in questa misera e falsa vita, questo è conoscere la vera vita” (Guglielmo di St. Thierry).
Proprio a conclusione del capitolo sullo Spirito santo Paolo esce in quel grido entusiasta che dice tutta l’esperienza dell’amore di Dio: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono persuaso che .. niente potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,35-39).

E, quando uno si sente amato, ama! Dall’esperienza nasce la risposta all’amore di Dio. Ma anche questo non è un fatto puramente umano e psicologico; è ancora e sempre frutto dello Spirito – lo Spirito del Figlio – che dentro di noi grida: Abbà! “Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà! Padre!” (Rm 8,15). E’ lo Spirito stesso che dentro di noi innalza il dialogo confidente col Padre come dal cuore di figli – come dal cuore del Figlio di cui facciamo parte: “Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza: non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa cosa desidera lo Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio” (Rm 8,26-27).

Risposta nel dialogo – nella preghiera -, ma soprattutto risposta all’amore di Dio nella vita, nella obbedienza, nell’abbandono della prova. Paolo sogna di fare dei suoi cristiani “.. una lettera di Cristo, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani” (2Cor 3,3). La vita coerente del cristiano è la miglior lettera credenziale che possiamo offrire al mondo! Ma è lettera scritta dal dito di Dio che è lo Spirito santo. Scrive bene sant'Agostino: “Che cos’è la legge di Dio scritta da lui stesso nei cuori, se non la presenza stessa dello Spirito santo che è il dito di Dio e che con la sua presenza riversa nei nostri cuori la carità che è compimento della legge e il suo termine?”.

Ecco, la carità compimento della legge, cioè della più concreta risposta all’amore di Dio. E’ allora lo Spirito a dilatarci il cuore all’amore verso tutti a imitazione e prolungamento dell’amore di Cristo, il quale “ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2); si è offerto cioè a Dio, ma per noi. Dio è il destinatario, l’uomo il beneficiario. E’ appunto l’anima della carità cristiana: mettersi a servizio dell’uomo col cuore di Dio.

Da qui il comando di Gesù: “Se io ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri” (Gv 13,14). “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16). “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,13). E proprio l’amore fraterno ci definisce: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).

E’ la risposta d’amore più concreta che Gesù si aspetta da noi: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me” (Mt 25,40).

Un giorno Gesù disse: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse acceso!” (Lc 12,49). E’ il fuoco di Pentecoste, è il fuoco con cui siamo stati battezzati (“Vi battezzerà in Spirito santo e fuoco”, Lc 3,16), cioè lo Spirito santo che solo può produrre frutti di carità. San Paolo parlando dei doni speciali dello Spirito una volta disse: “Desiderate intensamente i carismi più grandi; ebbene, vi mostrerò io la via più sublime” (1Cor 12,31); e uscì in quell’inno sublime della carità che è l’icona più riuscita della esistenza cristiana rinnovata dallo Spirito: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine... Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1Cor 13).

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