Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


L’opera dello Spirito santo,
la Chiesa

L’uomo non è salvato da solo, ma – unito a Cristo come in un sol corpo – forma la Chiesa, il popolo, la famiglia di Dio. E lo Spirito è colui che fa la Chiesa, dal giorno di Pentecoste fino alle “nozze” finali della Sposa con l’Agnello. La Bibbia finisce col sospiro della “fidanzata” espresso in sintonia con lo Spirito: “Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni! – Sì, vengo presto! – Amen. Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,17.20).
La Chiesa è la locanda dove il buon Samaritano lascia le due monete, gestite dall’albergatore che – dice Sant'Ireneo – è lo Spirito santo. "Poiché dove c'è la Chiesa, lì c'è anche lo Spirito di Dio; e dove c'è lo Spirito di Dio, lì c'è la Chiesa e ogni grazia" (Idem). La Chiesa è il luogo del “sacro”, dove cioè sono lasciati gli strumenti della santificazione: i sacramenti e i carismi (o ministeri). “Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito” (1Cor 12,4).
Infine la Chiesa è l’inizio del Regno che si costruisce e il vessillo levato in mezzo alle nazioni; per annunciarne il compimento come realtà definitiva (e quindi misura della storia) e prepararne l’avvento col tentare una “civiltà dell’amore”.
Il Concilio parla della Chiesa come mistero, comunione e missione.


33) EUCARISTIA E CHIESA

Diciamo nella messa: “Ti preghiamo umilmente: per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito santo ci riunisca in un solo corpo” (Canone II).
Ma appena prima si è detto anche: “Padre, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore” (ibidem).
E’ opera dello Spirito attuare l’Eucaristica; e nell’Eucaristia costruire la Chiesa.

E’ stata una decisione esplicita di Gesù quella di voler inventare un segno che richiamasse, contenesse e comunicasse quasi in sintesi tutta la sua opera salvifica, istituendo l’Eucaristia. Quella sera nel Cenacolo disse: “Questo è il mio corpo che – domani in croce – sarà spezzato per voi”. Così del calice, segno del sangue sparso. Quel segno attualizza quell’atto; la morte in croce – entro ora il vestito dei segni – è resa presente perché ognuno ne possa partecipare il frutto – mangiandone. Scrive esplicitamente San Paolo: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?” (1Cor 10,16).

Il frutto è la vita: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51). Il frutto è la vita con e come Gesù: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Colui che mangia me vivrà per mezzo di me” (Gv 6, 56-57). Il frutto è la risurrezione e la vita eterna: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54).

San Giovanni usa l’immagine della vite e dei tralci per esprimere questa continuità e identità di vita che lega e scorre da Cristo ai suoi: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Si tratta in sostanza di una comunione vitale e “ontologica” che veniamo ad attingere col battesimo e ad alimentare con l’Eucaristia.

Questa vita – abbiamo già visto – è la vita del Figlio, posta in noi col dono dello “Spirito del Figlio”, che opera la giustificazione, la figliazione, la vittoria sulla carne, l’inabitazione della Trinità e infine la risurrezione della carne (cfr. schede nn. 22-23).

Ma lo Spirito non è soltanto il frutto dell’Eucaristia; prima ancora è colui che la rende possibile, efficace, contemporanea. Lo Spirito santo attualizza nell’oggi l’opera di Cristo; è quindi l’artefice della Liturgia. I Misteri di Cristo (i suoi atti essenziali e salvifici) – richiamati dai segni – sono resi presenti ad ogni celebrazione quando viene invocato lo Spirito (epiclesi).
Ma lo Spirito trasforma i doni offerti in vista di giungere a trasformare gli offerenti. Già l’antico Canone di Ippolito diceva: “Ti chiediamo di mandare il tuo santo Spirito sull’oblazione della santa Chiesa e, radunandoli insieme, di dare a tutti coloro che partecipano ai santi misteri di essere riempiti dello Spirito santo, a conferma della loro fede nella verità”. I doni del pane e del vino cioè, mediante l’effusione dello Spirito, divengono corpo e sangue di Cristo in vista dei credenti che ne divengono partecipi, perché, per opera del medesimo Spirito, formino un corpo solo.
In altre parole, si passa dal corpo sacramentale di Cristo al corpo ecclesiale mediante il divenire eucaristico; il Canone III è esplicito: “A noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito”.

E così dall’Eucaristia nasce la Chiesa. “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17).

La Chiesa è esattamente l’insieme di coloro che nutrendosi all’unico Cristo, ne divengono parte come membra di un unico corpo; nutrendosi della stessa vita di Cristo, ne divengono il “Christus totus”, cioè formano con lui una cosa sola – nel tempo come Chiesa -, nell’eternità come pienamente “figli nel Figlio”, parte di Casa Trinità.

E poiché ogni credente è nutrito da quel corpo spezzato e sangue sparso viene anzitutto trasformato in una offerta gradita a Dio. Dice il Canone IV: “A tutti coloro che mangeranno di quest’unico pane e berranno di quest’unico calice, concedi che, riuniti in un solo corpo dallo Spirito santo, diventino offerta viva in Cristo, a lode della tua gloria”; che è il fine proprio della messa e il contenuto primo dell’essere Chiesa. Scrive infatti San Paolo: “Vi esorto a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1).

Al tempo stesso la Chiesa cresce in carità (dono di sé come Cristo in croce) e in comunione con tutti, proprio come effetto immediato dell’Eucaristia; prolunga e segnala al mondo l’amore di Cristo per tutti gli uomini che è poi l’amore del Padre già espresso in Gesù. Come quindi Gesù è stato il sacramento del Padre, così oggi la Chiesa è il sacramento di Cristo, il luogo cioè e lo strumento visibile (ed.. efficace!) dove si semina nel tempo e nello spazio l’amore di Dio e di Cristo.

Potremmo riassumere col dire: sul Calvario l’amore di Dio s’è presentato storicamente; nell’Eucaristia sacramentalmente; nella Chiesa esistenzialmente come vita cristiana donata. Tre modi collegati, che fanno l’anima profonda della Chiesa che oggi noi definiamo come “mistero”.

Lo Spirito santo come fa l’Eucaristia (epiclesi), così attraverso quella costruisce la Chiesa. Ne diviene la forza unificante e propulsiva, come del resto vistosamente è apparso nel giorno di Pentecoste.
Oggi lo Spirito si incanala in un modo privilegiato fino a noi e opera proprio attraverso l’Eucaristia, i Sacramenti e ogni forma di Liturgia, che lui – lo Spirito – rende efficace per il tramite dei segni posti dalla Chiesa.

E’ importante l’aver sottolineato l’oggettività concreta con cui si veicola a noi la grazia dello Spirito santo, e quindi la radice “misterica” della Chiesa; rappresenta quel primo luogo oggettivo del “sacro” che Dio ha messo a disposizione di tutti, come riferimento e legame non contaminato (dalla disposizione del ministro) con l’azione di Cristo.
Tutto questo per salvare da ogni soggettivismo e sociologismo l’idea di Chiesa che noi cristiani professiamo.


34) LA CHIESA, SPOSA E MADRE

Ma che cosa è la Chiesa nel suo nocciolo, nella sua identità e fecondità perenne? La si scopre nel cogliere il particolare rapporto che essa ha con Cristo.

La Chiesa sposa

Il riferimento è al mistero dell’Incarnazione. Lì s’è attuato per la prima volta quello sposalizio tra divinità e umanità che è il progetto sognato da Dio; l’umanità di Gesù, congiunta sostanzialmente alla persona del Verbo, realizza il primo pezzo di Chiesa, un angolo d’umanità sposato alla divinità.

Ma Gesù vuol dilatarsi, è primogenito di molti fratelli; egli è come il capo che vuol vivificare di divinità le membra di quell’organismo grande che è tutta l’umanità. Questo è il senso e il contenuto del suo gesto redentivo: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga, ma santa e immacolata”. La unisce a Sé come sposa, per fare con lei “una carne sola”, “poiché siamo membra del suo corpo” (Ef 5,25-31).

Un autore medievale, l’abate Isacco della Stella, descrive bene gl’intimi legami tra Cristo e la Chiesa, i contenuti cioè di questo sposalizio: “L’Onnipotente avendo preso in sposa una debole e l’Eccelso una di bassa condizione, da schiava ne ha fatto una regina e colei che gli stava sotto i piedi la pose al suo fianco. Uscì infatti dal suo costato, donde la fidanzò a sé”. Cristo ha fatto dell’umanità che si fida di Lui la sua Sposa, la Chiesa, quasi nuova creazione, nuova Eva, tratta dal fianco del secondo Adamo nel momento della redenzione.
E prosegue: “E come tutte le cose del Padre sono del Figlio e quelle del Figlio sono del Padre, così lo Sposo ha dato tutte le cose sue alla Sposa, e lo Sposo ha condiviso tutto quello che era della Sposa, che pure rese una cosa sola con Se stesso e col Padre. Voglio, dice il Figlio al Padre pregando per la Sposa, che come Io e Tu siamo una cosa sola, così anch’essi siano una cosa sola con noi. Lo Sposo pertanto è una cosa sola con il Padre e uno con la Sposa”. L’amore è condivisione di tutto, è comunione del cuore e della vita: così avviene d’ogni matrimonio ben riuscito; così avviene in questo stupendo sposalizio tra Cristo e l’uomo credente. Ma la comunione di Cristo è col Padre, col quale forma una cosa sola. Allora anche la Sposa, la Chiesa, ogni cristiano, diviene una cosa sola col Padre e col Figlio!
E ancora: “Quello che ha trovato di estraneo nella Sposa l’ha tolto via, configgendolo alla croce, dove ha portato i peccati di lei sul legno e li ha eliminati per mezzo del legno. Quanto appartiene per natura alla Sposa ed è sua dotazione, lo ha assunto e se ne è rivestito. Invece ciò che gli appartiene in proprio ed è divino l’ha regalato alla Sposa. Egli annullò ciò che era del diavolo, assunse ciò che era dell’uomo, donò ciò che era di Dio”. L’opera di Cristo sulla sua Sposa è triplice: toglie il peccato, assume la natura umana risanandola, dona la vita divina.

Maria, primizia e immagine della Chiesa

Naturalmente il miglior sposalizio riuscito, dopo quello nella persona di Gesù, è quello attuatosi in Maria di Nazaret, capolavoro di Cristo e dello Spirito, perché hanno creato in lei un cuore capace di essere pienamente consenziente e disponibile; e lei ha risposto con totalità a questo speciale dono di grazia! Essa è quindi primizia e immagine della Chiesa, nel senso che in lei s’è attuata in modo totale ed esemplare tutta la stessa vicenda di salvezza che dovrà poi realizzarsi in ognuno di noi.

Maria ha poi partecipato in un modo privilegiato all’opera di redenzione di Cristo: madre fisica del Cristo come Capo, ha generato con Lui, nella fede fino ai piedi della croce, anche il Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa. Maria è quindi giustamente chiamata: madre della Chiesa. Dal giorno di Pentecoste è con la Chiesa e a fianco di Cristo genera, con la sua intercessione e la sua mediazione di grazia, nuovi figli di Dio. Anche in questo senso Maria è primizia e immagine della Chiesa, perché la Chiesa, come Maria, prosegue nella storia la funzione di generare figli di Dio. “Maria senza alcun peccato ha generato al corpo il Capo, la Chiesa nella remissione di tutti i peccati ha partorito al Capo il corpo” (Abate della Stella).
Come Maria appunto la Chiesa è vergine e madre.

La Chiesa madre

E proprio guardando a Maria - dove per primo è avvenuto quello sposalizio che è l’Incarnazione: “L’utero della Vergine fu la stanza nuziale, poiché è là che si sono uniti lo Sposo e la sposa, il Verbo e la carne” (Sant'Agostino, in IGv 1,2) - cogliamo meglio anche il metodo con cui si attua quello sposalizio, dove sia cioè la radice della fecondità della Chiesa, chiamata a generare nuovi figli di Dio nel mondo come ha iniziato a fare Maria con Gesù.

Ritorniamo al fatto dell’Incarnazione. Perché avvenga uno sposalizio è necessario l’incontro di due sì: quello del Verbo di Dio che si fa uomo e dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Allora io ho detto: Ecco, io vengo a fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,16-17); e quello di Maria che dice: “Ecco, io sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Il suo sì è come la punta di diamante dell’umanità che si apre a Dio, e la riassume tutta.

Il sì della fede allora è il primo elemento necessario per generare Dio nel mondo, per attuare e prolungare quello sposalizio iniziatosi con Gesù tra umanità e divinità. Maria è “beata perché ha creduto” e ha compiuto la sua peregrinazione di fede fino ai piedi della croce. Sant'Ambrogio dice che Maria ha generato Dio prima nel cuore con la sua fede che nel corpo con la carne. E Sant'Agostino dice addirittura che Maria fu più grande per essere stata discepola di Gesù, che non sua madre. Dirà Gesù: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21). E’ una grandezza allora più che accessibile anche da noi: la sua verginità, cioè il suo cuore indiviso per Dio, è quanto è richiesto alla Chiesa e a noi come condizione a che Dio possa fare le sue grandi cose!

Ed ecco che dall’incontro di due sì, da questo matrimonio, sgorga una fecondità ardita: Dio associa a Sé Maria per renderla partecipe della sua fecondità divina. “Lo Spirito santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque Santo e chiamato Figlio di Dio”. Da vergine sposa, Maria diviene madre, Madre di Dio (la “Theotocos”). “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4,4); e “Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, si fece uomo per la nostra salvezza”, “si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).

E’ lo Spirito santo a generare in Maria il Figlio di Dio, come è lo Spirito santo a fare della Chiesa la sposa feconda di Cristo per generare nuovi figli di Dio. Quell’essere “una carne sola” con Cristo, la rende partecipe di quello “Spirito vivificante” che è diventato Gesù risorto; è dal giorno di Pentecoste che vistosamente la Chiesa è piena di Spirito santo ed è da Lui guidata.

Naturalmente questo deve avvenire poi anche in ogni credente: è lo Spirito santo a renderci fecondi del divino per generare Dio nel nostro mondo di oggi. Fede allora e Spirito santo sono la fonte d’ogni fecondità spirituale nella Chiesa, l’anima di ogni apostolato, la forza e l’efficacia d’ogni testimonianza cristiana.

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