Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


La Chiesa, corpo di Cristo

“Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito” (1Cor 12,13).
L’immagine delle membra di un unico corpo richiama tre caratteristiche della Chiesa: l’uguaglianza in dignità di ogni membro, l’unità e la comunione che li lega, la diversità di funzioni in vista della utilità comune.

“Ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1,6). Il tema biblico del “sacerdozio comune” di ogni battezzato mette in luce la pari dignità che ogni membro ha nella Chiesa, fondata proprio sulla medesima e piena connessione con Cristo attraverso lo Spirito: “Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1Pt 2,9). Su tutti è effuso lo Spirito perché tutti partecipino delle prerogative di Cristo, sacerdote, re e profeta: “Io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno” (At 2,17). Non esistono più differenze o discriminazioni, “poiché tutti siete una cosa sola in Cristo Gesù” (Gal 3,28).

Dall’uguaglianza all’unità, proprio perché uniti a un solo “capo” e tutti “riconciliati per mezzo di lui” (Col 1,20). Scrive San Paolo: “Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4,4-6).

Unità che implica comunione organica, come appunto avviene di un corpo vivo, differenziato ma complementare nelle sue membra: “Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo” (1Cor 12,12). “Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra” (1Cor 12,27).

“A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo” (Ef 4,7). Ognuno ha un suo dono specifico da mettere in comune, e un suo ruolo proprio; Dio ha creato ogni uomo unico e irripetibile, perché ci si integri a vicenda con una reciproca responsabile comunicazione: “Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi” (Rm 12,6). Scrive Sant'Agostino: “Come un uomo vede con gli occhi, ode con gli orecchi, sente odori con le narici, parla con la lingua, opera con le mani, cammina coi piedi, a tutte le membra dà la vita, a ognuno il suo compito, così lo Spirito santo in alcuni santi compie miracoli, in altri annuncia la verità, in altri custodisce la verginità, in altri ancora promuove la castità coniugale; in alcuni santi questo, in altri quello; a ciascuno concede di realizzare l’opera propria, a tutti parimenti di vivere”.
Non c’è da avere invidia, ma ciascuno sappia accettare il dono di Dio suo proprio e viverlo con limpidità e generosità: “Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia” (Rm 12,7-8).

Tutti hanno bisogno l’uno dell’altro: “Non può l’occhio dire alla mano: Non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: Non ho bisogno di voi. Anzi proprio le membra del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto…, perché nel corpo non vi sia disunione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre” (1Cor 12,21-26).
Per questo la legge del cristiano è la carità, lo stile il servizio reciproco, “portando i pesi gli uni degli altri per adempiere così la legge di Cristo” (Gal 6,2). “Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio” (1Pt 4,10).

E’ volontà di Dio la diversità, è sua fantasia la diversificazione di doni e funzioni, in una strategia unitaria che coinvolge tutti in un disegno comune. E’ il grande tema dei carismi donati dallo Spirito alla sua Chiesa perché in essa servizi, ministeri e compiti diversi si compaginino in una organica unità per l’utilità di tutti: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le compie l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole” (1Cor 12,4-11).

Si distinguono nella Chiesa carismi ordinari (matrimonio, verginità, carità..) o straordinari (ad es. fondatori di ordini religiosi). Alcuni carismi sono istituzionalizzati con l’imposizione delle mani quali gli ordini sacri, o ministeri; altri sono riconosciuti o istituiti con rito liturgico (catechisti, lettori…). Infine ci sono i molteplici compiti di animazione evangelica del mondo.

Tutte queste molteplici forme di servizio si inquadrano nella Chiesa in tre “stati di vita”, quali modi stabili di conformarsi a Cristo: lo stato laicale, caratterizzato dall’impegno secolare; il ministero ordinato, caratterizzato dalla rappresentanza di Cristo pastore e guida della comunità; lo stato di speciale consacrazione, caratterizzato dalla profezia del mondo che verrà. Tre modi di vivere la vocazione di ognuno alla santità nelle perfezione della carità.

A partire dal Corpo Eucaristico nasce il Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa, come prolungamento visibile e operativo nel tempo, quasi una umanità congiunta alla umanità di Cristo per la quale sola si ha accesso al Padre. “La Chiesa – dice il Concilio – è in Cristo come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1,1). Si attua così la missione di salvezza che ha origine dal Padre: il Padre manda il Figlio, il Figlio manda lo Spirito, lo Spirito manda la Chiesa. Gesù è il sacramento del Padre; la Chiesa, animata dallo Spirito, è il sacramento di Cristo.

Nel suo dilatarsi mira a raggiungere tutti gli uomini pensati e voluti appunto come parte integrante di Cristo: la Chiesa è il “Christus totus”, cioè “il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose” (Ef 1,23).

Allora alla Chiesa tutto deve far riferimento; fuori di essa non c’è salvezza, nel senso che in qualche modo ogni uomo, essendo legato a Cristo che lo ha redento, è parte anche invisibile della Chiesa, e vi tende ad una sua partecipazione più completa. La Chiesa è l’ambito normale e pieno, la via maestra per giungere a Dio. “Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per madre”, diceva San Cipriano. Lì solo cresce e matura l’autentica vita divina che sfocerà nella partecipazione piena alla vita Trinitaria.

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