Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


Il ministero apostolico

“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito santo” (Gv 20,21-22). Era la sera stessa di Pasqua e la prima apparizione di Gesù risorto nel cenacolo. Sembra quindi il suo primo gesto più importante dopo la risurrezione: costituire mediante l’effusione dello Spirito degli inviati nel suo nome. Rappresenta una presenza “sacra” di Cristo lungo la storia come capo e pastore della sua comunità. E’ il tema del ministero apostolico come noi professiamo nel “Credo”: Credo la Chiesa “apostolica”, legata cioè a Cristo senza soluzione di continuità dagli apostoli ai loro successori fino a noi.

Gesù aveva iniziato il suo ministero di annuncio del Regno di Dio, “e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio” (Lc 5,1). E subito si preoccupa di raccogliere in un modo stabile attorno a Sé dei discepoli dai quali scegliere chi possa continuare la sua opera.

La scelta di Dio è quella di incarnarsi nella storia, fino alla umanità fisica di Cristo, e da Lui alla mediazione della Chiesa e dei suoi uomini: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16); “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi...” (Gv 20,22); “Chi ascolta voi, ascolta me” (Lc 10,16); “Andate, annunciate il vangelo, battezzate...” (Mt 28,19-20); “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). E a Pietro in particolare: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli” (Mt 16,19); “E tu conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32).

Questo ministero è in funzione di difesa della fedeltà al dono di Dio di verità e di grazia, e di coordinamento e guida perché l’unico Corpo di Cristo cresca ben compaginato. Il ministero ordinato ha tre gradi: episcopato, presbiterato, diaconato, direttamente attinenti alla gestione del “sacro”, cioè dei mezzi efficaci di salvezza lasciati da Gesù. Il ministero specifico del Papa è quello di “presiedere alla carità”, cioè alla comunione di tutti i cristiani, segno visibile di unità nella fede e nella comune testimonianza a Cristo.

Il primo servizio apostolico è quello della grazia. Con l’istituzione del sacerdozio Gesù ha conferito il potere sacramentale di realizzare l’Eucaristia e di offrire il perdono di Dio in un modo autentico e sicuro. I gesti posti a nome di Cristo sono efficaci per sé, al di là della indegnità del ministro, perché è appunto Cristo che battezza, che presiede come sacerdote unico la messa, che perdona nel sacramento della Riconciliazione, .. che santifica con gli altri sacramenti.

I sacramenti rappresentano ciò che di più specifico ha il Cristianesimo: qui è il luogo concreto, entro il vestito dei Riti, dove Cristo tocca ogni credente santificandolo, cioè rendendolo già realmente partecipe della vita divina come anticipo, caparra e pegno dell’eredità eterna. Si semina lungo le fasi della esistenza umana per imprimere un sigillo di consacrazione e di aiuto ad ogni passaggio decisivo: sono i sette sacramenti. Sono “segni” in quanto richiamano i gesti di Cristo; “efficaci” in quanto comunicano realmente quello che significano. Sono i gesti del Cristo, fratello, contemporaneo e sostegno del soldato che lotta, del malato che spera, del penitente che si rialza, dell’uomo e della donna che amano, del sacerdote che agisce in persona Christi per la salvezza dei fratelli.

La Chiesa, sposa di Cristo e madre dei credenti, in unione con lui determina e trasmette questa grazia. E proprio perché è gesto gratuito e sovrabbondante di Cristo, oltrepassa le strettezze del contenitore, debordando efficacemente e con generosità nel cuore del suscipiente che vi si è aperto con le dovute disposizioni. (Si dice in termine tecnico: ex opere operato).
Il frutto più o meno abbondante è legato naturalmente alla fede di chi riceve: i sacramenti sono sacramenta fidei, condizionati all’accoglienza. Gesù nel vangelo non ha fatto mai miracoli senza prima sollecitare la fede. Per questo ogni sacramento è legato alla parola di Dio, che ne è filtro sicuro di lettura e intelligenza. Sempre per il principio che Dio non entra in casa di nessuno se uno non vuole, se non ne è pienamente consapevole.

L’altro servizio del ministero apostolico è alla verità, cioè alla retta interpretazione della Sacra Scrittura che lo Spirito santo non solo ha prodotto ma ha anche consegnato alla sua Chiesa col carisma della infallibilità.

La Bibbia è nata dallo Spirito che “ha parlato per mezzo dei profeti”. “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio” (2Tm 3,16). Qui la Parola di Dio è offerta a tutti con la garanzia dell’autenticità. Certo la Rivelazione divina non è solo qui; del resto la “buona notizia” ha preceduto i vangeli. In questo spazio che chiamiamo ‘Santa Tradizione’ si colloca la funzione interpretativa autentica del Magistero, l’esperienza spirituale dei Santi e l’intelligenza dei Santi Padri e Dottori. Nella Bibbia la Rivelazione è cristallizzata in forma precisa e sicura, e lo stesso Spirito che l’ha ispirata aiuta il cuore sincero a comprenderla.

La Chiesa quindi si caratterizza per questo servizio del “sacro” dove la trasformazione del cuore avviene attraverso un aggancio sicuro e sovrabbondante - oggettivo - con l’azione di Cristo attraverso lo Spirito. Solo qui si trova “la pienezza dei mezzi salvifici”, come dichiara il Vaticano II (Unitatis redintegratio, 3). L’appartenenza ad essa si qualifica allora come accoglienza del ministero apostolico, uso dei sacramenti e riferimento alla Bibbia letta nella Chiesa. Chi coscientemente vi si rifiuta, si pone fuori della strada salvifica.

“Sacro” e “santo” che la libertà dell’uomo deve collegare fra loro: il sacramento infatti richiede e alimenta la fede.
“La fede senza le opere è morta” (Gc 2,26): un sacramento che muore in chiesa, un culto che non si traduce nella vita, è morto: “morte di Dio” e morte per l’uomo e per l’umanità.

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