Vieni al Padre - Un Vangelo per il terzo millennio


La missione

“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,15-16).

Si diceva che diversa è la condizione di chi usa la pienezza dei mezzi di salvezza portati da Cristo e di chi affronta la vita con le sue intuizioni; è come – diceva già Platone – attraversare il mare su una nave sicura invece che su una fragile zattera. E’ da qui che nasce l’impegno missionario della Chiesa.
E Lo Spirito, fin dall’inizio, spinge e accompagna questa operazione di testimonianza e di annuncio a tutte le genti. La Chiesa del resto è stata costituita come popolo sacerdotale perché appunto all’interno della umanità sia la primizia di lode a Dio e invito a che tutti gli uomini lo riconoscano e lo amino.
In fondo è quello di cui ogni uomo ha profondamente bisogno perché vive – forse e spesso inconsciamente – della nostalgia di Dio. Creato a immagine di Cristo è – lo dicevamo - come un abbozzo che deve essere rifinito, anzi oggi una immagine che abbisogna di restauro. Solo allora si sentirà riuscito, quando realizzerà quel progetto per cui è stato fatto. Per questo pertinente ed efficace è il grido del Papa: “Aprite le porte a Cristo, non abbiate paura; Cristo sa cosa c’è dentro l’uomo, lui solo lo sa!”. E proprio da lì è partita la “nuova evangelizzazione”.

“Guai a me se non predicassi il vangelo!” (1Cor 9,16), diceva San Paolo. La missione è di ogni battezzato, ciascuno per la sua parte.

La condizione prima per un impegno d’evangelizzazione è evidentemente la coscienza della singolarità e unicità del messaggio che si porta, la consapevolezza cioè dello SPECIFICO CRISTIANO. L’andare a ripetere ciò che altri già dicono, significa divenire .. sale scipito che non serve a nulla (cfr. Mt 5,13). Da qui la prima missione da compiere, quella in casa propria, dove si trovano troppe isole non ancora evangelizzate!

Un secondo ambito d’impegno missionario è la propria comunità in quello che chiamiamo corresponsabilità PASTORALE. Impiantare e far funzionare gli elementi essenziali che costituiscono una comunità ecclesiale (catechesi, celebrazioni, carità …) sono il minimo di presenza visibile in un territorio, dove tra l’altro destinatari sono tutti gli uomini e le donne, non il gruppetto di chi partecipa. In particolare da privilegiare è l’ambito educativo. Prevenire, diceva don Bosco. Non è logico aggiustare dopo ciò che prima non si è costruito bene. Più Chiesa proponente e meno Chiesa recuperante!

Poi, “fino agli estremi confini della terra” (At 1,8) è il mandato. E assieme agli uomini, sono i settori e le istituzioni da evangelizzare, a partire dal promuovere evidenze etiche comuni per giungere ad aprire culture e comportamenti al compimento proposto dal vangelo.

Anche su questo campo etico, e più largamente dei valori umani, i cristiani hanno un ruolo da giocare importante, nella promozione e nella collaborazione con tutti nel costruire una “città dell’uomo” rispettosa della persona umana, della vita in ogni suo momento, delle libertà civili e religiose, della famiglia, della giustizia, del giusto uso delle risorse economiche e del creato. E’ lo sforzo con tutti di creare “una civiltà dell’amore”.

Una duplice sfida oggi è proposta alla Chiesa: il dialogo con la cosiddetta modernità e quello con le religiosità non cristiane.

La modernità è in fondo l’esasperata soggettività che si fa criterio individuale di bene e di male, rifiutando ogni riferimento oggettivo. I risvolti sono quell’autosuffienza che deriva dalla illusoria potenza che dà la tecnologia, che porta all’indifferenza e all’ateismo pratico; l’individualismo che snobba ogni solidarietà e corresponsabilità; e – miseramente – la caduta nel “pensiero debole”, che si deteriora poi in pragmatismo, consumismo, edonismo. Mentalità e atteggiamenti che solo nel quadro completo della visione soprannaturale dell’uomo possono essere corretti e risolti; si tratta in sostanza del rapporto tra libertà e verità, e anche una certa idea di libertà ferita e non autosufficiente, bisognosa quindi di divenire una libertà “liberata”. Temi che implicano alla fine una scelta di campo, o di fede, dove l’uomo è di fronte a un solo dilemma, o l’assurdo o il mistero! Sono sfide complesse, cui vuol rispondere una evangelizzazione che oggi si propone come “progetto culturale d’ispirazione cristiana”.

L’altra sfida è il dialogo interreligioso che si impone sempre più nell’impatto con la crescente immigrazione, soprattutto islamica. E’ anche un fatto provvidenziale, perché il confronto spinge alla identità. Ma è necessario avere idee chiare per non cadere nel più generico irenismo, pur nel rispetto della libertà di coscienza; a partire dalla valorizzazione di quei “semi del Verbo” già presenti ovunque.

La Chiesa è il “vessillo innalzato tra le nazioni”, sul cui volto però deve riflettersi “la luce di Cristo, unica vera luce delle genti”; al tempo stesso è “sacramento d’unità” con Dio e degli uomini tra di loro (LG 1). Testimoniare con le parole la verità e gridare con la vita la carità sono le strade della missione; oggi e sempre resa più efficace dalla santità e dal martirio.

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